Per il momento non va
Marchionne aveva previsto la vendita di circa 50.000 500 negli Stati Uniti, ma così non è andata, almeno per il momento. E non si pensi al calo delle vendite nel mercato europeo, che nel caso di Fiat è un crollo causato soprattutto dalla mancanza di modelli, perchè dall'altra parte dell'oceano le cose vanno diversamente.
Le "piccole", che secondo diversi analisti non avevano nessun futuro in America, stanno invece incontrando il favore degli automobilisti a stelle e striscie, e lo dimostrano i successi di Hyundai, Gm e Chevrolet, ma così non è andata per la piccola nostrana.
Il primo problema
E questo pur possedendo la 500 senza dubbio un notevole valore aggiunto per fascino, rifiniture e anche valore tecnico. E allora cos'è successo? Le considerazioni del management, lo diciamo subito, appaiono piuttosto convincenti, anche perchè rappresentano una mezza ammissione di responsabilità. L'errore è stato strategico.
La 500, infatti, viene venduta in showroom personalizzati e non nella rete di dealer Chrysler. Questa scelta ha comportato due problemi. Il primo problema è che solo una parte dei concessionari si è accollato la spesa di creare uno showroom specifico e questo ha ovviamente ridotto l'offerta e quindi la vendita.
Ancora non capita
Il secondo problema è che a causa del fallimento di fatto nella creazione di un numero sufficiente di concessionarie del marchio di appartenenza, cioè Fiat, la massa dei clienti ha poco percepito la novità e ha visto nella piccolina più uno sfizio chic che un prodotto su cui puntare, mentre nelle intenzioni del produttore con questo modello punta si a convincere la clientela modaiola, ma anche chi è oberato dai consumi. Il carburante negli Stati Uniti non costa certo come da noi, o in Europa in genere, ma bisogna capire che gli americani sono abituati a cilindrate pazzesche e ormai anche oltreoceano il costo energetico sale.
Le promesse di Marchionne
Marchionne promette di risolvere il problema con una migliore gestione della distribuzione e vendita del gioiellino italiano. Speriamo che i risultati siano migliori di quelli europei, visto il tonfo ulteriore registrato proprio in questi giorni. La sua quota di mercato, infatti, continua a diminuire sempre di più e soprattutto in misura maggiore rispetto al calo delle vendite del settore.
Speriamo anche che alle tante promesse sulla famosa "fabbrica Italia" seguano le fabbriche vere, e non solo fogliettini con promesse di Suv e "il cuore e l'anima" di quello con la erre moscia. Anche perchè del suo cuore e della sua anima, siamo sinceri, non ce ne facciamo niente!