Partita Iva. Apertura, funzionamento e bonus Covid

Prima di vedere come funziona una partita iva, diamo un'occhiata alle due misure, bonus e aiuti a fondo perduto, i cosiddetti "ristori", visto che sono previsti dei bonus di sostegno e aiuti a fondo perduto a categorie che rischiano di pagare la crisi generata da Covid-19 ed eventuali stop alle attività. I decreti Rilancio e quello Ristori hanno anche introdotto la possibilità di ricevere aiuti a fondo perduto per le attività di impresa colpite dallo stop causato dal Covid, vedremo come funziona il discorso. Il Decreto Ristori amplia la platea dei beneficiari del contributo economico, senza limiti di fatturato. Viene stabilito però il tetto massimo di 150.000 euro di ristoro. Vediamo prima come funziona il bonus e successivamente gli aiuti a fondo perduto per le imprese colpite, così come stabilito dal Decreto Ristori. Partiamo dalle semplici partite iva.

Bonus Covid-19 - requisiti e categorie

L'importo del contributo a commercianti, artigiani e così via viene confermato ad 800 euro per quanto riguarda le semplici partite iva, mentre per gli autonomi aumenta e raggiunge la soglia di 1.000 euro, ma con una serie di paletti a garanzia dello Stato, che nel bonus di marzo ha distribuito soldi anche a chi, in effetti, non ne aveva bisogno, visti i redditi anche molto elevati, in certi casi. Vediamo come funziona il nuovo bonus Coronavirus per partite Iva ed autonomi.

  • Requisiti
  • Le partite iva e gli autonomi che riceveranno il nuovo bonus Covid 19 dovranno dimostrare di aver avuto un calo del reddito almeno del 33%, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Vale lo stesso criterio, in quanto a requisiti, anche per artigiani, commercianti, coltivatori diretti e così via iscritti alle gestioni speciali Ago.

  • Certificazione
  • Per ricevere il bonus Coronavirus dovrà essere prodotta un'autocertificazione attestante l'esistenza dei requisiti richiesti per aiutare le partite iva colpite dall'emergenza Covid19.

  • Dove fare la richiesta
  • La domanda per il bonus Coronavirus va presentata all'Inps che successivamente provvederà ad inviare i dati autocertificati dalla partita iva all'Agenzia delle Entrate, per la verifica dei requisiti richiesti per accedere all'aiuto per chi si ritrova danneggiato dal Covid-19. Una volta ottenuta la risposta affermativa dal sistema informatico dell'erario, l'Inps provvederà ad erogare il bonus.

  • Concomitanza reddito di cittadinanza
  • Anche chi riceve questo aiuto alla povertà può richiedere il bonus Coronavirus, ma la somma dei due non potrà superare il valore massimo del bonus spettante. Nel nostro articolo di approfondimento sul reddito di cittadinanza parliamo anche del nuovo REM, il cosiddetto reddito di emergenza, previsto proprio per chi si trova in difficoltà a causa di Covid 19.

  • Erogazione fondi
  • L'Inps eroga il bonus Covid-19 in un'unica soluzione.

Altre categorie

Vediamo a quali altri soggetti viene esteso il bonus Coronavirus, sia di 600 che di 1.000 euro, a seconda di determinati requisiti e condizioni.

  • Co.co.co iscritti a gestione separata
  • Anche questa categoria può ricevere il bonus Coronavirus. Un requisito fondamentale è che non siano titolari di contratto oltre il 31 dicembre, oppure che abbiano terminato il rapporto di lavoro entro il giorno dell'entrata in vigore del Decreto bonus Covid-19.

  • Colf e badanti
  • È previsto un contributo che va da 400 a 600 euro per colf e badanti, quindi per assistenti familiari, se l'orario di lavoro è diminuito di almeno il 25%. Per informazioni ulteriori vi consigliamo di leggere il nostro articolo sui Bonus Famiglia, dove trattiamo l'argomento in modo più approfondito.

  • Stagionali
  • Il contributo, 600 euro per il mese di aprile, 1.000 per quello di maggio, va a stagionali del turismo e degli stabilimenti balneari. Rientrano in questa categoria anche i cosiddetti "impiegati presso imprese utilizzatrici", operanti nel settore del turismo e delle attività balneari.

