Le solite cose di cui si parla
Quando si parla di energia, e ormai l'argomento è veramente sulla bocca di tutti, la prima cosa che viene in mente è il contesto del rinnovabile e tutto quello che gli gira attorno, a partire ovviamente dalla produzione e installazione di sistemi per la produzione appunto di energia pulita. A questo si accompagnano i soliti, ormai, discorsi sulla potenzialità del settore "green" di creare posti di lavoro, realtà assolutamente sotto gli occhi di tutti.
Ma l'argomento non è legato solo alla produzione del fabbisogno da fonti pulite e inesauribili. Sono tanti coloro che si dicono convinti, tra cui chi scrive, che la cosa più importante è sicuramente il risparmio dei consumi, che non significa rinunciare a qualcosa, ma sfruttare meglio quello che si produce, certo, anche facendo leva sulle nuove tecnologie, che aiutano di sicuro ad abbattere il fabbisogno.
Va da se che un professionista delegato a gestire con più intelligenza ed oculatezza i costi energetici non può che avere un futuro importante davanti a se, ancora di più in un paese come il nostro dove le imprese vivono una difficilissima situazione se parliamo di competitività.
Chi è e cosa fa
Allo stato attuale non parliamo di un ruolo già ben definito e con un compito preciso, come emerge da un recente studio dell'Osservatorio energy management in collaborazione con una nota rivista del settore. Lo studio mostra una dimensione professionale più tecnica che dirigenziale. Inoltre i dati mostrano una funzione per lo più relegata ad un ruolo che potremmo definire "ispettivo" nei confronti dei fornitori, parliamo ovviamente di elettricità e gas, ma ancora sottodimensionato, a differenza di quanto accade in altri paesi, dal punto di vista prettamente tecnico.
L'anomalia
Insomma, in Italia il soggetto in questione si occupa molto di contratti, soprattutto, più che del fatto tecnico di per sè. Nella sostanza nel nostro paese è una sorta di consulente interno sulle questioni specifiche ma con poco potere decisionale e molto schiacciato su contratti e offerte da parte dei fornitori. Nonostante ciò si tratta di un ruolo in grande crescita, come testimoniato dal fiorire di corsi specializzati.
Istituita per legge
Bisogna dire che questa figura professionale è stata istituita per legge in tutte le aziende che superino il consumo di 10.000 tonnellate di petrolio (nel senso di equivalenza con il fabbisogno) se si tratta del comparto industriale, mentre la soglia scende a 1.000 se parliamo del settore civile e dei trasporti.
Ce ne sarà sempre più bisogno
Essendo poche le aziende nazionali che superano questi consumi, sono ancora pochi gli energy manager operanti sul territorio, ma è sicuro il loro numero aumenterà e non solo perchè lo prevede la legge, ma perchè una professionalità di questo tipo diventerà sempre più importante e, se consideriamo le difficoltà sempre maggiori del mondo del lavoro, non possiamo che guardare, ancora una volta, con fiducia al settore proprio sul fronte occupazione.