Vatti a fidare degli analisti

E meno male che era bene rifugio

Uno degli argomenti più discussi attualmente, a parte ovviamente le questioni legate alla crisi del debito di numerosi paesi europei, è quello dell'inatteso crollo del prezzo dell'oro, fenomeno in netta controtendenza rispetto a quelle che sono sempre state le previsioni di tutti gli analisti negli ultimi mesi. Nella sostanza chiunque, chiamato ad esprimere un opinione al riguardo, si è sempre mostrato certo al 100% sulla tenuta del valore, e non ci risulta che qualcuno abbia mai espresso dubbi al riguardo.

I cattivi maestri

Sappiamo però che nulla è mai casuale, soprattutto quando si parla di investimenti e quindi, di riflesso, di speculazione. L'esempio più chiarificatore è quello di Merrill Lynch, tra i primi ad invitare a puntare sul metallo giallo pronosticando un invitante 2.000 dollari l'oncia entro la metà dell'anno in corso, cioè proprio in questi giorni, ma poi sotto sotto, vai a vedere, autrice di una maxi vendita di quelle che tutto fanno tranne che far alzare i prezzi.

La maxi vendita

Sintetizziamo un po' la questione, giusto per schiarirci le idee su chi sono questi soggetti e quanto le loro analisi vanno sempre prese veramente con le pinze. All'inizio della prima settimana di giugno la quotazione dell'oro sul mercato ha subito la flessione più significativa dal 1983 ad oggi, toccando il fondo con un valore di 1.361,10 dollari l'oncia. Un tonfo terribile che aveva immediatamente dato adito a ipotesi di maxi vendita da parte di qualche importante player, ovviamente parliamo di una banca.
Ebbene, proprio oggi si viene a sapere che il soggetto autore della maxi svuotata del magazzino esiste sul serio. Parliamo di una cosa veramente di portata gigantesca, 400 tonnellate, un'enormità, per un controvalore di 20 miliardi di dollari, e si chiama Merrill Lynch! Roba da scannarlo. Immaginatevi cosa può pensare chi si è fidato delle analisi della banca americana e ha investito di conseguenza! Oggi si trova in profondo rosso anche e soprattutto grazie a colui di cui si è fidato.

Morgan Stanley

Passiamo ad un altro genio del settore, anche lui iper convinto di successi galattici che l'oro avrebbe regalato ai suoi investitori. Solo 12 mesi fa parlava di una quotazione nella seconda metà di quest'anno di ben 2.175 dollari l'oncia, argomentando di "quattro pilastri" imbattibili su cui il prezioso metallo non poteva non contare.
Riassumiamo questi famosi pilastri.

  • Crescita della domanda dei fondi comuni denominati in oro.
  • L'attività di vendita "controllata" delle riserve aurifere da parte delle banche centrali.
  • Gli acquisti in grande quantità da parte delle grandi economie in crescita (vedi soprattutto India e Brasile).
  • Un certo rallentamento nell'attività di estrazione dovuto a tutta una serie di fattori.

Il passo indietro

Abbiamo scherzato! Nella sostanza questo è il nuovo corso di Morgan Stanley. Ovviamente è partita la corsa alle scusanti, anche legittime, come per esempio la cessione in massa di titoli Etf e la palese attività speculativa degli istituti centrali, ma tant'è, i fatti dimostrano che le famose previsioni degli analisti delle banche d'affari, soprattutto se parliame degli istituti americani e inglesi, vanno veramente prese con le pinze.

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