Le conseguenze per debiti non pagati

Nonostante l'italiano sia uno dei popoli più risparmiosi al mondo, e tra quelli meno indebitati, non sono pochi coloro che hanno a che fare con banche e finanziarie, parliamo del classico mutuo per la casa, così come del prestito per acquistare l'automobile, per esempio. Ovviamente, può sempre succedere nella vita che non si riesca ad onorare un debito contratto, anche con privati, oltre che con i classici istituti di credito. Vedremo nel corso dell'articolo cosa succede se non si pagano i propri debiti, cosa si rischia e quali sono le conseguenze più importanti al nostro patrimonio. A cosa andiamo incontro, insomma, sia nel caso di debiti bancari e con finanziarie che con privati. Tratteremo, quindi, in modo approfondito, il tema della messa in mora del debitore e dell'azione esecutiva che precede l'esproprio dei beni del soggetto insolvente, se non si passa al pagamento dei propri debiti. Vedremo anche come funziona il pignoramento del conto corrente e dello stipendio, così come il fermo amministrativo dell'automobile, nel caso in cui non si paghino le tasse locali, soprattutto IMU e TARI, come stabilito dalla Legge di Bilancio 2020. Ma prima diamo un'occhiata veloce a quelle che sono soluzioni alternative ai prestiti concessi da banche e finanziarie, i soggetti che, in caso di insolvenza, possono procedere in modo più spedito al pignoramento dei beni del debitore.

I prestiti tra privati

Negli ultimi tempi il prestito tra privati sta prendendo sempre più piede (nell'articolo di approfondimento trovate informazioni sulle normative in vigore, tipologie di contratti e così via), anche in forme decisamente più moderne rispetto al passato, come ad esempio il Social Lending, l'utilizzo di piattaforme online che mettono in comunicazione soggetti disposti a prestare soldi e altri che invece sono alla ricerca di un piccolo credito. Queste tipologie di prestiti si dimostrano utili, infatti, soprattutto per ottenere piccoli finanziamenti, che però possono crescere nel tempo, man mano che si conquista la fiducia degli utenti prestatori sulla piattaforma, ma ne parliamo approfonditamente nell'articolo sul social lending, il prestito tra privati online, appena linkato.

Anche senza garanzie

Nel caso in cui si utilizzino le piattaforme online di social lending per richiedere un finanziamento, alcune garanzie sono comunque dovute, ma esistono diverse soluzioni per ottenere un prestito senza garanzie, ne parliamo in modo approfondito nell'articolo linkato, utili soprattutto per chi non può accedere ai normali canali creditizi, come disoccupati, protestati, soggetti inseriti nelle varie liste di cattivi pagatori, per debiti non pagati precedentemente, chi è senza busta paga e così via. In questi casi, infatti, l'istruttoria creditizia comporta sempre un esito negativo. Uno degli strumenti maggiormente utilizzati da chi non può dare garanzie è quello dei prestiti cambializzati, forse la soluzione più veloce e sicura, ma che presenta anche dei pericoli. Se non si riesce a ripagare il proprio debito, infatti, gli interessi possono veramente esplodere. Se siete interessati all'argomento, ne parliamo in dettaglio nell'articolo di approfondimento. Bene, adesso possiamo vedere cosa succede quando non si riesce a pagare un debito contratto con un creditore, che sia un privato oppure un istituto bancario o una finanziaria.

Cosa rischia il debitore insolvente

Stabiliamo innanzitutto una verità, visto che su Internet circolano voci contrastanti e molto spesso anche false: non pagare i propri debiti non è reato! L'unico caso in cui si può andare incontro a problematiche con la legge è quello dell'insolvenza fraudolenta, ma questo è un altro discorso. Quando non si riesce ad onorare il proprio debito, nella sostanza, l'unica cosa che si rischia è quella del pignoramento dei beni, mobili o immobili che siano, il tutto preceduto da alcune procedure stabilite da leggi e normative, come vedremo più avanti quando parleremo della messa in mora del debitore e dell'azione esecutiva che precede il pignoramento e l'espropriazione forzata dei beni del soggetto insolvente.

