Cosa fare con i titoli bancari - Vendere o comprare

L'interdipendenza

Come sappiamo le nostre banche possiedono in portafoglio una grande quantità di debito pubblico nazionale. Questo genera una diretta dipendenza, agli occhi dei mercati, degli istituti di credito dalla condizione dello Stato italiano e quindi, ogni volta che lo spread tra noi e la Germania sale, le loro azioni scendono di valore.
Insomma per le logiche del mercato c'è una relazione inversamente proporzionale tra le due cose. Le cose adesso sono ancora più complesse, vista la nuova fissazione del Governo tedesco, vale a dire la pretesa che ci sia una regola che imponga una quantità massima di Titoli di Stato posseduti. Una cosa che nel nostro caso rappresenterebbe un vero e proprio terremoto. Certo la cancelleria teutonica deve affrontare tante resistenze al riguardo, ma le intenzioni sembrano serie e molto determinate. Vedremo cosa succederà.

Valutiamo i rischi

Non dobbiamo comunque farci prendere dal panico se abbiamo in portafoglio azioni delle nostre banche e le cose vanno male. Ovviamente tutto dipende dalla fiducia che abbiamo nei confronti del nostro paese, anche se la crazione del fondo Atlante, di cui parleremo a breve, da questo punto di vista dovrebbe rappresentare una garanzia, almeno parziale, su cui si può fare affidamento. Del resto il fine ultimo di questo fondo sembra proprio quello di scongiurare le crisi sistemiche del sistema bancario, cosa che ovviamente fa comodo a tutti. A questo bisogna aggiungere il fondo da 20 miliardi pensato dal Governo proprio per intervenire nei confronti degli istituti finanziari in difficoltà.

Il 2018 tra luci e ombre

Personalmente penso che le voci di default delle nostre banche che ogni tanto qualcuno tira fuori sono baggianate. Insomma, non fatevi prendere dal panico, la cosa servirebbe solo a non ragionare e come dice un vecchio detto "La gatta frettolosa fa i gattini ciechi"! Bene, prima di parlare in dettaglio dei titoli bancari migliori su cui investire, quelli da comprare, detto in parole povere, ma anche se conviene vendere o meno in questo periodo, e fare un po' di previsioni per il 2018, diamo un'occhiata allo strumento messo in piedi per fronteggiare l'ondata di sfiducia che sta colpendo il nostro sistema bancario.

Il Fondo Atlante

A protezione degli istituti in difficoltà

Allora, vediamo un po', in sintesi ovviamente, cos'è e come funziona il Fondo Atlante, che altro non è che un fondo di investimento alternativo.
In breve, l'intenzione dei partecipanti a questa iniziativa è quella di aiutare le banche che possono aver bisogno di un aumento di capitale, ma anche di sostenerle nella gestione dei tanti crediti in sofferenza del settore, che si possono così deconsolidare dai bilanci. Della dotazione di circa 5, 6 miliardi il 70% è destinato agli aumenti di capitale, il 30% alla gestione dei crediti in difficoltà. Riassumiamo un attimo quelle che sono le caratteristiche più importanti del Fondo Atlante.

A cosa serve

  • Gestione aumenti di capitale come richiesto dall'Autorità di Vigilanza per le banche in difficoltà.
  • Rilevamento di crediti in sofferenza.

Finanziatori

Vediamo da chi è composto il Fondo Atlante, insomma, chi partecipa a questa iniziativa.

  • Fondazioni bancarie.
  • Grandi istituti italiani.
  • Cassa Depositi e Prestiti (CDP).
  • Investitori vari (soprattutto assicurazioni ed enti previdenziali).

Altro

Naturalmente il Fondo Atlante prevede un regolamento apposito ed anche un rendimento per soci ed azionisti partecipanti.

  • Il Governo ha agevolato l'iniziativa con una serie di norme apposite.
  • L'Unione Europea attenziona il Fondo per evitare che ci siano aiuti di Stato.
  • E' stato stimato un rendimento del 6% annuo.

Vendere o comprare nel 2018

Bene, dopo aver dato un'occhiata al Fondo Atlante, come abbiamo detto mirato ad evitare soprattutto crisi sistemiche del settore bancario italiano, torniamo all'argomento odierno: Quali sono le prospettive per il 2018? Quali sono i titoli bancari più a rischio e quelli su cui conviene investire?
Prima di dare uno sguardo all'andamento delle quotazioni delle azioni bancarie più importanti e significative nel nostro paese, vediamo come ci dobbiamo muovere in generale, a seconda delle azioni messe in atto dai nostri istituti, considerando, naturalmente, il momento particolarmente difficile che però, se ci si muove con intelligenza e consapevolezza, può regalare ottimi rendimenti.

