Sempre le stesse cose
Se volessimo stabilire da quanto tempo, ma sarebbe più corretto dire da quanti anni, si parla di riformare l'annoso problema del catasto, vale a dire stabilire il reale valore degli immobili, andremmo incontro ad un compito quasi impossibile.
Come per tante altre cose, quasi tutte per la verità, i problemi rimangono sempre insoluti. L'unica cosa costante è che ogni nuovo Esecutivo lancia il suo bel progetto per ottenere il risultato di adeguare il sistema ad indici più moderni e giusti, poi tutto si chiude in un flop. Come sempre.
La ragione di questa premessa è che ormai, come dire, siamo smaliziati, e quindi ci andiamo con i piedi di piombo. Il fatto che anche nell'era Renzi si parli di riforma degli estimi catastali, per quanto detto precedentemente, nella sostanza non significa niente.
Siamo tutti interessati
In ogni caso siamo nel periodo del cosiddetto turbo-premier, anche se fino ad ora si è contraddistinto più per gli annunci, come gli rinfacciano in tanti a dir la verità, che per fatti veri e propri, quindi facciamo finta di credere fino in fondo che ci sia l'intenzione di risolvere il problema una volta per tutte e vediamo quali sono le intenzioni. Anche perchè, come noto, il discorso interessa tutti, eccome. Dal valore dei nuovi indici dipendono, nella sostanza, le odiatissime tasse sulla casa, e non sono pochi coloro che temono che avvenga il contrario di quanto gli addetti ai lavori pronosticano.
Ma sarà vera giustizia?
Una delle considerazioni più in voga, infatti, è che una riforma degli estimi catastali che adegui il valore degli immobili ad indici più reali è necessaria per garantire più giustizia. Insomma, oggi c'è gente, e sono tanti, che pur vivendo in appartamenti di pregio paga cifre irrisorie. Secondo alcuni un sistema più moderno risulterebbe più equo, facendo pagare di più a chi ha di più, e di meno ha chi ha di meno.
Secondo altri, e tra questi il sottoscritto, magari è anche vero che chi vive in un immobile di lusso dovrà sostenere un onere tributario maggiore, ma pensare che questo possa andare a coprire, da solo, quello che verrebbe scontato agli altri, che sono milioni di famiglie, in realtà, è pura demagogia. Basta fare due calcoli e ci si rende conto che i numeri non possono tornare. Anzi. Il vero obiettivo, e vedrete che sarà così, sembra un altro. Aumentare la portata complessiva degli introiti dello Stato dalle tasse sulla casa, quindi con tutti che pagheranno di più, non solo i ricchi. Naturalmente parliamo di tutti i tipi di immobili, non solo residenziali. Dobbiamo aggiungere quindi anche capannoni, strutture agricole e quant'altro.
I fatti
Fatto sta che una certa accelerazione, a parere di chi scrive piuttosto sospetta, vista la fame di risorse perenne in cui ormai viviamo, c'è. In un recente Consiglio dei Ministri, infatti, è stato dato il via libera al Decreto Legislativo per le cosiddette "commissioni censuarie provinciali", nate praticamente 30 anni fa, ma mai approdate a nulla di concreto. Fondamentalmente si tratta di 106 organismi di cui fanno parte soggetti provenienti dall'Agenzia delle Entrate, dall'Anci, l'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, e da tutta una serie di ordini professionali tecnici, vale a dire ingegneri, geometri, fiscalisti ed altri.
L'algoritmo
Le suddette commissioni dovranno validare i nuovi criteri di valutazione per il calcolo delle rendite catastali, che come ormai sappiamo tutti, se ne è parlato molto durante l'era Monti, verteranno sui metri quadri, e non più sul numero dei vani. Nella sostanza verrà creato un algoritmo che sarà determinato da tutta una serie di fattori, con una formula matematica che si preannuncia complessa e, come sempre, complicata.
Rientreranno in questi dati il valore stabilito dall'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia delle Entrate, la posizione, il piano, l'anno di costruzione, l'esposizione, le caratteristiche del palazzo e probabilmente altri dati non ancora dichiarati.
Tempi lunghi
Va considerato che i tempi di attuazione della riforma non possono che essere necessariamente lunghi. Basti pensare che l'opinione degli addetti ai lavori parla di un periodo variabile tra i 3 e i 5 anni. Se moltiplichiamo queste cifre per un fattore fisso, i noti tempi lunghi italiani, otteniamo un dato non quantificabile ma che ci fa dire una cosa. Possiamo stare tranquilli, perchè se la cosa si fa in 10 anni è un miracolo!
Comunque, più per dovere di completezza dell'informazione che per altro, andiamo a precisare quali sono i passaggi necessari per arrivare al risultato finale.
Si partirà dallo stabilire, come abbiamo detto precedentemente, un nuovo algoritmo di calcolo, basat sui metri quadri. Bisognerà procedere quindi ad una revisione delle zone del catasto, in modo da superare il sistema attuale basato su micro-aree, e quindi si andrà a ridefinire le categorie, che attualmente sono 45. Una volta fatto tutto questo partirà il censimento, parliamo di 66 milioni di immobili, ancora non si sa con quali modalità. Insomma, come vediamo, la strada è lunga.