La vita difficile delle nostre imprese
Sappiamo quanto sia pressante il discorso della pressione fiscale in Italia, ormai a livelli intollerabili. Pressione fiscale che rende la vita delle aziende del nostro paese sempre più difficile, e tutto questo in un momento in cui le imprese nostrane soffrono già di per se una continua perdita di competitività sui mercati internazionali.
Ma non è solo questione di tasse alte
Il problema fiscale, però, non spiega da solo il dramma dell'industria italiana e dei tanti imprenditori nostrani che vivono una situazione ogni giorno più difficile. La verità è che le problematiche sono ben più ampie e riguardano tutta una serie di fattori che hanno a che fare con la produttività e la capacità di fare impresa. Da troppi anni in Italia manca una vera politica industriale, anzi a dir la verità la cosa è totalmente assente dalla discussione pubblica. Questo è quello di cui si dovrebbe parlare in campagna elettorale ma niente da fare, l'argomento è completamente assente dal dibattito.
Burocrazia, energia e corruzione
Per non parlare poi delle antiche difficoltà a combattere problemi ormai estesi a tutto il territorio nazionale: una burocrazia sempre più oppressiva e costosa, la mancanza di una efficace politica energetica, le nostre aziende pagano una delle bollette in assoluto più alte d'Europa, la corruzione ormai endemica e onnipresente, che favorisce le aziende amiche del politico di turno e non quelle che meritano, e tanti altri problemi che nessuno Governo, di destra, di sinistra o tecnico che sia, ha minimamente scalfito.
La fuga "fisica" in Svizzera sul modello Lugano
Non sorprende quindi la notizia che il trasferimento di tante aziende nella vicina Svizzera non è soltanto fiscale, come qualcuno si ostina a descrivere, ma è anche fisica, nel senso che, è notizia certa, sono sempre di più gli imprenditori che trasferiscono l'intera attività produttiva nel paese elvetico, attratti si da una fiscalità non paragonabile alla nostra, ma anche da tanti altri fattori che rendono l'attività produttiva più facile, comoda e di conseguenza più conveniente.
Se vogliamo è un po' l'equivalente per le imprese del trasferimento a Lugano di tanti italiani. Un trasferimento che non è solo fiscale, come pensano erroneamente molti, ma anche una scelta di vita. Ci si trasferisce in Svizzera in modo definitivo attratti si da tasse più basse, ma anche da una migliore qualità della vita, con servizi più avanzati e tante facilitazioni per chi ha, ad esempio una famiglia, che in Italia non esistono.
Le ragioni
Insomma, quì non si parla più semplicemente di trasferimento fiscale. Le aziende smontano impianti e uffici e traslocano in Svizzera nel vero senso della parola. Inutile dire quanto questo fenomeno, di cui forse volutamente si parla poco, rischi di essere un vero e proprio killer per l'occupazione italiana ed anche per le già traballanti casse pubbliche.
Ma quali sono le ragioni di una tale fuga delle imprese dal nostro paese?
Il fisco amico
Nel momento in cui parliamo del fisco come motivo di attrazione verso la Svizzera da parte delle imprese italiane non vogliamo occuparci del discorso "carico fiscale". E' chiaro che le tasse in Svizzera sono più basse che in Italia, ma c'è altro.
Il sistema tributario italiano non si limita ad imporre un carico fiscale a dir poco eccessivo, ma strema con una giungla di regole che stronca la resistenza anche del più paziente dei contribuenti.
In Svizzera invece le cose sono molto più semplici e chiare. Le regole sono poche e facilmente comprensibili e se il contribuente ha un problema può tranquillamente rivolgersi all'Ufficio di tassazione, un organismo pensato per rendere il lavoro a chi paga le tasse il più possibile comodo e veloce. Insomma, c'è un approccio diverso, molto diverso, rispetto alla situazione italiana. Certo, va detto che anche l'italiano è diverso dallo svizzero, siamo sinceri, ma il senso del discorso è che nel paese elvetico il contribuente è una specie di "collaboratore" dello Stato, mentre in Italia è o quello da "acchiappare", e quì non si possono dare colpa agli organi preposti alla riscossione delle tasse, oppure uno da "spremere".
L'accordo preventivo
In Svizzera esiste anche la possibilità di decidere in anticipo, con un accordo tra le parti, quante tasse un'impresa dovrà versare, ovviamente sulla base di tutta una serie di fattori. Una volta arrivati alla cifra prestabilita, il contribuente versa il dovuto e buona notte! Se ne parla l'anno successivo, con la certezza di non ricevere nessun tipo di controlli, studi di settore o cose del genere.
Certo, va detto che per tutta una serie di ragioni, la Svizzera nega di essere un paradiso fiscale ma tante risorse le fa anche dall'essere un paese che protegge e favorisce gli evasori fiscali di altri paesi, il nostro vicino di casa si può concedere lussi che non si possono permettere nemmeno la Germania o la Finlandia, quindi non mettiamo sulla croce in tutto e per tutto lo Stato italiano, ma è evidente comunque anche una diversa organizzazione delle cose e un sistema di pianificazione che le autorità del nostro paese sembrano non conoscere.
Le infrastrutture
Limitare il vantaggio del trasferimento della propria azienda in Svizzera solo alla questione fiscale però sarebbe commettere un grave errore. Come abbiamo detto il nostro paese non fa politica industriale veramente da decenni. In Svizzera invece le cose non stanno così. Chi lavora in casa del nostro vicino lo sa bene. Le aziende sono raccolte in poli molto ben serviti a livello di infrastrutture per i trasporti di materie prime e merci, per non parlare dei centri servizi, la burocrazia ridotta veramente al minimo, la formazione professionale a basso costo e veramente tanto altro. Tutte cose che per un imprenditore significano costi di produzione più bassi e di conseguenza una maggiore competitività.
A differenza, purtroppo, del sistema Italia, tanto carente da far sorgere una domanda: ma in Italia esiste ancora un "sistema paese"?