Diventa un contratto a tempo indeterminato
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il Testo unico per la riforma dell'apprendistato. Lo ha affermato in una conferenza stampa al termine dello stesso incontro il ministro del lavoro Sacconi, aggiungendo che il Testo rende il contratto a tempo indeterminato, poichè se c'è il silenzio delle due parti continua ad esistere.
La durata passa a 3 anni
Il ministro ha anche ricordato che questa iniziativa verrà realizzata in tempi rapidissimi, grazie alla delega che il Parlamento ha concesso per la trattativa a seguito di una convergenza ad ampio raggio sul tema da parte di tutti gli organi istituzionali e in seguito all'assenso di quasi tutte le parti sociali.
Il ministro ha anche ricordato che da parte di alcuni ci sono state delle critiche riguardo la diminuzione del tempo di durata del contratto, che passa a 3 anni, tranne per alcune tipologie particolari nel settore dell'artigianato.
Manca un istituto per la formazione
Parliamo di un contesto molto delicato. In mancanza di un vero istituto della formazione professionale le aziende sono costrette ad effettuare l'apprendistato a proprie spese e questo, soprattutto per i piccoli artigiani, rappresenta un peso economico non indifferente.
Alle imprese la preparazione professionale costa
Da quì la necessità di una revisione che renda il tutto conveniente anche per le imprese, favorendo quindi l'occupazione e l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani. Il tutto anche attraverso la semplificazione della materia e l'applicazione omogenea su tutto il territorio nazionale.
L'incontro tra le parti e le competenze locali
Circa un mese fa c'era stato un incontro tra il ministro Sacconi, i rappresentanti delle regioni e le parti sociali per stabilire in via definitiva alcuni aspetti sostanziali e particolarmente delicati, come la competenza delle regioni sulla certificazione e l'innalzamento a 25 anni per la qualifica.
Un dramma nazionale
Naturalmente il contesto di cui parliamo è particolarmente importante, nella sostanza quello dell'occupazione giovanile, e rappresenta un vero e proprio dramma nazionale che non accenna a venir meno. E dire che, naturalmente, non c'è campagna elettorale che non presenti tra i suoi argomenti principali proprio i giovani e le enormi difficoltà a trovare lavoro.
La giungla dei contratti
Tra l'altro il problema non riguarda solo la difficoltà, sempre crescente, a trovare lavoro, ma anche il numero enorme di tipologie contrattuali che non solo rendono la situazione confusa, ma spalancano le porte a forme di sfruttamento di tutti i tipi, sempre con l'obiettivo, naturalmente, di abbassare il valore degli stipendi. Il risultato è che tanti giovani lavorano in condizioni, parliamo di diritti e valore dello stipendio, veramente da terzo mondo, ma senza che la politica intervenga per risolvere la questione, anzi, la sensazione è che con la scusa di dover rendere le nostre aziende più competitive si persegua l'obiettivo opposto.
Manca la politica industriale
Inoltre, a differenza di quanto blaterano in tanti, il lavoro, parliamo di opportunità, non si fa certo con le leggi, così come non si protegge di per se con gli articoli della Costituzione, ma con una vera politica industriale e un investimento importante sulla scuola e la ricerca, cose che mancano completamente in Italia non si sa da quanti decenni, e naturalmente anche risolvendo la ragione principale del malfunzionamento del nostro paese, vale a dire la corruzione dilagante e l'inadeguatezza della classe dirigente. Ma naturalmente di questo il nostro favoloso Parlamento proprio non se ne vuole occupare!