Le banche compreranno meno BTp e presteranno meno soldi

Tiene la fiducia

E' un po' di tempo che non ci occupiamo dei nostri titoli di Stato e la ragione è in effetti molto semplice: nonostante le continue fibrillazioni della nostra politica, i litigi tra i partiti che compongono il Governo, le problematiche legate alla decadenza di Berlusconi e il cambio di Esecutivo, i nostri titoli del debito pubblico hanno fondamentalmente tenuto, e anche bene, se vogliamo.
Basti pensare che quest'anno abbiamo rifinanziato, fino ad oggi, circa 440 miliardi, sui 470 totali nel 2013, e senza tanti patemi. Se vogliamo una cosa un po' strana e illogica, per certi versi, visto lo stato difficile della nostra economia e il caos politico, caos politico a cui, bisogna dirlo, forse un po' tutti si sono abituati, per cui non fa nemmeno notizia.

Il rovescio della medaglia

Le ragioni di quella che possiamo chiamare una vera e propria "resistenza" della fiducia sui mercati verso il nostro paese è dovuta a tanti fattori diversi, che non staremo quì ad elencare, ma uno dei principali fattori si chiama acquisto interno, insomma le nostre banche.
I nostri principali istituti di credito sono infatti tra i più importanti acquirenti del nostro debito e questo, se da un lato rappresenta un fattore positivo in quanto la componente "interna" garantisce lo Stato più di quanto avviene con la quota in mani straniere, dall'altra espone gli stessi e li lega alle sorti del paese, soprattutto in quanto a fiducia dei mercati, più di quanto dovrebbe essere.

I dati degli ultimi due anni

Se andiamo a guardare i dati ci accorgeremo come è proprio negli ultimi due anni, in pratica, che è esploso il "ruolo", chiamiamolo così, di acquirenti degli istituti nazionali.
In effetti fino al 2011 risultavano titolari di circa 200 miliardi di titoli del nostro debito, alla fine del mese di agosto di quest'anno la cifra è praticamente raddoppiata e si è assestata sui 400 miliardi, parliamo soprattutto di BoT e BTp. Facendo quattro conti, come vediamo, quasi 1/4 dell'intero indebitamento nazionale appartiene a loro.

I soldi dalla BCE

Ma da dove hanno preso i soldi per rimpinguarsi così tanto di BoT e BTp? In effetti la risposta è molto semplice: dalla BCE!
Se si va a guardare, infatti, proprio nel periodo a cavallo del biennio 2011/2012 la BCE ha prestato alle nostre banche circa 255 miliardi di euro con un mini-interesse dell'1%.
In cambio i nostri eroi hanno finanziato lo Stato, con un interesse ben superiore, calmando quindi le tensioni che, ce lo ricordiamo tutti, erano esplose a fine 2011 con il crak del Governo Berlusconi e le farneticazioni sui ristoranti pieni mentre il paese si stava chiaramente avvitando su se stesso.

E adesso che succede?

Va beh, potrebbe pensare qualcuno, quindi le nostre banche ci finanziano, in buona parte, e siamo tutti tranquilli. Ma le cose non stanno proprio così.
Il problema, di cui si parla poco o niente nel dibattito nazionale, è che alla fine del prossimo anno le suddette dovranno saldare il credito ricevuto dalla BCE, in pratica dovranno restituire circa 230 miliardi in quanto il 10% di quanto ricevuto è già stato rimborsato. E quindi?

Ci attende un 2014 difficile

Lo scenario non è dei migliori, se andiamo a guardare bene. Il rischio è che gli istituti di credito da un lato avranno un braccino ancora più corto nei confronti del finanziamento ai privati, aggravando una situazione già a dir poco disastrosa, dall'altro saranno meno generosi e presenti alle aste.
Insomma, come la si vuole mettere ci aspetta un 2014 piuttosto difficile dal punto di visto economico-finanziario. Sicuramente per l'economia nazionale, dove solo il Governo allo stato attuale vede margini di miglioramento della situazione, ma ancora di più, se possibile, sul fronte debito pubblico, visto che una penuria di investitori ci costringerebbe ad aumentare gli interessi da pagare più di quanto già sono aumentati. Nessuno ne parla, ma poi i soldi per pagare gli interessi, quando arriva il momento, si devono trovare, e lo Stato li trova sempre nello stesso modo: tasse, accise, tagli.
Intanto in Parlamento ci si arrovella attorno alla sorte di Silvio Berlusconi.

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