Cos'è il pellet e come scegliere il migliore

L'Italia è uno dei paesi al mondo dove la stufa a pellet ha riscontrato maggiormente successo. In un nostro recente articolo abbiamo spiegato come funziona la stufa a pellet, quali sono le principali tipologie presenti sul mercato, le problematiche legate all'installazione e alla sicurezza e tante altre informazioni utili per scegliere la stufa migliore, a seconda delle proprie esigenze, naturalmente. Bene, oggi vedremo in dettaglio cos'è il pellet e come scegliere quello più adatto alla stufa che abbiamo installato nella nostra abitazione. Faremo anche delle considerazioni sulla presunta tossicità di questo combustibile, che, lo ricordiamo, è tra i più ecologici a disposizione per il riscaldamento di casa, oppure per la produzione di acqua calda.

Cos'è il pellet

Combustibile pellet per stufe.

Si tratta semplicemente di legno ottenuto dalla segatura, definito dalla norma UNI EN 14588 come "biocombustibile addensato", di solito proposto in forma cilindrica e di lunghezza variabile da 5 a 30mm.

Conviene anche all'ambiente

Una delle caratteristiche che rendono questo prodotto particolarmente bio-compatibile è la presenza naturale di lignina, dotata di capacità leganti che evitano l'uso di additivi per rendere il prodotto compatto. Inoltre, il pellet si ottiene dagli scarti di lavorazione del legno, quindi è anche rispettoso dell'ambiente, poiché non si tagliano alberi per produrre questo combustibile. Certo, esiste poi, dal punto di vista ambientale, la produzione di inquinanti, come il biossido di carbonio, durante la combustione, ma comunque una stufa a pellet inquina molto meno di tante altre soluzioni per il riscaldamento di casa o per la produzione di acqua calda. Ricordiamo che il pellet viene utilizzato anche per alimentare la combustione del termocamino. Inoltre, il potere calorico di questo combustibile, a parità di volume, è quasi due volte quello del legno, caratteristica che contribuisce all'efficienza del pellet rispetto ai normali ceppi utilizzati nelle tradizionali stufe a legna.

Ne esistono di tipi diversi

L'Italia è il maggior consumatore europeo di pellet, ma in effetti la gran parte di questo combustibile viene importato (circa l'80%), causando quindi una forte dipendenza del prodotto dalle fluttuazioni di prezzo indipendenti dal mercato italiano. Anche per questa ragione, si sta diffondendo il cosiddetto "pellet agricolo", detto "agripellet", realizzato utilizzando scarti di lavorazione diversi dal legno, come ad esempio gusci di semi di girasole o nocciolino di sansa, ma anche coltivazioni erbacee non alimentari e realizzate interamente allo scopo.

Si può usare come fertilizzante

Una volta combusto il pellet diventa cenere, che però può essere tranquillamente utilizzata come fertilizzante per le piante di casa, una volta raccolto il tutto dall'apposito contenitore presente nella stufa. Indubbiamente, una stufa a pellet richiede una manutenzione maggiore rispetto ad una classica caldaia a gas, ma il risparmio c'è, anche nel consumo di energia elettrica necessario per farla consumare. Comunque, le caldaie più moderne riducono al minimo la manutenzione necessaria e sono dotate anche di strumenti per svolgere l'operazione velocemente ed in tutta sicurezza.

Quanto pellet si consuma

Questa è una delle domande più diffuse da parte di chi sta pensando di installare una stufa a pellet nella propria abitazione. Ovviamente, il consumo dipende da tutta una serie di fattori, come ad esempio il tipo di stufa. Nell'articolo su come funziona la stufa a pellet abbiamo visto che esistono fondamentalmente due tipologie di questo prodotto: quelle ad aria e le idro. Queste ultime servono a riscaldare l'acqua, che poi può essere utilizzata sia ad uso sanitario che per alimentare i termosifoni. Il consumo di pellet dipende dal tipo di stufa che si è installata, dalla potenza, dal tempo di accensione e anche dalla qualità del combustibile utilizzato. In media, per 24 ore di funzionamento, si consumano circa 15 kg di pellet, ma parliamo di un valore teorico e solo indicativo.

Come scegliere il pellet migliore

Naturalmente esistono varie tipologie di produzione di questo combustibile, le aziende non sono tutte uguali, e scegliere un pellet piuttosto che un altro può fare veramente la differenza a livello di efficienza e quindi di convenienza. Come per tante altre cose, mai guardare solo al costo d'acquisto. È un po' come per gli elettrodomestici: magari si spende meno all'acquisto però poi, grazie ad un consumo maggiore, man mano ci si mangia il risparmio e alla fine si spende di più! Quindi, vediamo quali sono le caratteristiche che determinano la qualità del pellet e come scegliere il migliore.

