Il contesto è fondamentale
Il Governo Berlusconi, nonostante i tanti proclami puntualmente disattesi di anno in anno, ha palesemente bloccato lo sviluppo di internet ad altà velocità nel nostro paese. Il danno è stato sicuramente notevole ed ha causato un divario ancora maggiore tra il nostro e gli altri paesi europei più avanzati. Insomma, noi siamo stati fermi, ed eravamo già in ritardo, gli altri hanno continuato a correre. Infatti proprio la crisi economica ha portato ad un maggior impegno nella diffusione di connessioni veloci, vista come un traino alla crescita e alla ripresa economica. Ma non da noi.
Finalmente le cose, forse, cambieranno. Giovedì ci sarà una riunione tra 5 ministri del Governo Monti con l'obiettivo di dare avvio alla cosiddetta "Agenda digitale", presentata nel 2010, ma mai attivata.
La cosa fa parte di un progetto ben più ampio, un progetto europeo che punta a portare la banda larga considerata di base, vale a dire 2 megabit al secondo, alla totalità dei cittadini europei entro il 2013. Un traguardo considerato comunque intermedio al vero traguardo finale: la banda larga, anzi la definiremmo larghissima, per tutti entro il 2020.
Per quanto riguarda le cose di casa nostra la data decisiva è stata quella del 3 febbraio, quindi pochi giorni fa. In quell'occasione, infatti, il Decreto Semplificazioni ha approvato la nascita di una cabina di regia formata da 5 ministri, tra cui il ministro della scuola, dell'università e della ricerca Profumo, che ha anche la delega all'innovazione. Come abbiamo detto giovedì ci sarà la prima riunione della nuova cabina di regia per lo sviluppo dell'innovazione digitale nazionale.
Vediamo quali saranno le innovazioni portate da connessioni velocissime, rispetto a quelle attuali. Se tutto andrà come ci si augura la vita di tutti quanti noi potrebbe essere rivoluzionata, e lo speriamo.
Amministrazione pubblica, scuola e sanità in cloud
Uno dei primi obiettivi è favorire la trasparenza della pubblica amministrazione, in modo da incrementare il senso di responsabilità dei politici e degli amministratori pubblici, favorendo qualità dei servizi e abbattimento dei costi.
Il progetto parte dalla interoperabilità dei dati. Sembra strano, ma a tutt'oggi molto spesso i documenti di un ente o di un'amministrazione pubblica non sono leggibili da parte di un altro ente o di un'altra amministrazione. L'obiettivo centrale diventa quindi quello dell'adesione al software open source e la realizzazione di un'infrastruttura cloud, vale a dire la possibilità di portare tutti i dati, i server e le applicazioni in un'unica locazione, una bella nuvoletta capace di abbattere i costi di realizzazione e gestione dell'infrastruttura digitale nella pubblica amministrazione.
I primi settori interessati da questa rivoluzione saranno la scuola e la sanità, mentre i data center verrano realizzati nelle regioni del Sud Italia. Questo perchè regioni come la Sicilia e la Sardegna, per la loro posizione geografica, sono attraversati dalle principali dorsali internet e quindi risultano le più idonee ad ospitare strutture di questo tipo.
Le città intelligenti
Il decreto Semplificazione prevede l'obbligo all'uso della rete nel rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini. Si è presa questa decisione per contrastare quello che viene definito digital divide volontario. Siamo abituati, infatti, all'idea che il problema sia dovuto solo alla mancanza di infrastrutture adeguate nell'area in cui si vive, ma non è così.
Certo, va ancora colmato il gap di quel 6% di cittadini, ma molte associazioni dei consumatori dicono che sono di più, ancora non collegati nemmeno con l'Adsl, ma molte famiglie risultano non connesse non per un problema infrastrutturale, ma per una propria decisione. Insomma perchè non usano la rete.
E' prevista quindi l'elaborazione di servizi avanzati e la realizzazione delle cosiddette "Smart Cities", le città intelligenti, dove convergono in un'unica soluzione tutti i dati che permetteranno poi di gestire servizi ai cittadini e alle imprese.