Svizzera - Stop al segreto bancario anche per i residenti

Una svolta culturale

Tra le tante iniziative che il Governo della Confederazione elvetica sta mettendo in atto per non incorrere negli strali della comunità internazionale, che ora sembra sinceramente intenzionata a portare a termine una battaglia vera contro i furbetti del fisco, quella annunciata proprio in questi giorni potrebbe essere una delle più rivoluzionarie per i nostri vicini di casa, anche e soprattutto dal punto di vista culturale.
Certo, l'annuncio che il segreto bancario potrebbe scomparire anche per i residenti rappresenta veramente una svolta, qualcosa che solo fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata impossibile da realizzare e che oggi fa gridare allo Stato di polizia, una cosa inconcepibile per chi storicamente è sempre stato abituato ad una realtà che oggi qualcuno propone di stravolgere.

Tremano in tanti

Ad essere colpiti da una norma del genere sarebbero naturalmente anche tutti coloro, in genere soggetti piuttosto facoltosi, che la residenza ce l'hanno solo di comodo. Insomma tanti evasori di diversi luoghi al mondo, e sappiamo che da questo punto di vista i nostri connazionali sono al top della classifica, chiamiamola così. Un vero trauma, e non solo per chi al suo fisco nazionale ha detto bye bye, ma anche per tutti coloro che hanno visto nelle banche svizzere un rifugio sicuro, ancora di più se residenti, per le loro risorse, frutto spesso di attività illecite di tutti i tipi.

C'è chi avanza proposte

Naturalmente la notizia ha generato immediatamente una piccata levata di scudi da parte dei tanti che considerano la cosa un totem intoccabile della loro cultura sociale. Qualcuno potrebbe obiettare che le ragioni vere di questo rifiuto sono ben diverse e molto più pratiche, ma è innegabile che la cosa rappresenterebbe comunque una svolta anche culturale non indifferente.
C'è anche chi, convinto che ormai la decisione sia stata presa, propone, prima dell'entrata in vigore della medesima, una sorta di maxi-amnistia per gli evasori locali. E già. Si è sempre parlato della Svizzera come di un paese dove il rapporto tra fisco e contribuente è fatto di trasparenza e semplicità che noi, purtroppo, possiamo solo sognare. In effetti sarebbe stupido e assurdo non riconoscere che le cose nella maggior parte dei casi stanno esattamente in questo modo, ma evidentemente il problema del mancato pagamento delle tasse, anche se in misura largamente inferiore alla nostra, esiste anche per gli elvetici.

Mettiamolo nella Costituzione

Ma torniamo alla notizia del giorno, la possiamo definire in questo modo, visto il vespaio di polemiche che sta generando in un paese dove il segreto bancario è stato sempre visto come un principio inviolabile legato al diritto sacrosanto del cittadino di non dover rendere conto a nessuno della sua vita privata.
Non a caso la proposta dell'odiatissima Ministra delle Finanze Eveline Widmer-Schlumpf ha subito avviato una raccolta firme organizzata da tutti i partiti in Parlamento, tranee Verdi e Socialisti, per organizzare un referendum che inserisca l'inviolabilità del proprio conto corrente nella Costituzione. Insomma, proprio non si deve fare questa assurdità, lamentano un po' tutti.
La considerazione che i promotori della raccolta firme fanno prima di tante altre a sostegno dell'iniziativa è che una misura come quella proposta dalla Widmer-Schlumpf cambierebbe totalmente le cose trasformando il rapporto di fiducia tra fisco e contribuente, in uno Stato di polizia tributaria incompatibile con i principi basilari della cultura elvetica.

L'obiettivo

Detto della levata di scudi nazionale, quali sono le ragioni per cui il Governo federale intende infrangere un tabù ormai secolare?
A detta di molti la ragione principale di un'iniziativa di questo genere è rappresentata dalle pressioni a livello internazionale per evitare quella che fino ad oggi è stata una vera e propria attività industriale: la protezione di evasori e altri soggetti poco limpidi in giro per il mondo.
Nella sostanza il vero obiettivo non sembra quello di individuare i furbetti nazionali, ma di porre termine alle cittadinanze, spesso fittizie, di tanti stranieri ormai trasformati dall'azione di vari organismi internazionali da risorsa a problema.

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