Continui cambiamenti
Ci siamo abituati ormai, negli ultimi anni, ad un continuo balletto sulle regole del cosiddetto "regime dei minimi", nella sostanza la fiscalizzazione di autonomi e free lance che fatturano fino a 30.000 euro all'anno. E' un continuo cambiare aliquote, condizioni e durata. Certo, si capisce la delicatezza dell'argomento, visto lo stato delle nostre finanze, sempre con l'acqua alla gola del debito pubblico tra l'altro in forte crescita ed una spesa pubblica che non si riesce a gestire in modo oculato. Comunque, vediamo cosa dice la nuova normativa al riguardo e cosa cambia rispetto alle regole precedenti.
La nuova disciplina
Bene. Cominciamo innanzitutto ad abituarci alla denominazione "regime forfettario", come viene definita adesso la disciplina dei minimi, che rappresenta sostanzialmente le regole che gestiscono la partita iva a regime agevolato, dall'inizio del 2016, con la nuova legge di stabilità, l'unica esistente. Vediamo quali sono le caratteristiche principali e i requisiti necessari per accedere.
- Chi può accedere
Chi, nello scorso anno fiscale, ha realizzato un fatturato inferiore ai 30.000 euro e beni strumentali per un valore inferiore ai 20.000 euro. Ricordiamo che per beni strumentali si intende l'insieme delle attrezzature necessarie a gestire la propria attività lavorativa, vale a dire eventuali macchinari, computer, mobili, etc.
- Nessun limite temporale
A differenza delle vecchie regole, che prevedevano un massimo di 5 anni a regime agevolato, basta rispettare le condizioni, vale a dire il fatturato sotto i 30.000 euro, per poter usufruire del forfettario.
- Imposta
Si paga un'aliquota Irpef del 15%, contro il 23/27% di una normale partita iva, per le attività già esistenti. Il 5% per le start up, vale a dire per le nuove attività. A questo vanno aggiunti, ovviamente, i contributi pensionistici, materia complessa, va detto.
- Cosa non è presente
Rispetto al normale regime fiscale non è presente l'Iva, l'Irap e gli studi di settore.
- A chi conviene
Banalmente, a piccoli artigiani, commercianti e ai tanti lavoratori autonomi a basso reddito. Il freelance sembra quello maggiormente avvantaggiato.
Tanti aderiscono
Come è ovvio immaginare, vista la pressione italiana, a dir poco insostenibile, soprattutto per chi ha un reddito aziendale basso, al nuovo regime forfettario ha aderito il 34,6% delle partite Iva aperte quest'anno (dati del Ministero dell'Economia relativi al solo mese di Marzo).
Conviene o no?
La domanda potrebbe sembrare sciocca, ma in effetti vanno fatte delle valutazioni a seconda di una serie di condizioni. Va considerato, infatti, il fatto che con il regime forfettario agevolato non ci sono oneri deducibili. Nella sostanza, se si sostengono spese per le cure mediche, per un mutuo, per la ristrutturazione della casa e così via queste non si possono dedurre dalla dichiarazione dei redditi!
Va da sè che un regime agevolato conviene soprattutto per chi ha intenzione di aprire una nuova attività, pagando quindi un'aliquota Irpef del 5%, e magari non ha famiglia. A queste condizioni, e con previsioni di basso reddito, almeno in una fase iniziale, il regime forfettario può essere conveniente.
Conclusioni
Nonostante non manchino le perplessità su alcuni fattori che potrebbero contribuire all'aumento dell'evasione fiscale e dello sfruttamento del lavoratore, di cui ci occuperemo in un altro articolo, la nuova disciplina del regime agevolato prevede un bell'imput per chi avvia una nuova attività. Questo è il soggetto che maggiormente può ricevere un vantaggio dalle nuove regole. Certo, manca nella visione generale del legislatore una prospettiva di sviluppo a medio e lungo termine. Insomma, si dice a chi avvia una nuova impresa "ti do un po' di respiro all'inizio, poi però te la devi cavare da solo". Comunque è già qualcosa.