Il braccino corto
Tutti, in particolare chi ne avrebbe bisogno ed ha cercato di ottenerlo, sappiamo quanto sia diventato impegnativo, e spesso impossibile, ottenere un prestito. Il momento è molto difficile e le banche mostrano quello che si è soliti definire braccino corto.
Il credito è una cosa che gli istituti si fanno pagare eccome, a suon di interessi e impegno. E questo se si hanno garanzie da dare e requisiti appropriati! Per chi è impossibilitato ad offrire garanzie le possibilità non si riducono semplicemente al lumicino, ma sono praticamente equivalenti a zero. Non ce n'è, il problema non si pone nemmeno. Recarsi in banca per cercare di ottenere qualcosa senza una busta paga o un reddito di qualunque tipo, o qualcosa da dare in garanzia, significa rischiare il ricovero in un istituto psichiatrico!
La speranza però è l'ultima a morire e se le banche, in mancanza di una busta paga, sono infrequentabili, non tutto è perduto. Esistono delle alternative, naturalmente per finanziamenti di piccolo calibro, niente di straordinario intendiamoci, ma esistono. Vediamo quali sono.
Prima opportunità
Ne abbiamo parlato qualche tempo fa. Il social lending, in italiano "prestito sociale", nato naturalmente negli Stati Uniti e diffusosi poi in altri paesi, tra cui il nostro, sta prendendo piede molto velocemente, complice una crisi economica sempre più grave e soprattutto che perdura con una certa insistenza.
Aspetti legali
Cominciamo innanzitutto col dire che la cosa è regolata e autorizzata dal contratto di mutuo definito dall'art. 1813 del codice civile. Bisogna ricordare che in Italia un privato non può svolgere un'attività creditizia per professione senza le dovute competenze (ex art. 106), quindi il contratto succitato stabilisce che, nel caso di un privato che svolge un'attività di questo tipo, la stessa non debba avere carattere continuativo.
Come funziona
E vediamo come funziona il discorso. Come abbiamo detto si parla di piccole cifre, non essendoci l'obbligo di garanzie è ovvio che sia così. Naturalmente non esistono strutture operative, come filiali, sportelli o intermediari che sia, quindi i costi di gestione sono praticamente nulli.
Nella sostanza tutto si basa su comunità online, portali specializzati per intenderci, con il sistema della domanda-offerta. In pratica chi ha bisogno di soldi fa la sua richiesta, specificando le ragioni che lo portano a chiedere un sostegno, gli investitori a questo punto faranno la loro offerta.
Alla base di tutto c'è un "rating di affidabilità" che ogni utente possiede e da cui dipende l'interesse richiesto. Più è alto il rating più sarà basso l'interesse richiesto. Il rating di affidabilità è conseguenza di tutta una serie di fattori, tra cui, va detto, anche le banche dati sull'affidabilità dei privati a cui accedono gli stessi istituti bancari.
Seconda opportunità
E passiamo alla seconda opportunità per chi non ha una busta paga o quant'altro da dare in garanzia. In questo caso parliamo di una formula adottata anche da numerosi istituti, anzi sempre di più se vogliamo e anche se la cosa è nata in America in effetti se vogliamo è vecchia quanto il mondo: il prestito su pegno.
Come funziona
Nella sostanza, io ti faccio credito se tu impegni qualcosa il cui valore mi mette al riparo da una tua eventuale insolvenza. Tutto molto semplice.
Una volta stabilito il bene da impegnare e ottenuto il beneplacito si ottiene una "polizza pegno" al portatore con cui si potrà riscattare il bene che si è impegnato a garanzia, naturalmente una volta terminato il rimborso.
Durata, requisiti e documentazione
In genere la durata del rimborso è abbastanza breve e va da 3 mesi ad un anno. La formula sembra funzionare e sta prendendo sempre più piede, anche perchè per le banche è piuttosto conveniente.
Per quanto riguarda requisiti e pratiche varie la cosa è veramente ridotta al minimo e si limita solo alla documentazione necessaria sul bene che si impegna. I tempi per la concessione e l'erogazione delle risorse, quindi, sono veramente molto veloci.