Il patrimonio personale come garanzia

Se vogliamo, nel momento in cui contraiamo un debito, il nostro patrimonio fa automaticamente da garanzia al prestito ricevuto. Parliamo di beni come l'automobile, i mobili e gli elettrodomestici, giusto per fare un esempio, di una quota dello stipendio o della pensione, i nostri risparmi e addirittura la casa di proprietà, anche se con una trafila burocratica piuttosto complessa, come è ovvio. La possibilità di pignorare i nostri beni, o una parte di essi, va a garantire il creditore di fronte all'insolvenza del debitore. Nel caso di debiti non pagati con banche e finanziarie, inoltre, c'è il rischio concreto di essere inseriti in liste di cattivi pagatori, delle banche dati nella sostanza, che poi renderanno praticamente impossibile, almeno per un certo numero di anni, la concessione di prestiti e finanziamenti. La possibilità di pignorare i beni del debitore, è bene chiarirlo, è prevista dal Codice Civile, così come l'ereditarietà dei debiti. Ma precisiamo. I figli sono responsabili dei debiti dei genitori se accettano un eventuale eredità, nei confronti della quale può scattare il pignoramento, parziale o totale a seconda dei casi. Se invece si rifiuta l'eredità, allora non si è responsabili dei debiti contratti dal genitore.

Se non paghiamo il mutuo

Prima di approfondire la normativa vigente relativa al mancato pagamento dei debiti, vi consigliamo la lettura di alcuni nostri articoli su un problema piuttosto comune, vale a dire quello dell'impossibilità di sostenere il prestito ottenuto per la propria abitazione, in genere per l'acquisto della prima casa, che prevede anche tutta una serie di agevolazioni, soprattutto per le giovani coppie, di cui parliamo nell'articolo appena linkato. Nel caso in cui vi stiate chiedendo cosa succede se non si riesce ad onorare il prestito ottenuto per l'acquisto della casa, vi consigliamo l'articolo sulle conseguenze di un mutuo non pagato, dove troverete tutte le informazioni del caso sui tempi, i ritardi nei pagamenti prima che scattino le procedure di pignoramento dei beni, come vengono calcolati gli interessi di mora, la segnalazione Crif e Sic, le banche dati dei cattivi pagatori, e tanto altro. Naturalmente, anche nel caso in cui qualcuno, in genere un genitore, abbia garantito per voi, ci sono conseguenze per il mancato pagamento del debito contratto con una banca o una finanziaria, in genere. A questo proposito abbiamo approfondito l'argomento nell'articolo sulle conseguenze per il garante di un mutuo non pagato, a cui vi rimandiamo per avere tutte le informazioni del caso.

La scappatoia surrogazione

Prima di arrivare al punto di non riuscire a pagare le proprie rate, valutiamo la possibilità di usufruire di un'opzione che può essere molto vantaggiosa, a condizione di possedere determinati requisiti. Parliamo della surroga del mutuo, un diritto stabilito dalla legge che può aiutarci ad affrontare un momento di difficoltà economica e quindi di sostenibilità del debito contratto per l'acquisto della casa. La surrogazione, per essere vantaggiosa, ha bisogno di determinate caratteristiche, prima fra tutte un periodo di ammortamento da sostenere ancora piuttosto sostanzioso, altrimenti si rischia il rifiuto della banca a cui facciamo richiesta, oppure di pagare tassi di interesse maggiori di quelli concordati con il vecchio contratto. Nell'articolo linkato spieghiamo in dettaglio come funziona la surrogazione del mutuo, quando è conveniente, quali sono i requisiti necessari, i costi e la tempistica.

Debiti non pagati - cosa succede

Nel momento in cui si hanno debiti con banche, finanziarie o privati, se non si riesce a ripagare il prestito ottenuto, o finanziamento che sia, si rischia naturalmente il pignoramento e l'esproprio dei beni, ma tutto questo è preceduto dalla messa in mora del debitore e quindi dall'azione esecutiva, che permette di passare direttamente all'esproprio forzato dei beni del soggetto insolvente.

Messa in mora del debitore

Quando non si riesce a pagare i propri debiti, prima di arrivare al pignoramento e quindi all'esproprio dei beni di cui si è in possesso, ci si trova invischiati in una procedura costituita da vari gradi di giudizio. Il primo di questi è la messa in mora del debitore, che ha come immediata conseguenza il pagamento di interessi legali e di eventuali danni al creditore. Insomma, il ritardato pagamento dei debiti comporta subito delle spese da sostenere, spesso anche piuttosto pesanti. La messa in mora del soggetto che ritarda il pagamento di un debito è fondamentalmente un automatismo e non necessita di atti formali, anche se naturalmente il creditore procederà all'invio di lettere di sollecito del pagamento dovuto. Vediamo un elenco di possibili situazioni che portano alla messa in mora di un debitore, oltre naturalmente alla inevasa restituzione di un prestito, finanziamento o mutuo che sia.