Se c'è un aumento di capitale?

In questo caso ogni azionista riceve un certo numero di diritti di opzione, che può esercitare o rivendere sul mercato.
Le dinamiche del mercato ad un evento di questo tipo non seguono di per sé una logica precisa e dipendono da tanti fattori. Quindi il prezzo delle azioni non deve per forza salire, altrimenti le cose vanno male, come può essere portato a pensare qualcuno.
Quindi anche quì il consiglio è di avere pazienza. Se volete liberarvi dei vostri titoli bancari, perchè avete bisogno di liquidità o per stare più tranquilli, fatelo sempre al momento giusto, mai sull'onda delle emozioni, o perderete solo soldi. Leggete, informatevi, seguite l'andamento delle cose, guardate cosa fanno i grandi investitori, confrontate le previsioni di diversi analisti del settore, anche stranieri. Al momento giusto, se volete realizzare, vendete. Se invece siete un investitore che vuole puntare proprio sul fattore incertezza, aspettate il momento più favorevole e comprate, ma puntando a realizzare un utile sul medio e lungo termine. Questo è un periodo di aggregazioni bancarie, di cessioni e aumenti di capitale, comprare azioni nel momento di maggior debolezza e, con coraggio, conservarle per il futuro, anche non a lunghissimo termine, può regalare veramente belle soddisfazioni.

Conviene vendere quando la borsa scende?

In un periodo di grandissima volatilità come questo la scelta della vendita di un titolo bancario, o dell'acquisto indovinando i tempi giusti, può fare veramente la differenza. Insomma chi è capace e ha sangue freddo può fare soldini importanti, se si muove nel modo giusto.
Se proprio si vuole vendere, bisogna considerare la quota di perdita che si è disposti ad accettare. Nel caso di un piccolo risparmiatore, come sappiamo, possedere all'interno del proprio portafoglio una quota di azioni bancarie superiore al 20-25% è piuttosto pericoloso, a meno che del pericolo non si faccia il proprio mestiere!
Questo significa che, nel caso in cui la quota sia ristretta al di sotto della soglia del 20% e vogliamo proprio liberarci dei titoli che consideriamo a rischio, una perdita del 10% sul totale del nostro investimento può essere accettabile, ma ovviamente dipende dalle esigenze di ognuno.
L'ideale è approfittare dei rimbalzi in borsa per liberarsi gradualmente dei titoli bancari in salita e aspettare invece per gli altri. Seguendo questa logica si può tranquillamente limitare il danno. Del resto c'è chi sfrutta i rimbalzi, anche giornalieri, per fare profitto, incamerando interessi anche molto importanti! Basta solo un po' di attenzione e intervenire in tempo reale e il gioco è fatto.

Acquistare titoli bancari in questo momento?

La risposta a questa domanda non è facile, anche se precedentemente abbiamo già fatto alcune considerazioni al riguardo. Certo, le banche, a partire da quelle nostrane, sono senza dubbio sottostimate rispetto al loro reale valore, e quindi comprarne i titoli presenti sul mercato potrebbe generare un notevole profitto, in quanto il prezzo delle loro azioni è senza dubbio sottostimato, e di conseguenza i loro titoli, sottovalutati, seguendo questa logica, possono regalare ottimi rendimenti.
C'è da considerare però che, essendo piene di debito pubblico e con le cose che non sembrano volgere al meglio per l'Italia, almeno nel breve termine, la quotazione al ribasso delle nostre banche potrebbe durare anche molto tempo. Senza considerare le possibilità di default di un soggetto qualsiasi, anche se bisogna dire che le ultime mosse del settore, con il fondo Atlante, e del Governo, con il fondo da 20 miliardi, sembrano muoversi in una direzione di protezione del nostro sistema anche da attacchi speculativi, che in questi casi non mancano mai.
Alla fine si può affermare che l'acquisto di titoli bancari in questo momento può essere un investimento valido, ma per chi ama il rischio e soprattutto per chi è disposto ad aspettare. Insomma, il discorso potrebbe essere vantaggioso e regalare interessi anche importanti, ma a lungo termine.

