Jobs act approvato al Senato - Cosa cambia

E alla fine arrivò

E' di questi giorni l'approvazione al Senato del famoso Jobs act, la riforma del lavoro voluta da Renzi che sta creando massicce proteste in tutto il paese. In effetti, va detto, la legge non è ancora completa ma dovrà essere integrata da decreti del Governo su argomenti, tra l'altro, piuttosto spinosi, primo fra tutti i motivi, economici e disciplinari, che potranno spianare la strada ai licenziamenti.
Va detto che in effetti l'articolo 18, l'elemento della riforma che sta generando le critiche maggiori da parte dei sindacati e le numerose proteste di piazza a cui assistiamo quotidianamente, è stato già abbondantemente smontato dal Governo Monti, ma tant'è, l'argomento è spinoso, come è ovvio, e quindi le critiche esplodono.
Detto questo, diamo un'occhiata a quelle che sono le novità principali che il Jobs act porterà nel mondo del lavoro italiano e cerchiamo di capire se, come afferma il Presidente del Consiglio, si arriverà per questo alla creazione di nuove assunzioni, anche se, a detta di chi scrive, non c'è nessuna ragione di pensare che avvenga una cosa del genere.
Le nostre problematiche sono il frutto di numerosi elementi convergenti, primo fra tutti il crollo dei consumi. Non si capisce perchè una maggiore libertà di licenziamento e una diversa tipologia contrattuale dovrebbero intervenire positivamente sul dramma della disoccupazione. E va beh! Vediamo quali sono le novità a cui tutti ci dovremo abituare.

Neo assunti e Articolo 18

L'innovazione, per alcuni, più importante è l'introduzione di un contratto a tempo indeterminato definito "a tutele crescenti", sulla base quindi degli anni di assunzione. In caso di licenziamento la reintegra avviene solo nei casi discriminatori, quindi sesso, religione o quant'altro, e in alcuni casi disciplinari che però sono ancora da stabilire con una serie di decreti delegati, come abbiamo detto precedentemente.
Nel caso di motivazioni economiche, considerate ingiustificate, è previsto un indennizzo. Questo è uno dei punti più dirimenti e che sta creando le maggiori proteste. Ovviamente si tratta di una maggiore facilità di licenziamento, concentrata sui giovani, con la scusa delle esigenze aziendali, come possono essere un calo degli ordinativi o quant'altro.
Va detto a questo proposito che le aziende nazionali devono fare i conti con un mercato in cui competono aziende abituate a gestire i dipendenti sulla base degli ordini. Certo, la cosa è terribile. Il lavoratore viene considerato definitivamente una sorta di robottino che si accende e si spegne "alla bisogna", come si suol dire, ma tant'è. E' chiaro che se vogliamo che in Italia ci sia lavoro, e la disoccupazione tra i giovani è a livelli assurdi, non possiamo pensare di essere sulla Luna e va preso atto di una realtà contingente da cui non si può sfuggire.
Per quanto riguarda l'Articolo 18 resta valido per chi ha già un contratto a tempo indeterminato, ma viene, nella sostanza, soppresso per i nuovi assunti. Se quindi l'imprenditore licenzierà per motivi economici, anche ingiustificati, il lavoratore tecnicamente potrà appellarsi ad un giudice, ma con pochissime possibilità di reintegro. In pratica dovrà accontentarsi di un indennizzo che va ancora stabilito, tra l'altro, mentre nel caso dei motivi disciplinari la cosa sarà del tutto inappellabile.

Contratti

Conosciamo tutti la vera e propria jungla dei contratti nazionali. Con il jobs act si tende ad eliminare i vari co.co.co e co.co.pro e ad introdurre un unico contratto a tutele crescenti, come detto in precedenza. Anche da questo punto di vista la cosa va ancora pienamente realizzata, ma l'obiettivo è di andare oltre le varie forme di collaborazioni coordinate e continuative che, tra l'altro, hanno generato ogni tipo di abusi. Se andiamo a guardare come stanno oggi le cose la metà dei giovani è disoccupata, l'altra metà è sfruttata.

Demansionamento e controllo a distanza

Anche questo è argomento di feroci discussioni. Innanzitutto viene data la possibilità, in caso di ristrutturazione o conversione aziendale, di "demansionare" di fatto il lavoratore. Naturalmente ci sono dei limiti, ma di fatto la normativa lascia molte più libertà all'imprenditore rispetto al passato.
Altro capitolo è quello del controllo aziendale degli impianti e degli strumenti atti a svolgere una mansione. Ora sarà possibile per l'azienda mettere in atto iniziative, come quello del controllo a distanza, per stabilire se si faccia delle attrezzature un utilizzo congruo o meno.

Cassa integrazione

Anche in questo caso è presente una importante rivisitazione del discorso. Innanzitutto la cig non potrà essere applicata in caso di cessazione definitiva dell'attività aziendale. I limiti temporali saranno rivisti ed è prevista una maggiore partecipazione delle aziende che ne faranno uso. Ci sarà anche una riduzione delle aliquote di contribuzione, attualmente all'1,9% della retribuzione.

In definitiva

Insomma, se andiamo a guardare in dettaglio si ci sono delle novità, ma dal punto di vista pratico, nella sostanza nella vita di tutti i giorni, non è che poi cambi chissà che. L'articolo 18, dopo l'azione del Governo Monti di 2 anni fa, è stato ampiamente smontato ed oggi è più sulla carta che un problema per l'imprenditore che vuole licenziare. Possiamo dire che la battaglia è più sui principi che su argomenti reali. Bisogna dire però che i principi in questo caso sono, a parere di chi scrive, che non è un lavoratore dipendente, sacrosanti.
Ormai si procede sempre di più verso un sistema economico in cui la flessibilità è un valore essenziale, ma questo significa certificare il precariato come status necessario, ed anche considerare normale un abbassamento del valore della contribuzione. Perchè poi, in fin dei conti, questo è il precariato. Guadagnare meno.
Allo stesso tempo su vari argomenti, come la questione della selva di contratti atipici, che vanno senza dubbio superati, le cose non sono ancora chiarissime. C'è poi da aggiungere che mancano le risorse per gli ammortizzatori sociali che il Governo sbandiera come parte integrante del jobs act. E non è argomento da poco. Per non parlare della fandonia che questa riforma porterà alla creazione di nuovi posti di lavoro. Una vera e propria baggianata!
La verità è che tutti i nostri problemi sono il frutto di una classe dirigente che definire di scarsa qualità è un eufemismo per non usare un linguaggio volgare. Ma da questo punto di vista riforme proprio non se ne vedono.

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