  • Collaboratori sportivi
  • 600 euro per il mese di aprile.

  • Nuove categorie
  • A differenza del mese di marzo, riceveranno 600 euro, sia per il mese di aprile che per quello di maggio, venditori a domicilio, nuovi stagionali, lavoratori occasionali e intermittenti, sia dipendenti che autonomi. Il requisito è che, a causa del Covid-19, il loro rapporto di lavoro sia stato almeno sospeso, o comunque ridotto o del tutto terminato. Un altro requisito essenziale per ricevere il bonus Coronavirus, per quanto riguarda gli intermittenti, è che il richiedente abbia lavorato almeno 30 giorni nell'anno passato, quindi il 2019. Per i venditori a domicilio è previsto il requisito essenziale della titolarità della partita iva, oltre che di un reddito dell'anno passato superiore a 5.000 euro.

  • Altri dipendenti stagionali
  • Per chi non rientra nella categoria turistica, pur essendo un lavoratore stagionale, è prevista l'erogazione del bonus Covid 19 nel caso in cui il rapporto di collaborazione sia cessato involontariamente nel periodo che va da dal 1° gennaio 2019 al 31 gennaio 2020, a condizione che abbiano lavorato nello stesso periodo per almeno 30 giorni. Il valore del bonus è di 600 euro.

  • Autonomi senza partita iva
  • Chi è stato soggetto ad un contratto occasionale, quindi è privo di partita iva, nel periodo che va da gennaio 2019 a febbraio 2020, potrà fare richiesta del bonus Covid19.

  • Lavoratori dello spettacolo
  • Chi risulta iscritto al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo ed ha versato almeno 15 contributi giornalieri, può richiedere il bonus Coronavirus, a condizione di non aver dichiarato un reddito superiore a 35.000 euro e di non ricevere una pensione.

Aiuti a fondo perduto Covid

Con il Decreto Ristori di ottobre il Governo mette a disposizione delle imprese danneggiate dallo stop alle attività, anche se solo parziale, un contributo a fondo perduto, un ristoro dei danni subiti, con valore variabile, a seconda del calo del fatturato e di altri requisiti che andiamo ad analizzare. Lo stesso Decreto stabilisce che le somme, almeno come promesso dal Governo, verranno accreditate direttamente sul conto corrente.

  • A chi spetta
  • Attività di impresa e lavoro autonomo, di reddito agrario e titolari di partita iva. Vengono escluse le imprese che hanno cessato l'attività entro il 31 marzo.

  • Requisito fatturato
  • Vengono stabiliti dei coefficienti che prevedono un ristoro proporzionale al danno subito a seguito dei divieti di apertura o esercizio dell'attività. Il coefficiente dipende dal tipo di attività. Per esempio per le attività di ristorazione il coefficiente è 2, mentre gelaterie e pasticcerie è 1,5. Questo coefficiente determina l'entità del ristoro di cui si ha diritto. Facendo un esempio pratico: per un'attività di ristorazione fino a 400.000 euro di fatturato si stimano circa 5.000 euro di ristoro.

Bene, dopo aver visto come funzionano il bonus Covid-19 e i contributi a fondo perduto per le aziende colpite dal Coronavirus, passiamo all'argomento principale di questo articolo: cos'è e come funziona la partita iva. Chiunque sia un soggetto fiscale, un contribuente per intenderci, deve essere riconoscibile agli occhi dell'Erario del proprio paese. Il numero di Partita Iva è appunto un codice di identificazione composto dalla sigla dello Stato in cui si è residenti, quindi IT per l'Italia, e da una sequenza che può essere numerica o alfanumerica, a seconda della nazione di appartenenza.

Cos'è la Partita Iva e come funziona

Come abbiamo detto si tratta di un codice che identifica in modo univoco un soggetto che svolge un'attività su cui è esercitabile l'imposizione fiscale, a partire dall'Imposta sul valore aggiunto, naturalmente. Prima di procedere e di vedere perché si apre una Partita Iva e a cosa serve, vi consigliamo la nostra guida all'Iva per avere tutte le informazioni su come funziona quella che è certamente l'imposta più importante e conosciuta.

