La fattura. Cos'è, chi la deve emettere, tipologie

Qualunque impresa, libero professionista, in genere chi è in possesso di una Partita Iva, è tenuto ad emettere quello che è certamente il principale documento fiscale obbligatorio: la fattura. Va da sé che, per essere in regola con le normative vigenti innanzitutto, anche in relazione alla fatturazione elettronica (obbligatoria dal 1° gennaio 2019), ma anche per gestire al meglio i rapporti con clienti e fornitori, risulta particolarmente importante la conoscenza approfondita delle regole stabilite dal legislatore. Il nostro articolo di oggi vuole essere una guida alla compilazione della fattura con tutte le informazioni necessarie. Per chi volesse approfondire il discorso degli elementi obbligatori quando si gestisce un'impresa consigliamo il nostro articolo sugli adempimenti fiscali e contabili.

Come funziona la fatturazione

Cominciamo il nostro articolo con una visione d'insieme del documento contabile per eccellenza. Cominceremo dalla definizione di fattura e come funziona in sintesi, andando poi ad approfondire gli argomenti correlati all'uso di questo importante documento fiscali. Vediamo la lista degli argomenti principali che approfondiremo a breve, mentre successivamente analizzeremo altre caratteristiche importanti correlate all'operazione di fatturazione, a partire dalla versione elettronica (cos'è, come funziona e così via).

  • Cos'è la fattura
  • Come si compila
  • Chi deve emettere una fattura commerciale e chi no
  • Quali sono gli elementi obbligatori
  • Normativa (tenuta dei registri)
  • Come funziona la fattura elettronica

Cos'è

Ogni venditore titolare di una Partita Iva è tenuto obbligatoriamente all'emissione di un documento fiscale che certifica la cessione di uno o più beni o l'erogazione di un servizio, ottenendo in cambio il diritto a riscuoterne il prezzo.

Come si fa una fattura

Il titolare di Partita Iva, (cliccate sul link per la nostra guida alla Partita Iva), deve necessariamente emettere la fattura in due copie. La versione originale va consegnata, o alternativamente spedita, al cliente a cui è stato venduto il bene o erogato il servizio. La copia va invece conservata tra i proprio documenti contabili. Allo stato attuale la normativa prevede l'obbligo di conservare la fattura per un periodo di almeno 10 anni. Nel caso in cui ci sia un controllo dell'Agenzia delle Entrate, la mancanza del documento di fatturazione comporta delle sanzioni molto pesanti. In sostituzione dei dati dell'emittente può essere apposto semplicemente il timbro della propria attività o in alternativa si può usare un foglio di carta intestata. La fattura di vendita può essere tranquillamente redatta a mano, la normativa non prevede obblighi particolari da questo punto di vista, ma è buona norma avvalersi di un software apposito o anche di modelli già pronti da stampare. Tra le soluzioni più usate per fare una fattura commerciale c'è certamente quella di utilizzare i fogli di calcolo di Excel, ma funziona benissimo anche il software gratuito OpenOffice Calc. In questo caso possiamo preparare un nostro modello già pronto con anche gli elementi calcolati automaticamente, come l'Iva e il totale della fattura.

Chi la deve emettere e chi è esentato

Come abbiamo detto, qualunque titolare di Partita Iva è tenuto ad emettere fattura quando vende un bene o eroga un servizio, ma con delle piccole differenze a seconda dell'attività svolta. Esistono delle tipologie di attività che non sono tenute all'emissione della fattura commerciale, ma che devono comunque rilasciare una ricevuta fiscale oppure lo scontrino. Vediamo quali sono.