  • Mancato pagamento di un oggetto venduto precedentemente e consegnato
  • Saldo canoni di affitto per immobili residenziali o locali commerciali
  • Mancato pagamento per comportamenti illeciti del debitore (incidenti, danni alle cose o alle persone e così via)
  • Stipendi e fatture per collaborazioni professionali
  • Qualunque promessa di pagamento (per iscritto) non onorata

Azione esecutiva

Nel caso in cui il debitore persista, nonostante i solleciti e la messa in mora, a non pagare quanto dovuto, allora il creditore può avviare la procedura per il recupero di quanto a lui spettante. In questo caso è necessario che il creditore sia in possesso di un cosiddetto "titolo esecutivo", vale a dire un documento che autorizzi la procedura che porta infine all'esproprio forzato dei beni. Vediamo un elenco di quelli che possono essere considerati i principali titoli esecutivi, vale a dire documenti che certificano il credito di cui si ha diritto. A questo proposito, prima di procedere oltre, vi consigliamo la lettura dell'articolo di approfondimento su come funzionano le cambiali. Questo particolare titolo di credito, infatti, non richiede un decreto ingiuntivo di un giudice per passare all'esproprio dei beni del debitore insolvente, quindi risulta molto forte in quanto a garanzie del creditore, da qui il suo successo come forma di pagamento dilazionato nel tempo, ma con dei rischi notevoli per il debitore insolvente. Se vi può interessare, leggete anche l'articolo su come funziona il pagherò cambiario, la cambiale maggiormente utilizzata nell'uso comune. Bene, procediamo all'analisi dei principali titoli esecutivi a garanzia del creditore.

  • Promessa di pagamento (assegno, cambiale e così via)
  • Sentenza di condanna
  • Provvedimento di sfratto
  • Decreto ingiuntivo
  • Verbale di conciliazione
  • Contratti

Atto di precetto

Se il debitore, nonostante i solleciti, la messa in mora e l'attuazione della procedura esecutiva, continua a non pagare il suo debito, allora il creditore può mettere in atto i passaggi conclusivi che portano al pignoramento e all'espropriazione forzata vera e propria dei beni del soggetto insolvente. Va effettuata innanzitutto la notifica al debitore del titolo esecutivo, mediante ufficiale giudiziario, quindi si invia l'atto di precetto, in cui si intima il pagamento del debito contratto entro un tempo massimo di 10 giorni. Se entro tale termine il debitore non paga quanto dovuto, si può procedere all'esproprio dei beni. L'atto di precetto, è bene ricordarlo, ha una durata di 90 giorni, quindi 3 mesi, scaduti i quali, se non si è ancora proceduti all'esproprio dei beni, è necessario notificarne un altro.

L'esproprio dei beni

Al termine della trafila burocratica vista in precedenza il creditore può finalmente, dal suo punto di vista, mettere in atto il pignoramento e l'esproprio forzato dei beni del debitore insolvente. Le risorse, per esempio sul conto corrente o provenienti da stipendio o pensione, vengono subito consegnati al creditore, mentre i beni espropriati, come arredi, automobile, immobili e così via, vengono presi in consegna dall'Istituto Vendite Giudiziarie, che provvederà a metterli all'asta e quindi a saldare il creditore. Va detto che il creditore, se i beni pignorati hanno un valore economico ben determinato, può chiedere la cosiddetta "assegnazione diretta", invece della vendita giudiziaria. Prima di vedere come funzionano le tre tipologie di espropriazione forzata, vediamo quali sono i beni esclusi dal pignoramento, in caso di insolvenza di chi è tenuto al pagamento di un debito.

Esclusioni dal pignoramento

Riassumendo: non si possono pignorare ed espropriare i beni che hanno un valore affettivo o religioso e quelli necessari allo svolgimento della vita del debitore. Vediamo una lista riassuntiva di quello che non è pignorabile.