I modelli per l'apertura

Bene, vediamo quando va aperta la Partita Iva, in pratica quando è obbligatoria ai fini dell'esercizio della propria attività. Al momento dell'apertura della posizione Iva il contribuente è tenuto a chiedere all'Agenzia delle Entrate il numero di Partita Iva. Per effettuare l'operazione ci si può recare presso la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, oltre che fare tutto online come vedremo fra un po', utilizzando tre modelli per completare la parte burocratica: il modello AA9/11 per le ditte individuali e persone fisiche, quello AA7/10 per le società e tutti i soggetti diversi dalle persone fisiche ed infine il modello ANR3 per soggetti non residenti in Italia.

Quando è obbligatoria

Fondamentalmente tutti coloro che avviano un'attività, compresi coloro che risultano non residenti sul territorio nazionale ma che hanno un'organizzazione stabile in Italia, devono obbligatoriamente aprire una Partita Iva. Vediamo quando va necessariamente aperta a seconda dell'attività svolta, in pratica quali sono le categorie professionali e di impresa che devono necessariamente adempiere a questo adempimento contabile e fiscale.

  • Società d'impresa
  • Liberi professionisti
  • Lavoratori autonomi
  • Arte
  • Iscritti al Albo professionale (avvocati, commercialisti, etc.)

Quanto tempo ci vuole per aprirla

Ormai i tempi sono velocissimi, soprattutto se ci si reca direttamente all'Agenzia delle Entrate. Se vogliamo la cosa ormai è in tempo reale, una volta compilato il modulo specifico per il tipo di attività che si vuole svolgere il grosso è fatto. Un tempo era necessaria una trafila burocratica più impegnativa, ma oggi con la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione tutto è molto più veloce e facile. Del resto quello che interessa allo Stato è il pagamento delle tasse, non certo di mettere i bastoni fra le ruote a chi vuole avviare un'attività!

Partita Iva ordinaria, forfettaria e semplificata

Per l'apertura ci sono fondamentalmente una serie di opportunità che vengono incontro alle varie esigenze, alcune più comode altre meno, ma va detto che l'operazione non comporta problematiche particolari. Prima di vedere come si apre una Partita Iva nel 2020 e 2021 preannunciamo che più avanti parleremo anche dei costi, sia di apertura che di gestione, con questi ultimi che la fanno da padrone va detto. Bene, vediamo dove aprire una Partita Iva e quale scegliere per l'attività che andremo a svolgere.

  • Presso l'Agenzia delle Entrate
  • Il primo metodo per l'apertura di una Partita Iva è quello di recarsi fisicamente presso l'Agenzia delle Entrate e consegnare il modulo apposito di cui abbiamo parlato precedentemente. Ricordatevi, come è ovvio, di portare con voi un documento di identità in corso di validità.

  • Invio di una raccomandata
  • Alternativamente si può inviare, sempre all'Agenzia delle Entrate, una raccomandata con ricevuta di ritorno a cui è necessario allegare il modulo scaricato dal sito dell'Agenzia e una copia del documento di identità. Fate attenzione a compilare il modulo in ogni sua parte.

  • Come aprire Partita Iva online
  • Per effettuare questa operazione, certo la più comoda, bisogna collegarsi al sito internet dell'Agenzia delle entrate, scaricare il modulo, compilarlo e quindi inviarlo come allegato al modulo dei dati richiesti. Per effettuare queste operazioni è necessario essere in possesso di una casella di posta certificata (PEC) e poter apporre la firma digitale con la quale certificare la propria identità.

Pro e contro

Ognuno dei metodi visti precedentemente ha i suoi vantaggi e svantaggi. Ovviamente la soluzione online è la più comoda, ma va fatta una considerazione su quale Partita Iva conviene aprire, poiché esistono vari tipi di attività e soprattutto di regimi contabili.

  • Il codice ATECO
  • Quando si avvia un'attività va scelto il cosiddetto codice ATECO, un numero specifico dell'attività che si intende svolgere. Se avete già le idee chiare al riguardo, allora non ci sono problemi. Se invece non siete sicuri, l'aiuto di un funzionario può essere fondamentale e quindi recarsi presso l'Agenzia delle Entrate è la scelta più intelligente.

