Imposta di bollo proporzionale. Cosa faranno le banche

La solita passione per le tasse

Una delle forme di investimento preferite dal piccolo risparmiatore è sicuramente quella dei conti deposito ma a breve le cose potrebbero cambiare. Il Decreto legge sulle semplificazioni fiscali, infatti, approvato il 24 febbraio, potrebbe rendere meno conveniente questa soluzione, in quanto prevede il pagamento di un bollo proporzionale, la cosiddetta mini-patrimoniale.
Nella sostanza va applicata, per tutto l'anno in corso, l'aliquota dello 0,1%, con un minimo stabilito di circa 34 euro e un tetto massimo di 1.200 euro. Inoltre dal prossimo anno si salirà allo 0,15% e non è previsto nessun tetto massimo.

Erano diventati più che convenienti

Fino a dicembre scorso i depositi vincolati hanno goduto di una sorta di esenzione sia dal pagamento del bollo di 34,20 euro, che invece era obbligatorio per i conti correnti, che dall'imposta proporzionale, in quanto non venivano considerati prodotti o strumenti finanziari.
Questa sorta di esenzione unita alla necessità delle banche di accumulare liquidità, cosa che le ha portare a fare ottime offerte, hanno generato un notevole incremento del settore, rendendolo uno dei preferiti degli italiani.

Si accolleranno l'onere aggiuntivo?

Adesso però le cose potrebbero cambiare. Le novità introdotte dal decreto fiscale potrebbero infatti portare in tanti a non accollarsi più l'onere, che fino alla fine dello scorso anno è stato di soli 1,81 euro, ma a rientrare del costo aggiuntivo limando un po' le offerte ai nuovi clienti. Sempre che vogliano continuare a pagare loro e non che lo scarichino invece sul cliente.
Occhio quindi, al momento dell'adesione, e sinceratevi sulle condizioni stabilite nel contratto.

Il prossimo anno le cose peggioreranno

Ovviamente chi ha aperto un conto deposito prima della fine dell'anno non ha nessuna certezza che questo ennesimo tributo aggiuntivo venga pagato dall'istituto presso cui ci si è rivolti. Saranno le diverse banche a stabilire le modalità con cui vogliono agire, ma è difficile che in un numero significativo abbiano intenzione di pagare di tasca propria, soprattutto quando l'imposta passerà allo 0,15%.

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