Il porto sicuro
Dopo il grande spavento dell'ultimo trimestre, con lo spread di numerosi paesi europei che era schizzato alle stelle, e noi eravamo veramente al centro del ciclone, l'inizio del nuovo anno ci ha regalato una pausa che potremmo definire post natalizia. La situazione generale si è notevolmente calmata e più di qualcuno già parlava di ripresa dell'economia europea e mondiale. Ma, complice il precipitare della situazione greca, le cose sono cominciate ad andare diversamente.
Questa volta al centro del ciclone c'è la Spagna, la Grecia ormai si può considerare una certezza da questo punto di vista, ma è ovvio che le difficoltà spagnole generano un effetto traino a cui noi certo non siamo insensibili.
Va da se che in una situazione del genere i risparmiatori vanno alla ricerca di porti sicuri e da questo punto di vista il Bund tedesco l'ha fatta da padrone. Non sono pochi i risparmiatori greci, spagnoli ma anche italiani che hanno abbandonato i vari Btp e Bonos, per non parlare dei titoli di tante banche e aziende dei settori più esposti, e hanno cercato riparo e sicurezza negli equivalenti tedeschi.
Anche la Svizzera fa la sua parte
Ma non esiste solo la Germania. Anche la Svizzera ha visto un elevatissimo afflusso di capitali. Un afflusso talmente elevato da spingere le autorità elvetiche a pensare ad una tassazione sui depositi in Svizzera, visto che questo enorme arrivo di capitali stranieri sta causando un eccessivo rialzo del franco, con tutto quello che ne consegue per le esportazioni delle aziende svizzere.
E poi, per quello che ci riguarda più da vicino, si parla con sempre maggiore insistenza di un accordo tra le autorità elvetiche e lo stato italiano sui capitali del nostro paese esportati in Svizzera e che potrebbe portare ad una ulteriore tassazione, dei capitali depositati di per se ma anche dei rendimenti generati.
E poi ci sono le materie prime
Oltre ai titoli di stato tedeschi e ai depositi in Svizzera in tanti hanno puntato sulle materie prime, soprattutto metalli preziosi, da sempre considerati bene rifugio per eccellenza. Ed in effetti proprio i metalli preziosi di soddisfazioni ne hanno regalate parecchie, visto il continuo aumento dei prezzi, ma la pacchia sta per finire.
Basti pensare al re del settore, vale a dire l'oro. A settembre 2011 aveva toccato quota 1.900 dollari l'oncia, ora viaggia spedito verso i 1.500 dollari. Un bel colpo per chi aveva puntato su quest'investimento.
Sicurezza si, ma rendimenti bassi
Insomma, la crisi dell'euro ha generato una fuga generalizzata da tutto ciò che è considerato a rischio e un afflusso fortissimo di capitali verso contesti da sempre considerati sicuri. Il problema? I rendimenti. Del resto è una legge di natura. Più sicurezza = meno rendimenti! Ma esiste un'eccezione a questa regola? La risposta a questa domanda è: Si, e si chiama Norvegia.
L'sola felice
In effetti questo paese presenta tutta una serie di fattori particolarmente importanti in un momento come quello attuale. Non è nell'area euro, la sua forza economica si basa principalmente sul petrolio di cui il paese è uno dei principali esportatori al mondo, tra l'altro un petrolio di altissima qualità, ed esporta principalmente in Gran Bretagna che certo non se la passa benissimo ma è pur sempre una delle principali economie al mondo. E comunque i consumi reggono. E poi ha degli eccellenti fondamentali, in assoluto tra i migliori al mondo.
Alcuni esempi
Ed in effetti se si da un'occhiata a tante aziende norvegesi quotate ci si rende conto come questo paese rappresenti una sorta di unicum sulla scena mondiale, soprattutto in un momento come questo.
Sono diversi i titoli che in un periodo di vacche magre sono comunque capaci di rendimenti importanti. Ovviamente Statoil, che come si evince facilmente dal nome è la potentissima compagnia petrolifera statale, ma anche Aker Solutions, altra azienda legata al mercato petrolifero, con i suoi servizi di ingegneria, capace di divedendi tra il 4 e il 6%, ed anche i titoli di stato, certo lontani nel rendimento da quelli di aziende private, ma pur sempre superiori ai Bund tedeschi, pur garantendo agli investitori ampie garanzie.