  • Il regime fiscale
  • Una delle prime operazioni da svolgere, assolutamente fondamentale come è ovvio, è quella di scegliere il regime fiscale e contabile a cui si vuole aderire. Se non viene indicato nulla al riguardo, allora verrà adottato quello ordinario, ma esistono altre due alternative. La prima è quella del regime forfettario, vedremo più avanti come aprire Partita Iva agevolata, mentre la seconda alternativa è quella della contabilità semplificata. Anche da questo punto di vista è bene avere le idee chiare, quindi vediamo una sintesi delle due opzioni, rimandandovi agli articoli di approfondimento che linkeremo per chi ne volesse sapere di più.

Il regime forfettario 2020 e 2021

Se si rientra entro un certo livello di fatturato annuo, si può aprire Partita Iva con il regime forfettario agevolato, che sostituisce il vecchio regime dei minimi. Elenchiamo brevemente quali sono i vantaggi principali di questa opzione rimandandovi all'articolo di approfondimento per maggiori dettagli.

  • Irpef
  • Viene stabilita un'aliquota Irpef forfettaria del 15%, senza limiti di tempo, a differenza di quanto avveniva con il regime dei minimi. Vanno aggiunti però i contributi Inps e bisogna inoltre considerare l'impossibilità di godere di detrazioni e deduzioni. L'unica cosa che si può detrarre dalla base imponibile sono proprio i contributi Inps.

  • Fattura e ricevuta fiscale senza Iva
  • Il regime forfettario non paga Iva, che però naturalmente non può essere scaricata. In pratica se aderite a questo sistema e comprate un'automobile, non potete scarica l'Imposta sul valore aggiunto, giusto per fare un esempio. Quindi quando fate la fattura non dovete addebitare l'Iva al vostro cliente. Ovviamente la stessa cosa vale nel caso in cui possiate emettere semplicemente ricevuta fiscale. Per l'elenco di tutte le agevolazioni previste vi rimandiamo all'articolo sulle semplificazioni fiscali e contabili nel regime forfettario. Se invece volete sapere come si calcola l'imponibile in questo sistema fiscale agevolato, quindi il valore dell'Irpef da pagare e quali sono le uniche detrazioni possibili, allora vi consigliamo di leggere l'articolo sulla determinazione del reddito nel regime forfettario (la vera novità è l'introduzione di un coefficiente di redditività).

  • Innovazione startup
  • Una bella iniziativa, una volta tanto, è legata all'apertura di una startup, vale a dire di una nuova impresa, adesso facilitata con una tassazione Irpef agevolata al 5% e per la durata di ben 5 anni, a condizione ovviamente di non sforare la soglia ricavi compensi prevista nel regime forfettario.

La contabilità semplificata

Se non si rientra nei limiti di reddito necessari per aderire al regime forfettario, si può godere di un'altra agevolazione: la contabilità semplificata. Questo particolare sistema agevolato permette un notevole abbattimento della burocrazia contabile, soprattutto nella tenuta dei registri. Ricordiamo, ma lo potete leggere nell'articolo di approfondimento, che adesso la contabilità semplificata funziona secondo il principio di cassa e non di competenza come in passato. Per chiudere vediamo quali sono i limiti di fatturazione per aderire al sistema di contabilità semplificata:

  • Prestazioni di servizi: 400.000 euro
  • Cessione di beni: 700.000 euro

Come vediamo i limiti di fatturazione sono diversi a seconda che si svolga un'attività di cessione di beni o di erogazione di servizi. Esistono naturalmente tutta una serie di libri obbligatori ai fini della liquidazione dell'Iva, così come soggetti esclusi dalla possibilità di accedere alla contabilità semplificata.

Costi e tasse nel 2020-2021

In genere quando si apre una Partita Iva per avviare un'attività ci si fanno subito alcune domande:

  • Quali sono i costi di apertura?
  • Quanto costa una Partita Iva all'anno?
  • Quando si pagano le tasse nel 2020?
  • Esistono spese fisse?
  • Quale Partita Iva costa meno?

Costi di apertura

Fondamentalmente non ci sono spese da sostenere per l'apertura di una Partita Iva, a condizione di fare tutto da soli, naturalmente. Se invece decidete di rivolgervi ad un commercialista, la cosa potrebbe costarvi diverse centinaia di euro. Esiste anche l'alternativa CAF (centri di assistenza fiscale), ma anche in questi casi ci sono degli oneri da sostenere che variano a seconda del centro a cui ci si rivolge.

