Tassa su produttori energia per aree protette

Ma paghiamo noi nelle bollette

E' periodo di tasse e non vengono risparmiati neanche i produttori di energia. Qualcuno potrebbe essere portato ad esultare, ma la verità è che poi queste cose si ripercuotono sempre sul costo delle bollette. Insomma, le paghiamo noi, vale a dire il consumatore finale, queste imposte.
La cosa riguarda gli impianti, anche per la produzione da fonti rinnovabili, all'interno o in prossimità di aree protette. Ovviamente questa decisione, vale a dire far pagare il tributo anche alla produzione green, fa capire che la cosa non ha proprio nulla a che vedere con l'ambiente. Non è certo la passione per la protezione di aree di pregio del paese a guidare il legislatore, ma solo la volontà di incassare il solito, ennesimo, tributo.

Proposta del Senato

La proposta è stata avanzata in Commissione Ambiente del Senato ed è stata definita "contributo alle spese per il recupero ambientale e della naturalità", ed è strettamente dipendente, nella sua entità, dal tipo di impianto e dalla fonte.
Guardando un po' meglio nel dettaglio la proposta di legge, nel caso per esempio di impianti idroelettrici, sempre come abbiamo detto che si trovano all'interno o in prossimità di aree protette, e con potenza nominale maggiore di 220 kW, i titolari della concessione dovranno versare all'ente di gestione dell'area in questione un tributo aggiuntivo equivalente al 10% del canone stipulato.

Per le biomasse si concorda con l'Ente

Tanta energia ottenuta dagli scarti del settore agroalimentare e dal legno di scarto.

Per quanto riguarda, invece, il settore delle biomasse, un contesto in forte evoluzione, l'ammontare della tassa dovuta dovrà essere concordato da una convenzione stipulata tra il produttore e l'ente preposto alla cura dell'area protetta. Ricordiamo che il settore è in assoluto tra i più promettenti in assoluto. Si calcola che nel 2030, una data tutto sommato abbastanza vicina, le biomasse produrranno il 20% del fabbisogno energetico terrestre. Certo, non sono pochi coloro che esprimono forti dubbi sul fatto che gli impianti che sfruttano gli scarti soprattutto del settore agricolo e del legno possano essere considerati a tutti gli effetti puliti. Anzi, ci sono i detrattori, e sono tanti, che la pensano esattamente al contrario. La maggior parte degli impianti, infatti, non fa altro che bruciare materie prime, con tutte le conseguenze del caso. Vediamo quali sono le principali osservazioni in merito.

  • Polveri sottili
  • Un po' come accade per automobili e caldaie la combustione di biomasse produce elevate concentrazioni di polveri sottili, come è noto, molto dannose per la salute di uomini e animali.

  • Inquinanti organici
  • Le stesse polveri di cui abbiamo appena parlato conterrebbero quantità non certo trascurabili di inquinanti organici, come ad esempio idrocarburi policiclici aromatici e diossine.

  • Scarti difficilmente riutilizzabili
  • IPA (gli idrocarburi di cui abbiamo parlato precedentemente) e diossine nelle ceneri e la conseguente problematicità di un uso agricolo degli scarti.

La curiosità

Comunque, tornando all'argomento in oggetto, vale a dire la nuova tassa a cui andranno probabilmente incontro anche i produttori di energia, a questo punto sorge spontanea una curiosità: Vuoi vedere che adesso nasceranno, affianco a tutti gli impianti per il rinnovabile, aree protette? Tra l'altro già abbondanti nel nostro paese, e non solo per puro spirito di salvaguardia. Il problema infatti è noto. Spesso vengono realizzate aree sottoposte a vincolo ambientale non tanto per amore della natura, ma perchè in questo modo va creato un nuovo ente, con tano di consigli di amministrazione, manager, dipendenti e quant'altro. E sappiamo tutti che la creazione di enti è una delle passioni del nostro paese!

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