Crolla il mercato immobiliare

Il motore nazionale si è inceppato

Le difficoltà del sistema bancario, in forte crisi di liquidità, stanno portando al risultato che in molti ovviamente si aspettavano: il cosiddetto "credit crunch", vale a dire la stretta creditizia, uno dei problemi più seri che un'economia avanzata e fortemente industrializzata come la nostra possa vivere. Ma il problema non riguarda certo solo le imprese. Quando chi di dovere comincia ad avere il braccino corto sono proprio le famiglie che ci rimettono, soprattutto nell'accesso al mutuo, avviando un circolo vizioso la cui vittima predestinata è il mercato immobiliare, proprio quello che da noi rappresenta un'importante fonte di reddito per tanti, visto che l'antica passione italica per l'abitazione di proprietà ha sempre fatto da traino a lavoro e occupazione.

I dati Istat

L'Istat ha infatti rilasciato dei dati sui prestiti per l'acquisto di un'abitazione che non ammettono repliche e che si vanno ad aggiungere ai dati sulle tante difficoltà in cui versano ormai un numero crescente di famiglie. I dati si riferiscono al secondo trimestre del 2011 e registrano, rispetto ai tre mesi precedenti, un vero e proprio crollo dell'erogazione, -8,1%, così come diminuiscono le transazioni immobiliari rispetto allo stesso periodo del 2010, cioè le compravendite, -3,2%.

Meglio in provincia

La flessione riguarda tutto il territorio, con l'eccezione della Sicilia e della Sardegna, dove invece c'è stato un curioso +23,3%, in forte controtendenza con il dato nazionale. Un altro dato significativo è che il calo è stato maggiore nelle aree metropolitane, cioè nelle grandi città, rispetto alle province.

La fuga di chi può

Se sommiamo questi dati con una notizia emersa pochi giorni fa sul fatto che in nostri connazionali che hanno risorse da spendere sono in assoluto tra i primi investitori del settore in Inghilterra, in particolare nell'area di Londra, e aggiungiamo le notizie che arrivano dal Governo riguardo non una ma varie stangate sulla casa, ci chiediamo se questo non otterrà un effetto controproducente, e cioè la fuga totale di coloro che possono investire in questo contesto, invece di spingerli a mettere risorse nel circuito nazionale.
Un problema molto serio su cui chi decide come vanno le cose non potrà non fare i conti e cercare soluzioni.

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