  • Agricoltori per tutti i beni di propria produzione
  • Commercianti al dettaglio
  • Albergatori
  • Somministrazione di bevande e alimenti
  • Transito autostradale
  • Autotrasporti di persone
  • Ambulanti e tutti coloro che prestano servizi nell'abitazione dei clienti

Elementi obbligatori

Adesso vediamo quali sono i dati che vanno obbligatoriamente inseriti in fase di fatturazione. Nonostante ci possano essere delle piccole differenze a seconda dell'attività svolta, queste sono le voci più comunemente inserite in una fattura di vendita:

  • Data di emissione
  • Numero progressivo (all'inizio dell'anno si riparte dal numero uno)
  • Dati dell'emittente
    • Nominativo (ragione sociale se si è una società)
    • Indirizzo
    • Numero di Partiva Iva, codice fiscale e iscrizione al Registro delle imprese
  • Dati del cliente
    • Nominativo/Ragione sociale
    • Indirizzo
  • Tipo di pagamento (contanti, bonifico bancario, assegno e così via)
  • Data e numero progressivo del documento di trasporto (DDT) in caso di fatture differite
  • Caratteristiche principali dei beni ceduti o dei servizi erogati (natura, quantità, etc.)
  • Prezzi (unitario e totale)
  • Eventuali sconti e promozioni
  • Aliquota Iva applicata e ammontare complessivo dell'Imposta sul valore aggiunto
  • Totale della fattura (quanto deve pagare il cliente)

Normativa e registrazione

Ai fini della contabilità Iva è obbligatoria la tenuta dei registri, con l'elenco di tutte le fatture emesse e ricevute. Prima di vedere quali sono i registri obbligatori vi rimandiamo alla nostra guida all'Iva per approfondimenti sull'Imposta sul valore aggiunto. Inoltre, se il vostro fatturato lo permette, potete leggere il nostro articolo sulla contabilità semplificata, per le imprese minori e i professionisti che rispondono a determinati requisiti soprattutto per quanto riguarda i limiti di reddito previsti.

  • Registro fatture emesse
  • A parte alcuni casi speciali che godono di un esonero, questo registro è obbligatorio per tutti i titolari di Partita Iva.

  • Registro Iva acquisti
  • Di per sé non è obbligatorio, ma risulta necessario ai fini della detrazione dell'Imposta sul valore aggiunto. Vanno quindi conservate sia le fatture che le bollette doganali.

  • Registro dei corrispettivi
  • Va tenuto dai soggetti esentati dall'emissione della fattura e che sono tenuti invece ad emettere scontrino o ricevuta fiscale.

Scadenze (quando va emessa)

Le fatture devono essere registrate entro 15 giorni dalla data di emissione. Nel caso di fatture differite il termine di emissione parte da quello della data della fattura stessa (quindi per esempio il giorno della spedizione della merce). In genere la fattura differita va emessa il giorno 15 del mese successivo alla consegna del bene venduto o del servizio prestato. Tenete conto che ai fini del calcolo dell'Iva si considera il mese di consegna o spedizione della merce, non la data di registrazione della fattura. In presenza di operazioni non imponibili od esenti invece dell'Iva si deve indicare il titolo di inapplicabilità (compreso l'articolo di legge specifico). È il caso, per esempio, delle fatture intra-Ue e delle esportazioni.

Tipi di fatture

Come abbiamo detto all'inizio della nostra guida non esiste solo un tipo di fattura, anche se sono numerosi gli elementi obbligatori comuni. Vediamo le diverse tipologie presenti di questo importante documento contabile.

Fattura immediata

Va emessa, quindi consegnata o spedita anche in formato elettronico, nello stesso giorno in cui è stata effettuata la vendita di un bene o in cui si è erogato un servizio. In questo caso i beni venduti non necessitano di un documento accompagnatorio.

Differita

La fattura differita deve essere emessa per legge entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui è stata consegnata la merce, anche se molti preferiscono effettuare questa operazione nello stesso mese in cui sono stati emessi i documenti di trasporto, in questo caso obbligatori, in modo da facilitare la gestione della liquidazione dell'Iva. La fattura differita può riassumere in un unico documento tutte le vendite ad uno stesso cliente. In questo caso si parla di fattura riepilogativa. Naturalmente per ogni voce vanno elencati i dati dei relativi documenti di trasporto. Vediamo in quali casi è possibile utilizzare questa opzione.

