La solita caccia al tesoro
Ci risiamo. Non c'è Governo che non punti sul ritorno dei capitali italiani seppelliti all'estero, è il caso di dire, ma ogni volta che l'argomento è stato affrontato si è trasformato o nel classico topolino partorito dalla montagna o, molto più spesso, nel solito condono, scudo, chiamiamolo come vogliamo.
Questa volta, va detto, si precisa che il disegno di legge dedicato all'argomento, esclude qualunque forma di condono, ma si concentra su una collaborazione volontaria dei soggetti interessati, vale a dire coloro che detengono capitali al di fuori del territorio nazionale. Naturalmente non ci si può certo aspettare un impegno del tutto spontaneo da parte di chi ha, nella maggior parte dei casi, eluso il fisco. Infatti, stando alle notizie che arrivano, il discorso dovrebbe far leva sulla minaccia di nuovi strumenti a disposizione dell'Erario nazionale per individuare i soggetti interessati, e quindi convincerli che la soluzione migliore al problema è proprio quella di agire in prima persona prima che sia il Fisco ad individuarti.
Di che parliamo
La disciplina della collaborazione volontaria, la cosiddetta "voluntary disclosure", prevede che coloro che hanno omesso di dichiarare attività e beni posseduti all'estero, e naturalmente i conseguenti redditi, possano mettersi in regola fornendo tutte le informazioni necessarie sugli investimenti effettuati, partendo dai redditi necessari a realizzarli, o ad acquistare i beni di cui sopra. Insomma, dovranno non solo dichiarare le rendite possedute, ma anche quanto hanno investito e dove hanno trovato i soldi!
A questo punto il soggetto in difetto con il fisco sarà tenuto a pagare i redditi non dichiarati e le eventuali sanzioni dovute in un'unica soluzione. E che ci guadagna? Si chiederà qualcuno. Una riduzione, uno sconto, sulle multe spettanti ed anche sull'eventuale procedimento penale.
Non è un condono
Stando così le cose non si tratta certo di un condono Tremonti-style. In quel caso, ce ne sono stati 3, nel 2001, nel 2003 e nel 2009, veniva offerta all'evasore la possibilità di riportare in patria i capitali frutto di evasione fiscale semplicemente pagando una piccola multa, addirittura del solo 5% nel 2009, oltre alla garanzia dell'anonimato e dell'impossibilità di ulteriori futuri accertamenti sui capitali cosiddetti "scudati". Obbiettivamente uno scandalo.
Nella proposta attualmente in discussione in Parlamento è presente invece solo uno sconto sulla sanzione e un trattamento più morbido a livello penale, quanto evaso va comunque pagato.
Le ragioni del cambio di direzione
Ma quali sono le condizioni che stanno portando anche il nostro Parlamento a prendere una decisione del genere? Diciamo anche perchè in effetti la voluntary disclosure non è certo un'invenzione italiana, anzi, è una misura già ampiamente messa in atto in altri paesi, come gli Stati Uniti, la Germania, la Francia e il Regno Unito. Fondamentalmente le ragioni di questo passo in avanti, non più un condono, ma semplicemente uno sconto sulle sanzioni dovute, sono due. Vediamole.
- Le mutate condizioni economiche
Diciamo la verità. Fino a poco tempo fa i legislatori, non certo solo in Italia, non è che sembravano impazzire per il recupero dei capitali nazionali illecitamente esportati. E la ragione è molto semplice. I soggetti che evadono, spesso grandi cifre, sono in tanti casi soggetti importanti, come grandi aziende, multinazionali e anche istituti finanziari. Oggi questo lusso non è più sostenibile. Le problematiche di bilancio, le crisi del debito pubblico, la crescita latitante e il crollo dei consumi hanno convinto tanti Governi della necessità di intervenire sul problema, ormai veramente di ampissima portata.
- Gli accordi internazionali
Conseguenza diretta del cambio di direzioni dei Governi dei paesi più importanti al mondo, a partire dall'America di Obama, è proprio la realizzazione di accordi internazionali sullo scambio di informazioni, oltre che una fortissima pressione, come mai successo in precedenza, su paradisi fiscali veri e propri e paesi come Svizzera, Lussemburgo e la "nostra" San Marino, costretti ormai ad imporre alle proprie banche di dichiarare dati fino a poco tempo fa inviolabili sui loro correntisti stranieri. Sta rapidamente cadendo un tabù, quello del segreto bancario. Ovvio che tutto questo abbia messo il sale sulla coda, come si dice in queste situazioni, a milioni di evasori. Se fino a poco tempo fa segreto bancario, fiduciarie e società offshore garantivano un'ampia dose di sicurezza, oggi tutto si è fatto più difficile, e per tanti è diventato più conveniente accettare di riconoscere quanto fatto e pagare il dovuto, piuttosto che andare incontro a problemi con il Fisco e la legge del proprio paese, anche perchè altrove, non certo in Italia, le leggi, e le relative sanzioni, sono piuttosto dure.
Cosa si prevede in Italia
E veniamo alle decisioni al riguardo che sta prendendo il nostro Parlamento. Si tratta fondamentalmente di un inasprimento delle sanzioni penali, mediante l'estensione del reato di riciclaggio anche al caso di reinvestimento di risorse sottratte al fisco, vale a dire il cosiddetto autoriciclaggio. Allo stesso tempo, per rendere attraente l'auto-denuncia, di fatto si tratta di questo, si prevede, almeno per il momento, nei confronti del soggetto che spontaneamente ammette le proprie responsabilità, un forte sconto della sanzione pecuniaria, che dovrebbe ridursi ad un quarto del dovuto, e anche, e soprattutto, la possibilità che la pena carceraria venga convertita in una multa.