Previsioni e quotazioni titoli bancari italiani nel 2018

Cominciamo subito con alcune valutazioni di fondo. In questo momento la situazione è piuttosto difficile. Si sommano tutta una serie di incertezza sullo stato economico del nostro paese. Il debito pubblico è sempre un problema che ci assilla, di crescita nemmeno l'ombra, l'incertezza politica è perenne e le tensioni tra l'Italia e la Comunità Europea sono ormai all'ordine del giorno. Per non parlare delle spese che dobbiamo e dovremo sempre di più sostenere per i danni causati dal terremoto. Non sorprende vedere un andamento dell'indice FtseMib di questo tipo:

Andamento dell'indice ftseMIB inizio 2017

L'indice FtseMib fa capire tante cose

Vediamo di dare una logica al grafico di cui sopra. Nell'ultima parte possiamo notare un vero e proprio crollo, in netto contrasto con l'andamento positivo registrato nelle settimane precedenti, frutto soprattutto del fondo statale di 20 miliardi messo in campo dallo Stato. Il crollo nella parte finale è invece determinato dalle notizie mai buone relative allo stato di MPS, cioè del Monte dei Paschi di Siena, e all'incertezza attorno alla questione Unicredit. Per non parlare della questione Generali su cui stanno battagliando Intesa e Mediobanca. Insomma, sono i titoli bancari che determinano lo stato delle cose in Italia in questo momento e ci piaccia o meno è così. I timori attorno ai nostri istituti si sono fatti più forti negli ultimi giorni e l'andamento dell'indice azionario della Borsa italiana, diciamo così, ci sbatte in faccia il problema.
Bene, dopo le considerazioni precedenti sull'atteggiamento generale che ci conviene tenere vediamo quali sono gli andamenti delle quotazioni dei titoli di alcuni degli istituti più importanti e significativi del nostro paese. Naturalmente questa non vuole essere né una lista dei migliori titoli bancari su cui conviene investire nel 2018 né tantomento un elenco dei cattivi da vendere all'istante, ma solo una sintesi della situazione di alcuni dei nostri player più importanti del settore ed uno spunto per i nostri investimenti.

Unicredit (ISIN: IT0005239360)

Come possiamo vedere dall'andamento del grafico sottostante, le cose per quello che è un vero e proprio colosso del sistema bancario italiano, non vanno nel migliore dei modi. Certo, vanno fatte una serie di considerazioni. Il 7 luglio del 2016 il valore delle azioni Unicredit ha toccato il livello più basso dal massimo del 2007 (1,7030 contro 65,05), uno schianto che ha portato ad un deprezzamento del titolo del 97,38%. Da quì la necessità di passare ad una pesante ricapitalizzazione, attraverso tutta una serie di cessioni, che certo stanno migliorando lo stato delle cose, infatti come vediamo nel grafico l'andamento della quotazione del titolo Unicredit ha mostrato una risalita nel 2017, ma che rischia anche di minarne la forza sul mercato. Insomma, il momento potrebbe essere propizio, dal punto di vista dell'investitore che cerca un punto di ingresso favorevole, ma anche rischioso sul lungo termine.

Le quotazioni di Unicredit sono in leggera risalita.

Mediobanca (ISIN: IT0000062957)

Le manovre attorno a Generali fanno bene a Mediobanca, che ha guadagnato 700 milioni di capitalizzazione, frutto però, come riportano molti rumors, anche di una certa attività speculativa, soprattutto nel medio periodo.

Le quotazioni di Mediobanca ISIN: IT0000062957.

Intesa Sanpaolo (ISIN: IT0000072618)

Osservando il grafico sottostante vediamo una lenta ma costante ripresa del titolo Intesa Sanpaolo a partire da luglio dello scorso anno, con un bel balzo in avanti nei mesi successivi. Le previsioni a breve termine sono veramente di difficile realizzazione. La vicenda Generali è tutta in divenire ed è su questo, e sullo scontro con Mediobanca, che si decide il futuro di Intesa, almeno nel medio periodo. Tra l'altro, non è ancora chiaro se le mire di Intesa Sanpaolo su Generali sono mirate a salvaguardarne l'italianità, come sbandierato negli ultimi giorni, oppure se dietro quello che è il primo gruppo bancario italiano per capitalizzazione è presente qualche importante player straniero.

Il titolo Intesa Sanpaolo in ripresa da luglio.

