Lo sapevamo
In Italia, lo sappiamo, i costi per l'energia sono tra i più alti d'Europa, comunque decisamente più elevati della media dei paesi UE. Ci sono però differenze tra imprese e famiglie e altre tra chi consuma di più e chi meno. Vediamo un po' di dati per capire meglio.
Le famiglie
Cominciamo innanzitutto col fare una distinzione nei consumi tra le famiglie.
Nel caso di consumi maggiori il prezzo pagato per luce e gas è decisamente più elevato della media europea, con un sovrapprezzo del 12,3%, anche se si registra un calo nel differenziale del 4%, mentre quando i Kw aumentano risulta inferiore del 12%.
Le imprese
Difficile la situazione per le imprese, che pagano tariffe più elevate della media europea un po' in tutte le fascie di consumo, fatto che contribuisce alla continua perdita di competitività della nostra industria nazionale. Manca però una politica energetica che si possa definire tale, se non l'ossessione periodica dei Governi che si succedono per il nucleare, soluzione non fattibile, costosissima e che comunque richiede molti anni, troppi, per essere messa in atto. A parte tutte le altre considerazioni possibili sui pericoli, l'enorme consumo di acqua, il territorio soggetto ad una forte attività sismica e il problema dello smaltimento delle scorie nucleari.
I perchè dei costi maggiori
E' ovviamente facilmente comprensibile come il cumulo delle imposte sia una delle principali ragioni di questi costi superiori agli altri paesi dell'UE, oltre a deficienze strutturali che però si stanno progressivamente affrontando. Infatti le differenze più importanti rispetto agli altri si vedono proprio sui consumi maggiori, poiché è proprio in questi casi che le imposte fanno sentire maggiormente il loro peso.
Il flop del libero mercato
Quando siamo passati, alcuni anni fa, da un sistema monopolistico di Stato nel settore dell'energia ad uno in cui era presente anche il libero mercato, tutti i favorevoli si dicevano sicuri che questo avrebbe comportato un vero e proprio abbattimento del costo dell'energia. Le cose, però, sono andate diversamente. In un rapporto di 224 pagine, l'Autority presieduta da Guido Bortoni ha dimostrato, infatti, come le cose siano andate esattamente al contrario. Chi ha scelto il libero mercato per la propria bolletta elettrica ha pagato il 12,84% in più di chi è rimasto fedele al sistema della cosiddetta "maggiore tutela", vale a dire chi paga un prezzo stabilito a priori. La stessa cosa, anche se in maniera meno evidenziata, è avvenuta per il gas. Dobbiamo dire, comunque, che la situazione mostra segni di miglioramento. La competizione tra le aziende, e il passaparola tra i consumatori, evidentemente, anche se molto lentamente, comincia ad ottenere i suoi effetti positivi. Speriamo, perchè, ancora di più in un periodo di crollo dei consumi come quello che stiamo vivendo, un risparmio sensibile sul pagamento delle bollette può essere veramente d'aiuto.
Le cause
E qual'è la ragione di questo andamento all'incontrario, chiamiamolo così. L'Autority spiega che si, le aziende quando possono rifilano offerte ai clienti che dietro il luccichio del risparmio presentano tante voci che poi in effetti fanno volare il prezzo finale, ma non solo. C'è anche un problema di consapevolezza del consumatore, che non sembra in grado di confrontare le varie offerte e scegliere quelle più vantaggiose.
Le ragioni di questo fenomeno sono diverse. Sicuramente l'uso ancora limitato di internet, anche se in forte aumento, fa la sua parte, ma, aggiungiamo noi, anche l'atavica diffidenza dell'italiano verso tutto quello che è sconosciuto non è da meno. Tendiamo ad affidarci a coloro di cui ci fidiamo, piuttosto che al più conveniente, e naturalmente di tutto questo gli operatori del mercato approfittano.
Infine, non mancano notevoli problematiche strutturali. La nostra rete di distribuzione dell'energia elettrica, ed ancora di più del gas, è antiquata e problematica. A dimostrazione di questo c'è, come evidenziato da numerose indagini delle associazioni dei consumatori, il costo aggiuntivo pagato dai cittadini del sud e delle isole, Sardegna in testa. Un differenziale che in alcuni casi assume dimensioni veramente esagerate.