Non esiste un'unica certificazione

Cominciamo innanzitutto col dire che, purtroppo, non è prevista una certificazione unica di qualità del pellet, cosa che espone il consumatore all'acquisto di prodotti non all'altezza delle aspettative in quanto confuso dalle varie sigle. Non si possono però vendere imballaggi anonimi o il prodotto sfuso, senza l'indicazione del produttore e soprattutto della composizione del pellet. Si sono diffusi, comunque, dei test di qualità, come la DIN Plus e la europea EN Plus, con anche la certificazione della filiera della produzione e che godono comunque di una certa affidabilità. Le certificazioni migliori presenti sul mercato, oltre a quelle già citate, sono la Onorm, la SN 166000, anche se in Italia si fa riferimento soprattutto alla EN Plus, in quanto di emanazione europea.

Valutare la qualità del pellet

Non è però difficile riconoscere il pellet di qualità e quindi decidere qual è il migliore e quale conviene comprare. Fondamentalmente, sono due gli aspetti da considerare: il contenuto di ceneri e la quantità di segatura nel sacchetto. Vediamo perchè.

  • Contenuto di ceneri
  • Più il pellet contiene ceneri, più tenderà a creare polveri nella combustione. Oltre ad un problema di salute ambientale, sia degli spazi interni che di quelli esterni, si avrà bisogno di pulire con più frequenza la stufa a pellet, come è ovvio. Fortunatamente, esistono tre categorie che indicano proprio la percentuale di ceneri contenute nel combustibile. Tra parentesi indicheremo la quantità massima di ceneri contenute nel pellet indicato dalle sigle seguenti, a cui ovviamente potrete fare riferimento al momento dell'acquisto. Banalmente, la prima classe è quella che indica la qualità migliore del pellet per quanto riguarda il contenuto di ceneri.

    • Classe A1 (0,7%)
    • Classe A2 (1,2%)
    • Classe A3 (3,5%)
  • Quantità di segatura nel sacchetto
  • Il pellet, per essere di qualità, deve godere di un buon grado di compattezza. Più nel sacchetto è presente segatura, quindi materiale sbriciolato, meno il combustibile va considerato di qualità. Si tratta di un esame a vista molto utile, per quanto empirico. Conoscendo la classe di appartenenza e dando un'occhiata alla confezione, si fa un passo avanti notevole verso un acquisto consapevole che vi porterà ad utilizzare un pellet pulito ed efficiente.

  • Valori in etichetta
  • Leggendo l'etichetta potrete valutare anche alcuni valori importanti, ma prendete il discorso con le molle in quanto alcuni valori potrebbero essere anche fuorvianti. In genere si guarda al contenuto di arsenico, cadmio e piombo, quindi la presenza di metalli pesanti, al residuo di cenere e soprattutto a potere calorifico e contenuto idrico. Questi ultimi due valori vanno relazionati tra loro. In genere, il potere calorifico massimo del pellet è di 4,7 kWh per kilogrammo, mentre il contenuto idrico dovrebbe attestarsi sul 6/8%. Se qualcuno si chiede se il pellet è nocivo, la risposta è molto semplice: dipende! Un pellet di scarsa qualità, magari ottenuto da legni di scarto con la presenza di colla e vernici, può essere pericoloso eccome. Quindi meglio acquistare un prodotto marchiato e con la certificazione CE indicata in etichetta, ma a breve faremo delle valutazioni sulle voci che indicano il pellet come combustibile nocivo.

Il pellet è nocivo per la salute?

Dobbiamo fare innanzitutto una premessa. Non sono pochi i casi di cronaca che documentano sequestri di pellet, per quantità ingenti, pericolosi per la salute. In questi casi si tratta di materiale inquinato da vernici, solventi e collanti, soprattutto. È un pellet ottenuto da legname di demolizione o trattato chimicamente, che naturalmente non può e non deve essere utilizzato per la produzione di questo combustibile. Importante quindi che sulla confezione sia presente la certificazione europea di qualità En-plus, che esclude l'impiego di legno proveniente dalle demolizioni o trattato chimicamente. Ovviamente, possiamo fare riferimento anche alle altre certificazioni esistenti e che abbiamo visto in precedenza. Attenzione alla diceria sul colore, perché di questo si tratta. Il pellet può essere chiaro o scuro, a seconda del metodo utilizzato per ottenerlo dal legno, senza che questo incida sulla qualità. In genere, se vogliamo parlare di controlli a vista, un elemento indicativo della qualità del pellet può essere la compattezza dei cilindri e che non ci sia molto materiale sbriciolato nella busta. Per terminare, sono diversi gli studi che indicano la produzione di polveri sottili durante la combustione del pellet nella stufa, ma per molti si tratta di esagerazioni da fanatici ambientalisti. Qualunque cosa combusta produce una certa quantità di polveri sottili e sostanze cancerogene, ma da qui a parlare di nocività per la salute ce ne passa. Nell'insieme il pellet si può considerare certamente un materiale ecologico, che tra l'altro viene realizzato partendo da scarti di lavorazione del legno non trattato, quindi non comporta l'abbattimento di alberi per produrlo, facendo invece risparmiare in consumo di gas.

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