  • Beni commestibili e combustibili funzionali al mantenimento del debitore e della sua famiglia (per un mese)
  • Armi ed altri oggetti con obbligo di detenzione per funzioni di pubblico servizio
  • Anelli nuziali e beni necessari alla gestione dell'ambito familiare (letti, tavoli, sedie, frigorifero, stufe e così via)
  • Oggetti sacri o per riti di culto
  • Animali da compagnia
  • Animali di sostegno alla disabilità
  • Scritti personali o di famiglia

Va aggiunto che sono solo parzialmente pignorabili i beni funzionali all'esercizio della professione del debitore (in genere solo fino ad un massimo di 1/5 dei beni totali), così come eventuali crediti non riassumibili in una lista in quanto spesso effetto della decisione del Presidente del tribunale o del giudice delegato, a seconda del contesto (quantità del debito inevaso, condizioni del debitore e così via). Bene, dopo aver visto quali beni del debitore insolvente non possono essere pignorati, analizziamo le tipologie di esproprio a disposizione del creditore.

Esproprio mobiliare presso domicilio del debitore

Questa è la situazione più classica, che certo tanti italiani conoscono, visto che è piuttosto comune. Su richiesta del creditore un ufficiale giudiziario si reca presso il domicilio del debitore e redige un verbale in cui elenca i beni che possono essere pignorati. La scelta, da questo punto di vista, spetta all'ufficiale giudiziario, su una base di parametri come la possibilità di venderli velocemente, lo stato delle cose e così via. Va detto che anche l'avvocato del creditore, che accompagna l'ufficiale giudiziario, può partecipare alla scelta dei beni da pignorare ed espropriare. Si possono espropriare mobili, elettrodomestici, televisori, quadri e tappeti, così come anche eventuale denaro liquido a disposizione del debitore, gioielli e il contenuto di una cassaforte, se presente nell'abitazione. Dopo aver redatto il verbale, l'ufficiale giudiziario provvederà a nominare un custode dei beni pignorati e a depositare il verbale stesso presso la cancelleria del giudice. A questo punto tutto è pronto per la vendita all'asta dei beni espropriati del debitore insolvente. L'asta giudiziaria prevede tre tentativi di vendita che, se infruttuosi, portano alla restituzione di quanto pignorato al debitore e la possibilità per il creditore di attuare il pignoramento di altri beni, fino ad ottenere quanto dovuto. Va precisato che quando si parla di espropriazione forzata presso il proprio domicilio si intende anche luoghi di cui il debitore abbia il diritto di usufrutto.

Pignoramento dell'automobile

L'esempio più classico è quello dell'automobile parcheggiata in un box, posto macchina e così via. In questo caso anche l'automobile del debitore potrà essere pignorata. A questo proposito, va precisato che l'esproprio dell'automobile di proprietà del debitore insolvente può avvenire anche con la semplice intimazione a consegnare il mezzo presso l'istituto vendite giudiziare. In pratica, l'ufficiale giudiziario non ha l'obbligo di recarsi presso il domicilio di chi non ha provveduto al pagamento dei propri debiti per espropriargli l'automobile, ma può limitarsi ad una semplice visura presso il Pubblico Registro Automobilistico (PRA), anche solo per via telematica.

Pignoramento beni presso terzi

Anche se con delle problematiche maggiori rispetto all'esproprio dei beni direttamente posseduti, soprattutto a livello burocratico, il creditore di un debito non pagato può procedere al pignoramento dei beni anche quando questi sono posseduti da soggetti terzi. Un esempio può essere quello dell'automobile prestata ad un amico o parente che sia, ma vale per qualunque altro bene risulti di proprietà del debitore insolvente ma in possesso di un altro soggetto. In effetti, però, il caso più comune di pignoramento ed esproprio dei beni presso terzi è quello di un credito del debitore nei confronti di un altro soggetto, parliamo quindi dello stipendio, della pensione o del conto corrente. Ci sono ovviamente delle regole da rispettare. Vediamole.

  • Stipendio
  • Non si può privare una persona di quello che gli serve per vivere, quindi la legge dice che si può pignorare un valore corrispondente ad un massimo di un quinto dello stipendio netto in busta paga. Se, in seguito ad un prestito o mutuo che sia, il debitore insolvente ha già impegnato un quinto del suo stipendio, quest'ultimo non verrà escluso dal valore netto della busta paga, quindi il quinto pignorabile sarà al lordo di quello impegnato per rimborsare il finanziamento in corso.

  • Pensione
  • Anche in questo caso si può pignorare un valore massimo equivalente ad un quinto della pensione, ma nel calcolo va effettuata la decurtazione del cosiddetto "minimo vitale", che corrisponde alla pensione sociale aumentata della metà del suo valore.

