La guerra globale
Come spesso succede la cosa è partita dall'America. Appena le autorità americane hanno cominciato a fare una guerra vera ai paradisi fiscali sparsi in giro per il mondo ecco che tutti hanno cominciato ad adeguarsi. Una vera e propria guerra totale che, a detta di molti, sembra avere un unico obiettivo: la Svizzera.
La strategia anti evasione
La strategia messa in atto dalla presidenza americana e dai suoi alleati europei, tedeschi in prima fila, sembra abbastanza chiara. Prima c'è stata la lista nera dei paesi, o pseudo tali, considerati come i cattivi da evitare, quindi è partito un vero e proprio fuoco di fila, con Cipro caduta sotto i colpi della crisi finanziaria, il Lussemburgo che ha appena annunciato di essere pronta alla rinuncia del totem, fino a pochissimo tempo fa assolutamente intoccabile, del segreto bancario nel 2015.
Come il Fatca
Poi l'accordo, proprio di questi giorni, tra 5 paesi europei, tra cui il nostro, per la realizzazione di un sistema di interscambio automatico dei dati dei contribuenti per il controllo di reddito e conti bancari sulla falsa riga del Fatca, il sistema americano realizzato proprio in collaborazione con l'Europa che rende la vita degli americani assimilibili ai furbetti di casa nostra sempre più difficile. E in America quando si parla di tasse non pagate non si scherza, si finisce in galera.
La resa del Lussemburgo
L'ultima notizia è proprio la resa di uno dei rifugi preferiti dai ricconi di casa nostra. Il premier Junker ha dovuto cedere ed ha annunciato che dal 2015 il Lussemburgo fornirà automaticamente alle autorità degli altri paese i dati sugli interessi pagati a correntisti stranieri dalle banche del suo paese.
Le ragioni
Ma perchè il Lussemburgo ha ceduto? Le ragioni sono diverse, a partire dalla pressione sempre più importante che stanno esercitando sui paradisi dell'Offshore le autorità americane, ma non è solo questo. Fondamentalmente la lezione Cipro è stata una specie di avviso, una vera e propria minaccia agli altri simili. Il peso del sistema bancario sul PIL prodotto dal Gran Ducato è gigantesco, praticamente circa 20 volte! Questo significa che se una sola delle sue grandi banche dovesse avere problemi il Lussemburgo non avrebbe mai le risorse per salvarlo e dovrebbe necessariamente ricorrere agli aiuti europei. Ma l'Europa per salvare Cipro ha imposto condizioni durissime che sanno tanto, appunto, di minaccia per gli altri: prelievo forzoso sui conti e fine del segreto bancario.
L'impatto sugli altri
Il messaggio che arriva dalla resa lussemburghese è devastante. Se cede una delle principali roccaforti dell'Offshore, con potentissimi agganci in tutto il mondo, è difficile che possano non arrendersi le varie isolette sempre più sparse in giro per il mondo che fanno da patria di evasori e riciclatori di soldi sporchi di tutto il mondo.
Il problema è generale
Del resto, a dimostrazione che il tempo dei paradisi fiscali e delle società offshore potrebbe essere al capolinea, il problema è veramente comune. Ormai le più grandi potenze mondiali vedono i capitali più importanti del loro paese sottoposte ad una vera e propria fuga per andare a finire proprio nei meandri di qualche isoletta o busco sperduto da qualche parte, e la cosa non è più possibile.
Il bluff russo
A dimostrazione dell'interesse comune a sconfiggere il fenomeno c'è quello che si può definire un vero e proprio bluff: le minacce russe sul prelievo forzoso a Cipro che ha colpito tantissimi oligarchi del paese di Putin. La verità è che la stessa Russia subisce ormai una continua fuga di capitali verso l'estero, quindi, dopo le minacce iniziali più di forma che altro, come più di qualcuno prevedeva evidentemente, ha accettato la situazione senza nessuna resistenza particolare.
Adesso tocca ad Austria, San Marino e simili
Allo stato attuale l'Austria è l'unico paese europeo contrario all'idea di un mandato all'Europa pre trattare con la Svizzera innanzitutto, ma anche con San Marino e così via, delle regole per rendere più trasparente, facile e soprattutto automatico, l'interscambio di dati sensibili tra paesi, nella sostanza, per la fine del segreto bancario.
Ma anche Vienna è sul punto di cedere, come dimostrano le recenti affermazioni della cancelleria austriaca sulla disponibilità a collaborare alla lotta all'evasione.
Il vero obiettivo: la Svizzera
Ma naturalmente l'armata anti paradisi fiscali ha un obiettivo primario, il re dei re del "vieni da me che paghi meno tasse e non racconto niente a nessuno": la Svizzera.
Ecco il perchè della voglia di stipulare accordi
Tanti alla notizia di un possibile accordo sui capitali italiani esportati illegalmente una domanda in effetti se la sono fatta: perchè le autorità svizzere vogliono fare questi accordi? Perchè sono disponibili, e spingono per questo, a tassare, o almeno così raccontano, i capitali stranieri nelle loro banche?
Lo spettro fine del segreto bancario
La verità è che quello che le autorità del nostro vicino di casa temono come il diavolo è proprio la fine del segreto bancario, che loro mirano a conservare con gli accordi. Nella sostanza la Svizzera teme di essere costretta dall'Europa a fare quello che l'ha costretta a fare l'America, vale a dire l'obbligo di informare le autorità americane sui dati di correntisti a stelle e striscie.
Sotto a chi tocca
Insomma, la sensazione è che il tempo dei paradisi fiscali europei è ormai alla fine, schiacciati dalle pressioni americane e dalle difficoltà economiche dei maggiori Stati europei. Ma la strada sembra segnata e l'obiettivo dichiarato: lo sciame di isole e isolette, per lo più tropicali, che rifiutano qualunque collaborazione e che ormai sembrano sempre di più il buco in cui si è andato ad infilare il topo.