BPER (ISIN: IT0000066123)

L'ex Banca Popolare dell'Emilia Romagna mostra un andamento positivo delle proprie quotazioni che va avanti ormai da metà del 2016, con un forte rialzo nelle ultime settimane. Forse comprare adesso è un po' troppo rischioso, meglio aspettare che la situazione si consolidi un po' per poi passare all'azione.

Quotazioni in forte rialzo nel primo trimestre dell'anno.

Banco BPM (ISIN: IT0005218380)

Il terzo gruppo italiano, dopo Intesa Sanpaolo e Unicredit, nato dalla fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano. Di pochi giorni fa la notizia che l'istituto è pronto alla cessione di Aletti Gestielle SGR. L'agenzia Reurters ha riportato anche la notizia del mandato a Barclays per la valutazione del business dell’asset manager. Insomma, lavori in corso. Fare previsioni sull'andamento futuro di Banco BPM è oggettivamente difficile, anche se noi ci sentiamo di essere piuttosto fiduciosi. Il nostro sistema ha bisogno di aggregazioni che fanno nascere istituti capaci di competere sul mercato con i colossi già presenti e questa operazione da l'idea di essere portata avanti con alla base un progetto per il futuro e non il solito improvvisare nazionale a cui siamo abituati nel nostro paese.

Sale e scende ma l'andamento è positivo.

Fineco (ISIN: IT0000072170)

Dopo un inizio 2016 piuttosto difficile, le quotazioni di Fineco si sono assestate a metà anno per poi cedere improvvisamente ad inizio ottobre e a dicembre. Il 2017 è però cominciato con il sorriso per la banca diretta multicanale del gruppo Unicredit, anche se le notizie relative all'anno passato parlano di una raccolta di 5,04 miliardi di euro, in contrazione dell'8% rispetto al 2015.

La ripresa dopo un ultimo trimestre dell'anno passato in discesa.

Considerazioni finali

Insomma, alla fine di questo articolo non possiamo non rispondere alla domanda che sicuramente, più di tutte, il lettore si pone: ma in questo momento conviene investire in titoli bancari? In effetti, per rispondere a questa domanda è necessaria una premessa.

Le difficoltà ci sono

Certo, il nostro sistema bancario vive un momento difficile, aggravato ancora di più da due fattori.

  • I guai
  • MPS, innanzitutto. Le problematiche del Monte dei Paschi di Siena, ancora in via di soluzione e con, di fatto, l'ingresso in campo dello Stato, zavorrano il nostro sistema, messo ancora di più in dubbia dal pasticcio di Banca Etruria costato in modo durissimo a tanti piccoli risparmiatori. Quello che toglie fiducia al nostro sistema, e di conseguenza al nostro paese, è la mancanza di regole certe che evitino altre situazione del genere. Non è la prima volta che Consob e Banca d'Italia si mostrano come minimo insufficienti nel vigilare.

  • La solita inefficienza della politica
  • Cambiano i governi e, poco, i parlamenti, ma il risultato è sempre lo stesso: crescita nulla o quasi e problemi irrisolti. L'incapacità della politica di risolvere i nodi che bloccano lo sviluppo del paese è veramente straordinaria.

Ma il paese c'è

Notizia di pochi giorni fa. Gli italiani, nell'insieme, i soldo ce li hanno, eccome, ma non spendono. La paura nel futuro e la sfiducia nella politica portano a risparmiare, a mettere da parte. Certo, i consumi, già in calo da tanti anni, ne risentono eccome, ma i depositi bancari in crescita dimostrano che il paese ha capitale privato in abbondanza, qualcosa su cui può sempre contare.

C'è anche tanta esagerazione

Va bene che le nostre banche non sono messe benissimo, ma se andiamo a guardare bene le cose non è che gli altri siano messi benissimo, anzi! La verità è che in Europa è stato imposto il mondo all'incontrario, quello dove i titoli di Stato sono più pericolosi dei derivati, di cui, non a caso, sono stracolme le banche tedesche. In effetti, la situazione dei nostri istituti non è peggiore di quelli tedeschi e francesi, anzi, ma tant'è, il mercato vive di tutta una serie di fattori, da quelli psicologici, le notizie sui giornali pesano, alla speculazione sempre presente.

Per noi conviene

La nostra personalissima opinione è che investire sui titoli bancari italiani conviene, ma sul lungo periodo. Se non ci si fa prendere dalla paura, anche in presenza di un peggioramento delle cose, sul medio-lungo periodo la situazione non può che migliorare. Dopo tutto il nostro paese è molto più solido di quanto molti credano.

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