Cosa sono i Pir, i piani individuali di risparmio

Si punta a generare investimenti

La Legge di stabilità dello scorso anno, chiamata anche Legge di bilancio, o finanziaria se si vuole, ha introdotto un nuovo strumento finanziario mirato a generare un flusso di risorse verso l'economia reale, soffocata da crisi economiche, crollo dei consumi e, soprattutto, difficoltà delle banche a sostenere il credito ad aziende e privati. E tutto questo lo fa, o cerca di farlo, attraverso una interessante e intelligente politica di incentivazione fiscale che rende i Pir, acronimo di Piani individuali di risparmio, senza dubbio un investimento allettante, almeno da questo punto di vista, perchè vedremo che le criticità non mancano.

L'obiettivo

Quello che il legislatore ha cercato di ottenere è di convogliare risorse fresche, con investimenti a medio lungo termine, proprio verso il comparto che maggiormente sta soffrendo la crisi economica ormai perdurante nel nostro paese, vale a dire quello delle Pmi, le imprese a piccola e media capitalizzazione, e lo fa promettendo all'investitore un vero e proprio azzeramento delle tasse. Parliamo quindi di quello che si può definire a tutti gli effetti un sistema di finanziamento alternativo a quello bancario, visto che gli istituti di credito nazionali sono impantanati nelle problematiche relative ai crediti deteriorati che tutti conosciamo.

Gli strumenti più idonei

Va da sé, stiamo parlando in fin dei conti sempre di risparmio gestito, che gli strumenti finanziari più adatti ai Pir sono senza dubbio le gestioni patrimoniali in genere, i fondi comuni di investimento, bilanciati o azionari, le polizze assicurative e i dossier titoli.

Qualche dubbio sui costi

A proposito dell'azzeramento della tassazione, senza dubbio il motivo di maggior attrazione dei Piani individuali di risparmio, va detto che, essendo i Pir uno strumento finanziario proposto come prodotto commerciale dall'industria del risparmio gestito, va fatta particolarmente attenzione ai costi di gestione, vale a dire alle commissioni richieste, pena un vero e proprio prosciugamento dei vantaggi di questo interessante strumento finanziario, a nostro parere utile e vantaggioso per il sistema paese.

I rischi ci sono

Va detto che i Pir non sono esenti da rischi, anzi! La loro natura li espone in modo sensibile, rendendo i Piani individuali di risparmio un investimento si interessante, ma solo in un'ottica di portafoglio ben diversificato e, soprattutto, gestito con attenzione e conoscenza approfondita del comparto, come abbiamo detto quello delle Pmi. Attenzione, quindi, al fai da te.

Come funzionano i Pir

Bene, dopo questa doverosa serie di premesse generali sul discorso, vediamo cosa sono i Piani individuali di risparmio ed il loro funzionamento.

Cosa sono

I Pir, come abbiamo detto acronimo di Piani individuali di risparmio, possiamo considerarli come un "contenitore fiscale" grazie al quale l'investitore privato può accedere ad importanti incentivi, relativamente alla tassazione, su rendite finanziare e imposte di successione. Tutto questo, però, solo se si realizzano determinate condizioni, che andiamo ad elencare. Insomma, esiste una normativa. Vediamola.

  • Mantenimento dell'investimento
  • Da un Pir, precisiamolo, si può uscire in qualunque momento, non è una prigione, ma se lo si fa prima di 5 anni si perde l'agevolazione fiscale, vale a dire l'azzeramento della tassazione sul capital gain, il guadagno generato dall'investimento. In questo caso va pagata la normale aliquota dell 26% sulle plusvalenze prevista dalle normative fiscali.

  • Quota nazionale
  • Non meno del 70% del capitale investito nel Piano individuale di risparmio deve riguardare azioni o titoli di debito emessi da società italiane, o che in ogni caso abbiamo un radicamento storico sul territorio nazionale.

  • Focus su piccole e medie imprese
  • Relativamente alla quota di cui sopra, il 30%, quindi il 21% dell'investimento complessivo, deve essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese non inserite nell'indice Ftse Mib di Borsa italiana o comunque in indici di ulteriori mercati regolamentati.

  • Va diversificato
  • Un'altra importante regola per investire in Pir, puntando questo strumento a generare diversificazione nell'accesso alle risorse, è che il peso specifico di ogni emittente, tra azioni e bond, non deve superare il 10% del totale del portafoglio.

