L'eccellenza italiana nella fusione nucleare

Non è quella pericolosa

Quando si parla di nucleare si pensa subito a radioattività e pericoli di ogni tipo, spesso a buona ragione come testimoniano numerosi incidenti più o meno gravi, ma non esiste solo quello pericoloso e radioattivo.
Nel caso "classico", quello di cui si sente parlare, il processo passa attraverso il meccanismo della "fissione", mediante il quale atomi pesanti vengono letteralmente spezzati, come avviene nelle bombe atomiche, e questo produce una enorme quantità di energia, ma anche tanta radioattività che deve essere ingabbiata e poi, almeno in parte, smaltita.

Il processo è diverso

Nel caso della fusione, invece, si effettua un po', se vogliamo, una replica di quanto avviene nelle stelle. Atomi leggeri si uniscono per dar vita ad atomi più pesanti. Si ottiene anche quì una enorme produzione di energia, ma senza l'ingombro e il pericolo della radioattività. Nella sostanza si tratta di generare un plasma che, grazie all'altissima temperatura raggiunta, può produrre veramente tanta elettricità.
Ovviamente il nucleare pulito è il sogno di Stati e aziende, e non solo, e quindi, benché i problemi tecnici da risolvere siano importantissimi e di grande portata, primo fra tutti il controllo del plasma, attira investimenti e impegni, istituzionali e privati.

Siamo all'avanguardia

La bella notizia, ogni tanto ci sono anche belle notizie, è che in questo settore siamo veramente all'avanguardia e lo dimostra il progetto del reattore Fast, un progetto tutto italiano e che dovrebbe vedere la luce a Frascati, dove è già presente un impianto di test.
Assieme ad Europa, Stati Uniti, Giappone, Cina e India, partecipiamo già ad un progetto per la realizzazione di un reattore che si chiama Iter. Un progetto che tende a dimostrare che un reattore di questo tipo può produrre più energia di quanta ne richiede per funzionare e che è destinato a fare da supporto per la realizzazione del progetto finale, il reattore Demo, quello che dovrà veramente raggiungere il risultato agognato e aprire quindi il campo alla produzione in massa di impianti di questo tipo.
E la nostra partecipazione al progetto Iter non è certo marginale, anzi, esattamente il contrario. Su circa 1 miliardo di ordini commissionati fino ad oggi per la realizzazione di Iter le aziende nazionali hanno fatto il botto, raccogliendo praticamente la metà delle commesse, a testimonianza dell'eccellenza nel settore della nostra industria, e addirittura saranno italiani quelli che si possono considerare i componenti più importanti del progetto, vale a dire il magnete entro il quale dovrà essere confinato il plasma generato e la camera che lo conterrà.

Fast farà da supporto

Ed ecco da dove nasce l'idea di realizzare fast, un reattore più piccolo di Iter ma che permetterà alle aziende del nostro paese di studiare e approfondire quello che poi verrà realizzato con Iter, mantenendo quindi alta l'eccellenza nazionale nel settore.
Il progetto di fast è fondamentalmente completo, mancano solo i finanziamenti. Servono circa 350 milioni, ma di questi il 40% potrebbero arrivare dalla comunità europea, quindi il resto si ridurrebbe in un costo per lo Stato di circa 20 milioni all'anno per gli 8-9 anni necessari alla realizzazione del progetto.
Insomma niente di importante, soprattutto se torniamo al discorso iniziale delle commesse che le aziende nostrane già stanno ottenendo per Iter. Nella sostanza un investimento.
Speriamo bene perchè sarebbe un peccato perdere l'eccellenza che il nostro paese rappresenta in questo momento in un contesto così importante e che potrebbe un giorno risolvere alla base i problemi energetici dell'intera umanità.

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