I giovani laureati sono pessimisti sul primo stipendio

L'annoso problema

Una recente ricerca europea che ha interessato più di 310.000 studenti in 1.000 università europee ha evidenziato come tra quelli italiani cresca sempre di più la preoccupazione sul valore del primo stipendio, ovviamente, a condizione che trovino il primo lavoro, aggiungiamo noi! I dati che con cadenza periodica vengono rilasciati dall'Istat non fanno certo ben sperare, anzi. Il problema, nonostante Job Act e simili, continua ad essere una vera e propria piaga, e nessuna iniziativa sembra avere la forza per invertire il senso di marcia.

Vecchi difetti

Del resto il problema è antico e strutturale. Innanzitutto la cronica mancanza di competitività delle aziende nostrane, dall'altro un sistema che continua a tutelare le fasce più anziane della popolazione, mentre espone quelle più giovani. Con questo non vogliamo certo dire che bisognerebbe far pagare un prezzo a chi è più avanti con gli anni, ci mancherebbe. Di questi tempi trovare un lavoro è a dir poco un'impresa, quindi nessuno pensa che si possa mettere in atto come se niente fosse un semplice programma di sostituzione dei più anziani con i più giovani. Sarebbe un atto criminale. Ma certo il problema va affrontato e risolto.

La sfiducia impera

Torniamo comunque all'argomento di oggi. La percezione, per chi ha un lavoro tra i giovani, del valore del loro stipendio, soprattutto se si fa un confronto con gli equivalenti in altri paesi, soprattutto nel solito Nord Europa, dove le cose sono un po' più equilibrate. Anche se, va detto, non è tutto oro quello che luccica.
In particolare risulta veramente molto elevato il divario tra le attese nostrane e quelle dei tedeschi. E la preoccupazione non riguarda certo solo il valore della prima busta paga, ma anche le possibilità di carriera professionale.

Il paese all'incontrario

Insomma un quadro molto cupo che si va ad aggiungere alle tante difficoltà che la scuola e il sistema paese presentano ai nostri giovani, quando invece ciò che servirebbe è proprio investire su di loro, come fanno tutti i paesi sensati e con lo sguardo rivolto al futuro. E certo non si può dire che le cose procedono verso il meglio. Tutti i dati tendono infatti al peggio, con un vero e proprio scoramento della fascia più giovane della popolazione e una crescente tendenza ad espatriare. Se pensiamo alla spesa che sosteniamo ogni anno per la formazione, un vero e proprio suicidio!

Il confronto impietoso

La ricerca ha dimostrato come sette laureati su dieci, un dato veramente elevato, vive la preoccupazione di un ritorno economico al primo impiego non adeguato, e nutre profonde perplessità sulle prospettive di carriera, contro il 27% di coloro che sono prossimi al conseguimento del titolo di studio in Germania.
Tra l'altro c'è da considerare che questi dati si riferiscono agli studenti e ai laureati in ingegneria, solitamente quelli che hanno maggiore accesso al mercato del lavoro! In altri contesti la situazione tende anche a peggiorare, giusto per avere una percezione più completa della situazione. E servono a poco le varie iniziative per far rientrare i cosiddetti "cervelli in fuga". Innanzitutto perchè si tratta di poca cosa, giusto per fare scena, diciamo la verità. Ma anche perchè, addirittura, spesso le attese vengono tradite dai fatti.

La sfiducia impera

A questo si aggiunge che circa il 35% di coloro che sono in procinto di completare il percorso di studi ha intenzione di lasciare l'Italia per trovare maggiori soddisfazioni all'estero. Come abbiamo detto un vero e proprio delitto, visto che la formazione la paghiamo tutti quanti noi ed ormai, in misura sempre crescente, non facciamo altro che fare un enorme regalo agli altri. La solita tendenza nazionale al suicidio, verrebbe da dire. E tutto questo nonostante la situazione all'estero poi, se andiamo a guardare bene, non è delle migliori. Insomma, non è tutta rose e fiori.

E' finita la cuccagna

E' di questi giorni, per esempio, la notizia che il Governo inglese ha deciso di tagliare, o è in procinto di farlo, bisognerebbe dire, il walfare per i cittadini stranieri residenti nel Regno Unito. E non sono pochi i connazionali che godono, in un modo o nell'altro, di sussidi statali anche molto generosi, ma che hanno trasformato la Gran Bretagna nel paese bengodi di chiunque vuole un sussidio a fine mese, con un esborso non da poco per i sudditi di Sua Maestà che adesso, a parere di chi scrive giustamente, hanno deciso di dire basta.

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