Gli adempimenti fiscali e contabili

Quando si avvia un'attività in Italia ci si trova subito sommersi da una serie di tributi e di oneri contabili come in pochi altri paesi al mondo, purtroppo. Tra Irpef, Iva, Irap, tributi vari, regole sulla fatturazione e tenuta dei libri, non si contano gli impegni a cui un imprenditore, un professionista, un lavoratore autonomo e così via è sottoposto nell'arco di un anno solare. A questo riguardo abbiamo realizzato qualche tempo fa una guida ai principali adempimenti fiscali e contabili. Ovviamente la risposta a quanto si paga per la tenuta di una Partita Iva nel 2020 e 2021 e quale costa meno è in effetti molto semplice: dipende dal reddito generato e dal regime fiscale a cui si riesce ad accedere. Con il regime forfettario l'agevolazione fiscale è importante, con quello ordinario le tasse si fanno molto importanti ed incidono in modo significativo sul reddito netto che chi svolge un'attività riesce a tirar fuori. Per quanto riguarda quando si pagano le tasse, in questo caso ci sono scadenze differenziate a seconda dei tributi e di tutta una serie di fattori. Nell'articolo sugli adempimenti fiscali e contabili troverete informazioni più dettagliate.

Il commercialista

Soprattutto con il regime ordinario non si può pensare di gestire da soli i libri contabili, che tra l'altro vanno vidimati. Fondamentalmente va affidata la contabilità ad un commercialista, i cui costi possono variare da caso a caso, naturalmente. Un altra spesa necessaria a gestire la Partita Iva è quella dell'iscrizione alla Camera di commercio, normalmente nell'ordine di circa 100 euro all'anno. Riguardo ai costi fissi va detto che se sono totalmente assenti per liberi professionisti e freelance, così non è per commercianti ed artigiani, anche in questo caso con variazioni che dipendono dal luogo di residenza. Detto questo, scommetto che vi sta balenando in mente una classica domanda: posso gestire da solo la Partita Iva? Nel caso di lavoro autonomo teoricamente è possibile, ma sappiate che in caso di errori pagherete sanzioni molto pesanti. All'Agenzia delle Entrate non si può dire: "scusate ho sbagliato, non sono esperto in contabilità"! A questo si aggiunge che, in presenza di molte operazioni, l'impegno risulterebbe molto gravoso ed inoltre sareste costretti a seguire costantemente tutte le modifiche alle normative che fioccano continuamente.

Inps

Fondamentalmente il costo più importante per chi apre una Partita Iva, almeno in fase iniziale, è quello per pagare i contributi Inps. La questione della gestione separata dei contributi Inps e in genere del calcolo di questo balzello costosissimo è argomento veramente complesso, in assoluto tra i più tortuosi in cui muoversi. Meglio rivolgersi ad un commercialista per avere informazioni adeguate e corrette, visto che anche su internet girano tante voci che potrebbero portare a commettere degli errori andando incontro a sanzioni piuttosto pesanti.

Come e quanto costa chiuderla

La Partite Iva inattive da almeno 3 anni vengono chiuse in automatico dall'Agenzia delle Entrate, senza applicare nessuna sanzione per "mancata presentazione della dichiarazione di cessazione attività", come invece previsto in passato con una multa che poteva andare da 500 a 2.000 euro. La procedura normale per la chiusura di una Partita Iva prevede invece che il titolare dell'attività d'impresa è tenuto ad inviare all'Agenzia delle Entrate il modello AA9/12 per quanto riguarda le persone fisiche, oppure il modello AA7/10 per i contribuenti diversi dalle persone fisiche, vale a dire enti, società e associazioni. È necessario inoltre consegnare la "dichiarazione di cessazione attività" entro 30 giorni. L'unico costo richiesto per la chiusura è quello della marca da bollo di 17,50 euro, ma tutto questo solo se si risulta iscritti al registro delle imprese, in caso contrario non va sostenuta nessuna spesa.

Altre informazioni

Terminiamo la nostra guida all'apertura di una Partita Iva con alcune informazioni generali sull'argomento. Cominciamo da vantaggi e svantaggi.