  • Limiti di investimento
  • La Legge di stabilità ha individuato in 30.000 euro annui e 150.000 nel quinquennio il limite massimo di investimento destinato a ciascun risparmiatore. Oltre queste due soglie non si può andare.

Tassazione e imposta di successione

Abbiamo detto che il motivo di maggior attrazione dei Piani individuali di risparmio è l'esenzione totale dalla tassazione sul capital gain, cioè sulla rendita finanziaria, a condizione che si mantenga l'investimento per almeno 5 anni, un periodo che, soprattutto dal punto di vista del piccolo risparmiatore, possiamo definire di lunga durata. Quindi, su cedole, dividendi e guadagni in conto capitale, su un massimo investimento di 150.000 euro in un quinquennio, non si pagano tasse. Un bel vantaggio, non c'è che dire, anche se ci ricolleghiamo alle considerazioni fatte all'inizio dell'articolo sulla necessità di controllare i costi di gestione applicati dall'intermediario finanziario per evitare che le spese da sostenere vadano ad inficiare il vantaggio della detassazione. A questo si deve aggiungere anche l'esenzione dall'imposta di successione, quindi un doppio vantaggio. Va anche ricordato che in caso di perdite i Pir usufruiscono delle regole, applicate al risparmio gestito, per la compensazione fiscale delle minusvalenze.

Lo sconto Irpef

Tra i vari titoli disponibili che possono essere inseriti in un Piano individuale di risparmio ci sono anche quelli delle aziende che hanno ottenuto il cosiddetto patentino di Pmi innovative. Ora, nella Legge di stabilità è stato stabilito che chi investe in questo tipo di società può usufruire di uno sconto del 30% sull'Irpef, che naturalmente si può cumulare con l'esenzione della tassazione sulla rendita finanziaria. Interessante. Cliccando sul link precedente potete trovare informazioni dettagliate su che cos'è l'Imposta sul reddito delle persone fisiche, come si calcola la base imponibile e quali sono gli oneri deducibili che possono essere detratti per ottenere lo scaglione su cui poi si andrà a pagare l'Irpef. Bene, adesso vediamo a chi conviene sottoscrivere questo prodotto da investimento.

A chi convengono

Il fatto che i Piani individuali di risparmio siano esenti dalla tassazione sul capital gain potrebbe portare gli intermediari finanziari a proporre questi strumenti di investimento come particolarmente adatti a tutti i risparmiatori. In effetti le cose non stanno propriamente così. Vediamo perchè.

Rischio capitale

I Pir sono pensati per finanziare le società italiane a piccola e media capitalizzazione, cosa molto positiva, certo, ma che espone l'investitore ad una notevola volatilità che comporta un rischio di perdita di capitale anche superiore alle blue chip, secondo molti esperti del settore. Insomma, i Piani individuali di risparmio possono essere un ottimo investimento, ma in un'ottica di diversificazione del portafoglio, con una quota stabilita, da vari analisti, non superiore al 10% del totale. Va da sé che i Pir sono adatti a portafogli di una certa entità, dove l'intermediario finanziario, il gestore del patrimonio, riveste un ruolo fondamentale, in quanto una approfondita conoscenza dell'andamento delle cose è necessaria. Il risparmiatore "fai da te", soprattutto se non molto esperto, può correre dei rischi eccessivi ed andare incontro, come abbiamo detto, ad un'importante perdita di capitale. Quando si parla di Pir, questo va capito, la parola d'ordine è diversificazione.

Perdita di liquidità

Non sono pochi, va detto, coloro che non vedono nei Piani individuali di risparmio uno strumento di investimento particolarmente valido. A parte l'alto rischio di perdita del capitale, molti mettono l'accento sul fatto che la regola stabilita nella Legge di stabilità, che lega l'esenzione dalla tassazione al mantenimento per almeno 5 anni dell'investimento, non può che portare ad una perdita di liquidità del capitale, tra l'altro per un periodo medio lungo e in presenza di una certa volatilità insita nei Pir ed anche con un rischio importante relativamente all'integrità del patrimonio impegnato. Insomma, i Piani individuali di risparmio sono sicuramente uno strumento finanziario importante e, del resto, già presente in altri paesi, ma i rischi ci sono eccome.

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