  • Conto corrente
  • Si può espropriare, dal conto corrente di chi non paga un debito, solo la somma eccedente il triplo dell'assegno sociale, naturalmente fino a coprire il debito inevaso e gli eventuali costi sostenuti per rientrare in possesso del proprio credito. Tutto questo per somme derivanti da stipendio o pensione. Per somme che invece sono il frutto di versamenti di diversa natura vale la regola dell'esproprio fino al 100% delle somme giacenti sul conto del debitore insolvente.

Esproprio immobiliare

Abbiamo parlato delle problematiche legate al pignoramento di un immobile nel caso in cui sia sottoposto ad ipoteca nel nostro articolo su come funziona l'ipoteca sulla casa, dove troverete informazioni dettagliate sulle procedure di esproprio di questo bene, che, soprattutto se è la prima abitazione, gode di un trattamento particolare e diverso da altri beni di proprietà di chi non paga un debito contratto. Nel caso specifico di cui ci occupiamo oggi, quello dell'esproprio dei beni dei debitori insolventi, anche il pignoramento di un immobile segue le procedure viste in precedenza, vale a dire un atto che individua il bene da espropriare, l'indicazione del credito inevaso, il titolo esecutivo e quindi il precetto, di cui abbiamo parlato precedentemente. L'ufficiale giudiziario provvederà quindi all'ingiunzione con cui intima al debitore insolvente l'impossibilità di disporre del bene in oggetto, nel nostro caso l'immobile sottoposto ad esproprio. Il tutto verrà trascritto presso la Conservatoria dei Registri immobiliari. Infine, almeno fino al momento dell'effettiva vendita, il debitore potrà continuare ad abitare nell'immobile espropriato.

Prescrizione e nullatenenza

Se il creditore non esercita nessuna azione coercitiva per costringere il debitore ad assolvere al suo compito, il debito contratto verrà estinto mediante l'istituto della prescrizione. Oltre tale termine, che dipende dal tipo di credito e non è quindi possibile stabilirlo entro un periodo determinato, il credito di cui si ha diritto non risulterà più esigibile. Per quanto riguarda le conseguenze di un debito non pagato da parte di chi risulta nullatenente, quindi senza un reddito, fondamentalmente non si rischia nulla. Insomma, a differenza di quanto avviene in altri paesi, per debiti non pagati in Italia non si va in galera. Lo stesso dicasi per i beni pignorabili: se non si ha nulla di proprietà, nessuno può forzare un pagamento né imporre sanzioni di qualunque tipo. Nel caso in cui il creditore sia una banca o una finanziaria, come abbiamo spiegato in diversi degli articoli linkati in precedenza, allora è possibile la segnalazione, cioè l'inserimento, nelle varie liste di cattivi pagatori, come la Centrale Rischi interbancaria oppure le Sic, Crif e così via. Attenzione però, perché se il creditore invia periodicamente solleciti di pagamento del debito inevaso, la prescrizione non verrà mai applicata. In questo caso, se il debitore diventa titolare di un reddito, per esempio da lavoro, o di un bene di qualunque tipo, nel caso in cui non assolva al pagamento di quanto dovuto può subire la procedura di pignoramento ed esproprio descritta in precedenza.

Pignoramento ed esproprio per tasse locali

La Manovra finanziaria 2020 ha decretato la novità del pignoramento del conto corrente, dello stipendio e del fermo amministrativo dell'automobile nel caso in cui non risulti evaso il pagamento di alcuni tributi locali, soprattutto IMU e TARI, la tassa sui rifiuti. Naturalmente, si può procedere anche, se non è possibile diversamente, all'esproprio di beni immobili ed immobili. Anche in questo caso, pur trattandosi di amministrazione pubblica e non di un privato, banca o finanziaria che sia, si può essere soggetti all'esproprio di quanto presente sul nostro conto corrente, ma anche di una parte dello stipendio o del fermo amministrativo dell'automobile. In pratica, agli enti locali vengono concessi gli stessi poteri e mezzi dell'Agenzia delle Entrate. Naturalmente, prima di procedere in questo senso, solo dopo che il contribuente non abbia risposto all'avviso di accertamento e all'intimazione di pagamento da parte dell'ente locale riscossore. Il contribuente ha tempo 60 giorni per fare ricorso, trascorsi i quali può essere soggetto al procedimento esecutivo con cui l'ente locale ha il diritto di rientrare in possesso delle somme dovute. È prevista anche la possibilità di saldare il proprio debito con una soluzione rateizzata (da un minimo di 4 ad un massimo di 72 rate). Gli enti locali non possono attuare procedure di pignoramento ed esproprio per il mancato pagamento delle multe stradali.

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