La sfiducia italica per la borsa
In un momento in cui la finanza globale è attraversata da tempeste di ogni tipo i risparmiatori vanno alla ricerca dei cosiddetti "prodotti rifugio", di quelle soluzioni che garantiscono una rendita accettabile ma con un basso fattore di rischio. Azioni e obbligazioni, esposti a pericoli di ogni genere, vengono guardati con diffidenza ed ecco che, sempre più, raccolgono la fiducia dei consumatori i Conti deposito.
Certo, non si può dire che con gli utili generati da questo tipo di investimento si possa diventare ricchi, ma per molti il gioco vale la candela, come dice un vecchio detto.
La formichina
Va considerato infatti che nella maggior parte dei casi chi si rivolge a questo tipo di prodotti finanziari quello che interessa maggiormente è salvaguardare il proprio capitale dall'inflazione, obiettivo che si può raggiungere facilmente, soprattutto di questi tempi. Poi, se si riesce a generare anche un piccolo surplus tanto di guadagnato. A questo si aggiunge poi anche un fattore culturale. Notoriamente l'italiano è la classica formichina che mette qualcosa da parte ogni giorno, naturalmente se può. Questo delle volte, all'estero soprattutto, genera nei nostri confronti anche un po' di ironia, ma diciamo la verità, se sopravviviamo da decenni ad un sistema paese assurdo, e se sostanzialmente siamo riusciti a passare indenni le varie crisi che invece altrove hanno generato disastri di ogni tipo, è proprio per questa tendenza al risparmio. Storica e culturale. Insomma, in questo caso possiamo dirlo, ride bene chi ride ultimo!
Platea più ampia ma con meno capitale
Gli ultimi dati al riguardo parlano di una vera e propria esplosione dei conti deposito soprattutto nel centro-sud, dopo aver registrato un generalizzato aumento nel nord della nostra penisola. A dimostrazione che questa soluzione coinvolge sempre più risparmiatori di varie fasce di reddito, diminuisce l'importo medio impegnato, che passa a 8.500 euro, come la durata del vincolo, che nel 75% dei casi si attesta su un tempo inferiore ai 12 mesi.
Insomma, protezione del proprio capitale si, ma possibilità di ritornare in possesso velocemente del proprio capitale. Del resto non si sa mai. Di questi tempi, con il potere di spesa ridotto all'osso, si può sempre aver bisogno di affrontare un imprevisto, un fatto improvviso che ci costringa ad una spesa, magari di poco conto, ma necessaria.
Chi sono gli investitori
Ovviamente, l'incertezza dei mercati e la paura generata di conseguenza, limitano la durata nel tempo di questi prodotti finanziari che, a fronte di una maggiore durata del vincolo, garantiscono però rendite maggiori.
Per quanto riguarda gli investitori, si tratta per lo più di soggetti con un contratto a tempo indeterminato, mentre il 18% sono lavoratori autonomi. Per questi soggetti il deposito medio risulta essere tra i 7.000 e gli 8.500 euro. Il 10% arriva invece da lavoratori a tempo determinato, con un deposito medio di 5.200 euro, mentre il 5% è da parte di pensionati con una media di 13.000 euro.
La diffidenza costa
Come vediamo si tratta veramente di piccoli risparmiatori. Del resto lasciare i soldi sul conto bancario non serve a niente, mentre un conto deposito da un lato da ampie garanzie, ricordiamo che il tutto è garantito da un fondo ad hoc, dall'altro, soprattutto se ci si guarda attorno, qualche piccola soddisfazione la può dare, a fronte di un rischio, soprattutto se la cifra impegnata è di poco conto, vicino allo zero.
Purtroppo però gli italiani tendono sempre a fidarsi di quello che conoscono ed in questo caso si rivolgono soprattutto alla propria banca. Un grave errore per due ragioni. La prima è che così facendo non approfittano delle offerte, alcune volte anche piuttosto vantaggiose, di chi vuole attirare clienti. La seconda è che in questo modo non spingono alla competizione, perdendo così di fatto una grande opportunità.