La cassaforte di Cupertino
Solo poco tempo fa Apple ha candidamente ammesso di avere più di 100 miliardi di dollari, liquidi, in banche estere, mentre sarebbero "solo" 55 i miliardi, sempre in dollari, che il colosso di Cupertino dichiara di possedere in vari conti correnti negli Stati Uniti. Cifre pazzesche come vediamo, ma che sono la logica conseguenza di un mercato straordinario e che non conosce nessun tipo di crisi, quello dell'elettronica di consumo, in cui l'azienda americana, anche se meno che in un recente passato, la fa ancora da padrona e che, naturalmente, genere risosrse veramente straordinarie.
I re dell'elusione
Ora, il problema è che se decidesse di portare negli Stati Uniti questi 100 miliardi depositati all'estero una buona parte delle risorse se ne andrebbe in tassazione, cosa che alle grandi aziende proprio non piace. Da questo punto di vista i colossi dell'elettronica e di internet, Google in testa, sono dei veri e propri geni di quella che comunemente viene definita "elusione fiscale", ma che loro chiamano "ottimizzazione"!
Paradisi fiscali e simili
Del resto gli strumenti e le soluzioni utili per evitare di pagare i tributi che invece noi comuni mortali non possiamo evitare ci sono e sono differenziati. Tralasciamo pure i paradisi fiscali allo stato pure, e rimaniamo in Europa, non sono pochi i paesi che si mettono a disposizione di giri finanziari che poi in un modo o nell'altro permettono di non sapere nemmeno cosa sono le imposte. Basti pensare, oltre alla solita Svizzera e al Lussemburgo, all'Irlanda, sede finanziaria di Google, e all'Olanda.
Come ti pago i dividendi
Ma torniamo alle esigenze di Apple, chiamiamole pure così. Il problema dell'azienda di Cupertino non è certo quello di come tirare a campare, ma di come pagare i dividendi ai suoi azionisti senza incappare nelle maglie del fisco americano, non certo esigente come quello italiano ma molto poco tenero con chi non rispetta le regole. Anzi, a dir la verità ti sbatte proprio in galera. Senza tanti complimenti e sul serio.
L'iBond
Da quì i guru interni, in questo caso non del nuovo smartphone ma di come distribuire dividendi senza pagare un solo centesimo al contribuente americano, hanno escogitato la soluzione giusta: un bond, e tutto passa!
In pratica invece di portare i soldi in America verrà chiesto un prestito al mercato, pagando un interesse che certo sarà molto inferiore a quanto pagherebbe di tasse in patria, si parla di un rendimento intorno al 2,8%, lo stesso del titolo, e con quello distribuirà i dividendi agli azionisti.
La maxi emissione
L'operazione verrà gestita da Deutsche Bank e Goldman Sachs, che cureranno il collocamento, con l'obiettivo di raccogliere dai 15 ai 18 miliardi di dollari. Se l'operazione si concretizzerà in queste dimensioni, Apple non chiede soldi al mercato dal 1997, si tratterà della più importante emissione di obbligazioni della storia di una società non finanziaria.