Il caos
Il limbo in cui si trova Telecom non poteva che avere ripercussioni negative sul gigante italiano, consideriamolo ancora tale, delle telecomunicazioni. Già la situazione è quella che è, ma il caos societario, unito al pallone in cui sembra trovarsi il Governo Letta, sembra aver alimentato ancora di più la nebbia attorno all'ex SIP, vi ricordate un tempo si chiamava così. Vecchi ricordi :)
Il taglio era atteso
Ecco quindi che la prima delle principali agenzie di rating al mondo calca la mano, da capire se per ragioni obiettive o per manovre speculative, e ne declassa il debito a Ba1, dal precedente Baa3, il cosiddetto "junk", all'italiana maniera: spazzatura.
E va beh, un po' ce lo aspettavamo, ha detto più di qualche analista. Del resto il flop della tentata patrimonializzazione dell'azienda e soprattutto le dimissioni di Franco Bernabè il loro effetto lo dovevano pur avere. E così è stato.
La difesa dei vertici
Va registrata la posizione dell'azienda, che però è piuttosto ovvia. Dai vertici è partita subito la difesa d'ufficio. L'azienda è solida, dicono i vertici, sia dal punto di vista industriale che finanziario. Nota seguita a ruota dal rinnovo dell'impegno a ridurre l'indebitamento, come del resto già affermato tante altre volte.
I numeri non sono da fallimento
La difesa non si è limitata comunque solo ad una nota di intenti, insomma non è stata solo d'ufficio ma anche alla esposizione di alcuni dati che, a detta dell'azienda, contrastano con la visione delle cose dell'Agenzia americana, che ha ridotto il valore dell'azienda ad un sacchetto dei rifiuti.
Per esempio si ricorda che negli ultimi 5 anni è stata messa in atto una sensibile riduzione del debito, per un importo di 7 miliardi e 600 milioni di euro, anche se bisogna dire che ce ne sono altri 37 di miliardi da restituire. Così come viene ricordata anche la generazione di cassa, di un buon 32 miliardi, con tanto di 25 miliardi di investimenti. Insomma, ad essere onesti non è che questi sono i numeri di un'azienda decotta, come invece vorrebbe far intendere il giudizio catastrofico di Moody's, che dalla sua sposa la linea di una situazione confusionaria almeno fino alla nomina di un nuovo Ceo.
Le mosse di Letta
Come abbiamo detto all'inizio di quest'articolo il Governo non è che dia l'idea di avere le idee chiarissime sul da farsi, un po' come per la questione Alitalia, almeno per quanto se ne può sapere. Quello che si sa per certo è che nei prossimi giorni ci sarà un Consiglio dei Ministri che affronterà la questione, in particolare la possibilità di estendere la cosiddetta "golden power" anche alle telecomunicazioni.
Si rischia una Parmalat bis
Insomma, il Governo vuole contare nelle decisioni sul futuro dell'azienda ma c'è il rischio, come già avvenuto con Parmalat al tempo di Berlusconi, che l'intervento risulti tardivo e quindi inefficace, nella sostanza di difficile attuazione per come si sono messe le cose.
Vero è però che il settore è considerato strategico e "sensibile" in tutta Europa, anche per questioni legate alla sicurezza, quindi il Governo potrebbe avere il coltello dalla parte del manico nei confronti di Telefonica, e questo potrebbe cambiare le carte in tavola.
Staremo a vedere.