Il ritorno dopo anni bui
Qualche tempo fa abbiamo parlato del ritorno del risparmio gestito in Italia, dopo una serie di anni bui. Del resto i dati parlano chiaro, come testimoniato dal terzo trimestre dell'anno in corso, che ha visto la raccolta a quota 1,4 miliardi di euro con un trend positivo.
Certo, come abbiamo spiegato in numerosi articoli precedenti le trappole non mancano, nascoste soprattutto nei costi di gestione, che spesso "assorbono" totalmente gli utili generati, ma man mano che si va avanti aumentano anche le opportunità e la possibilità, senza nessuno sforzo, di fare un utile che almeno mette al riparo dalla perdita di capitale dovuta all'inflazione.
Perchè piacciono
Ma quali sono le ragioni di questo successo? Perchè gli italiani sono tornati a credere nel settore, costituito per lo più da fondi comuni di investimento. Mah, le ragioni sono diverse.
Danno fiducia
Senza dubbio il caos finanziario, soprattutto dal punto di vista del piccolo risparmiatore, che viviamo ormai da qualche tempo, ha contribuito e non poco. L'idea di affidarsi a mani esperte mette al riparo dai pensieri e da più garanzie di un impegno personale, consapevoli che comunque si paga un prezzo per questo.
Interessi periodici
Ha contribuito non poco anche il fatto che in gran parte replicano il funzionamento deii normali bond, a partire dagli interessi periodici, il periodo di collocamento, la data di inizio e di scadenza. Insomma, semplicità e chiarezza, che come sempre conquistano il consumatore finale.
Sicuri e flessibili
Nella sostanza parliamo di veri e propri fondi a cedola obbligazionari, ma dotati di una certa flessibilità. Alcuni sono specializzati in un unico contesto, altri rappresentano invece un mix di investimenti e questa tendenza all'estrema diversificazione li mette al riparo, agli occhi del risparmiatore, da cataclismi e tracolli.
Attenzione ai costi di gestione
Da una parte quindi tranquillizzano, dall'altra sono anche capaci di pagare un utile periodico, spesso semestrale. Magari piccolo, anche piccolissimo, ma c'è. E di questi tempi non è male. E' bene però precisare che al momento del rimborso le sorprese ci possono essere, quindi è meglio informarsi attentamente su tutte le caratteristiche, al momento del contratto, ma queste sono le regole classiche del gioco che tutti conosciamo.
Il Kiid e l'obiettivo di rendimento
Ricordiamo, o spieghiamolo a chi non ha mai avuto a che fare con questi prodotti finanziari, che chiunque proponga un investimento del genere deve per legge consegnare al cliente un documento chiamato Kiid. Questo acronimo sta per "Key investor information document" e deve riassumere, in modo chiaro e comprensibile, l'obiettivo di rendimento e soprattutto il profilo di rischio, che deve essere indicato con un numero che va da 1 a 7. Ovviamente, l'interesse pagato sarà direttamente proporzionale a questo numero, come è facile immaginare. Insomma, più è basso il numero, più cala l'interesse pagato. Capire esattamente a quanto rischio effettivo corrisponde il numero dichiarato nel Kiid non è facile, ancora di più per un risparmiatore non esperto, ma certo può darvi un'idea di quello a cui andate incontro, quindi può risultare utile ai più.