Pro e contro

Nella sostanza, se vogliamo, potremmo dire che domande del tipo: mi conviene aprire una Partita Iva? oppure: quando devo aprirla? non hanno senso. Se si realizza un reddito, in genere da una soglia minima di 5,000 euro, va aperta e basta. Punto. Possiamo fare una serie di considerazioni piuttosto banali se vogliamo.

Vantaggi (perché serve la Partita Iva)

  • Non siete evasori fiscali
  • Aprire una Partita Iva mette al sicuro da controlli dell'Agenzia delle Entrate contro l'evasione fiscale. Negli ultimi anni il fisco si è fatto più pressante nei confronti di chi evade, come dimostrato da sistemi come Serpico, il cervellone dell'Agenzia delle Entrate che raccoglie i dati provenienti dal vostro conto corrente, con tanto di collaborazione di molti Comuni italiani (bollette e tributi vari come certificazione di risorse disponibili o per dimostrazione di residenze fittizie all'estero). Ma c'è anche il redditometro, la super anagrafe tributaria che valuta la congruenza delle spese sostenute (praticamente lo stile di vita) con il reddito dichiarato o addirittura se non si risulta possessori di un reddito.

  • Reddito disponibile
  • Poter dichiarare un reddito permette di accedere ad un prestito o ad un mutuo, altrimenti impossibile senza delle risorse a disposizione.

  • Iva
  • L'Imposta sul valore aggiunto la paga il consumatore finale. Avere una Partita Iva significa poter scaricare il valore di questa imposta, tranne se aderite al regime forfettario che, come abbiamo detto in precedenza, impone di fatturare senza Iva e quindi non prevede il diritto alla rivalsa.

  • Pubblicizzazione della propria attività
  • È evidente che senza una Partita Iva diventa difficile, se non impossibile, pubblicizzare la propria attività verso clienti e potenziali committenti. L'alternativa può essere il lavoro occasionale, di cui parleremo in un prossimo articolo, che funziona con il sistema della ritenuta d'acconto, ma questo è possibile solo se l'attività avviene per brevi periodi e sotto una soglia di reddito di 5.000 euro all'anno.

Svantaggi

Banalmente, gli unici due svantaggi di aprire una Partita Iva sono la massa di tasse a cui si è immediatamente assoggettati, soprattutto nel regime ordinario, e il numero elevatissimo di adempimento contabili, tra l'altro spesso anche di difficile interpretazione. Il regime forfettario è una bella innovazione da questo punto di vista, anche se a guardar bene le cose l'assenza di detrazioni possibili, a partire dall'impossibilità di scaricare l'Iva, impatta non poco sul reddito che ci rimane in tasca una volta pagate le tasse dovute.

Altre informazioni

Vediamo adesso una serie di informazioni generali che possono venire incontro alle esigenze e particolarità di ognuno.

  • Chi ha Partita Iva può fare prestazioni occasionali?
  • Si, ma a condizione che la prestazione occasionale appartenga ad un ambito diverso da quello della professione che si svolge e per cui si ha una Partita Iva aperta. Se per esempio si è, professionalmente parlando, un ingegnere e allo stesso tempo si progetta un sito internet per un cliente, si può essere retribuiti per quest'ultimo come lavoro autonomo occasionale, a condizione naturalmente che non ci sia una continuità in questo tipo di occupazione.

  • Devo fare Unico o 730?
  • Chi ha Partita Iva deve fare l'Unico (adesso chiamato modello Redditi) e non il 730, destinato a lavoratori dipendenti, pensionati, soci di cooperative e produttori agricoli esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei sostituti d'imposta.

  • Chi ha Partita Iva è persona fisica o giuridica?
  • Le persone giuridiche sono le società di capitali, quindi S.R.L, S.P.A e così via, così come gli enti pubblici e simili. Un libero professionista o una ditta individuale sono una persona fisica.

  • Cos'è la Partita Iva comunitaria
  • Approfondiremo l'argomento successivamente, ma non parliamo altro che di uno status autorizzato ad operare, sia in entrata che in uscita, con l'estero, ma affinché questo sia possibile è necessario chiedere lo "status comunitario" all'atto dell'apertura della Partita Iva. Nel modello AA9 è presente un apposito riquadro, ma va detto che l'Agenzia delle Entrate può anche rifiutare questo status. Nel caso in cui venga accettato si verrà iscritti nel cosiddetto Registro Vies e quindi si potrà cominciare ad operare in ambito comunitario.

  • Indennità di disoccupazione
  • Chi ha una Partita Iva aperta ha diritto alla disoccupazione Nasti, ovviamente a condizione di rispettarne i requisiti necessari a farne richiesta, mentre i co.co.co. (coloro in possesso di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa), o i collaboratori a progetto, devono necessariamente chiuderla, anche se è "silente", vale a dire se non si percepisce nessun reddito di lavoro autonomo. Se invece si vuole aprire Partita Iva mentre si riceve l'indennità di disoccupazione, si può, ma a condizione di non superare il reddito di 4.800 euro l'anno. Nel caso in cui si superi questa soglia l'assegno di disoccupazione verrà ridotto sulla base del reddito previsto. Ovviamente va fatta comunicazione all'Inps sia dell'avvio dell'attività che del reddito che si prevede di realizzare (entro trenta giorni).

  • Voucher, contratto di prestazione occasionale e libretto famiglia
  • Una delle domande che più spesso viene posta agli esperti del settore è se chi ha Partita Iva può essere pagato con i voucher. Questo strumento di pagamento del lavoro occasionale e non continuativo è stato in effetti abolito dal 2018 e sostituito da altri due strumenti: il Libretto Famiglia e il Contratto di prestazione occasionale, quindi il problema non si pone più.

  • Familiari a carico
  • Chi ha Partita Iva può essere a carico di un altro familiare a condizione che non superi il reddito annuo di 2.840,51 euro. È quindi possibile in questo caso beneficiare delle relative detrazioni fiscali.

  • Lavoratori dipendenti e Partita Iva
  • In questo caso possono esserci due condizioni diverse. Un lavoratore dipendente può aprire Partita Iva ma a condizione che risulti assunto per un'azienda privata. Per i dipendenti pubblici la situazione è più complessa ed in genere è previsto un obbligo di esclusiva anche se esistono delle eccezioni. Allo stesso tempo chi ha Partita Iva può essere assunto da un'altra azienda. In entrambi i casi la cosa più complessa è decidere in quale modalità vanno versati i contributi Inps, cosa che non si può sintetizzare e che dipende da molti fattori diversi.

  • Sono pensionato, posso aprire Partita Iva?
  • A differenza di quanto avveniva in passato, adesso è possibile cumulare i redditi provenienti da trattamento pensionistico e da lavoro autonomo, ma naturalmente con regole ed eccezioni. Va detto però che sussistono ancora dei vincoli al riguardo per ciò che concerne le pensioni e gli assegni di invalidità, ma solo oltre una certa soglia di reddito percepito da lavoratore autonomo (con percentuali crescenti di decurtazione dell'assegno man mano che sale il valore del reddito).

  • Protestati e falliti
  • Chi ha subito un protesto o ha dichiarato fallimento può aprire una nuova Partita Iva, ma con diverse limitazioni relative all'utilizzo del proprio patrimonio nella nuova attività, stabilendo la legge una serie di atti di protezione verso i creditori.

Argomenti che potrebbero interessarti

Contenuto simile

  • Regime forfettario, come si calcolano reddito e imposta

    Vediamo quali sono le modalità per il calcolo della base imponibile su cui applicare l'imposta sostitutiva del 15 per cento. In effetti tutto risulta molto facile e schematico, ma non sono possibili detrazioni come in altri regimi fiscali.

  • Guida all'Iva

    Cos'è e come funziona l'Imposta sul valore aggiunto di beni e servizi. Differenze tra esigibilità immediata e differita, metodo di calcolo e scadenze per il pagamento. Le agevolazioni, comprese quelle per la prima casa e socio-sanitarie.

  • Il ravvedimento operoso per il pagamento delle tasse

    Come funziona lo strumento messo a disposizione dal fisco per ravvedersi se non si è provveduto al pagamento di uno o più tributi. Vediamo le scadenze disponibili, il metodo di calcolo delle sanzioni e gli interessi da applicare.

  • L'assegno di maternità Stato e Comune

    Vediamo a chi spetta il piccolo aiuto economico destinato alle donne, lavoratrici e disoccupate, che mettono al mondo un figlio. Per ottenere questo bonus natalità bisogna rispettare un limite massimo del reddito Isee ed altri requisiti.

Altre sezioni