  • Prestazioni di servizi in Italia
  • È obbligatoria la presenza di documentazione attestante l'esecuzione delle prestazioni (contratto, documento di intervento e così via), che devono essere state effettuate nello stesso mese solare e relativamente ad un singolo soggetto beneficiario.

  • Prestazioni di servizi intracomunitari
  • Si può emettere fattura differita se la prestazione è stata eseguita presso un soggetto con residenza in uno Stato dell'Unione europea. Condizione sine qua non è che la prestazione non sia soggetta ad imposta ai sensi dell'articolo n° 7 del D.P.R. n° 633/1972.

  • Cessione di beni in Italia
  • Consegna e spedizione devono essere state regolarmente registrate in un documento di trasporto (DDT), o comunque da qualunque altro documento che attesta il rapporto commerciale tra due diversi soggetti correttamente identificati (come ad esempio la lettera di vettura). Per poter emettere fattura differita deve esistere un documento che certifica l'avvenuta consegna e cessione del bene, quindi sono validi anche la ricevuta o lo scontrino fiscale (ma devono essere integrati con i dati dei soggetti coinvolti).

  • Cessioni di beni intracomunitari
  • Le regole sono le stesse che per la cessione di beni in Italia, con l'accortezza che la data di riferimento per l'emissione della fattura differita è quella di partenza del bene dal territorio nazionale.

Fattura accompagnatoria

In questo caso si intende un singolo documento che riunisce gli elementi obbligatoriamente presenti nelle fatture (tutti quelli previsti dalla normativa Iva con i riepiloghi per aliquota) e tutti i dati necessari al trasporto della merce. Naturalmente, come è facile immaginare, la fattura accompagnatoria si può emettere solo in presenza della vendita di uno o più beni, non per la prestazione di servizi.

Proforma

In questo caso parliamo di un documento che non ha nessun valore ai fini fiscali. In genere la fattura pro forma viene utilizzata nelle transazioni con l'estero, ma non solo, e non è altro che una sorta di impegno ad emettere fattura vera e propria in un secondo momento in cambio del pagamento anticipato prima che la fattura vera e propria venga emessa. Vediamo quali sono le caratteristiche principali e i vantaggi di questo tipo di documento fiscale.

Vantaggi

  • Variazioni in corso d'opera
  • Se sono stati fatti degli errori, oppure se sono stati omessi dati importanti, si può realizzare una nuova fattura proforma senza bisogno di annullare o modificare documenti fiscali precedentemente emessi.

  • Evitare di pagare tasse anticipate
  • Ovviamente questa è una delle ragioni principali che spingono ad avvalersi dell'opzione fattura proforma. La quasi totalità delle tasse a cui si è soggetti vanno pagate facendo riferimento alla data di emissione della fattura, non quando il cliente ha concretamente effettuato il pagamento. Non a caso questa opportunità è molto sfruttata dai liberi professionisti. Va specificato che la fattura va in questo caso emessa subito dopo aver ricevuto il pagamento.

  • Fatturazione solo dopo l'effettivo pagamento
  • Il documento attestante il rapporto commerciale può essere emesso solo dopo che il cliente ha provveduto effettivamente a pagare quanto dovuto.

Come va fatta (compilazione della fattura proforma)

  • Descrizione
  • All'interno del documento, preferibilmente all'inizio, deve essere ben presente la dicitura "fattura proforma".

  • Numerazione
  • Se viene numerata, deve usare un sistema estraneo a quello usato per le fatture ordinarie.

  • Dicitura
  • Generalmente sistemata a piè di pagina, deve essere inserita questa dicitura:
    Il presente documento non costituisce fattura valida ai fini del D.P.R. n° 633 del 26/10/1972 e successive modifiche. La fattura definitiva verrà emessa all’atto del pagamento del corrispettivo (articolo 6, comma 3, D.P.R n° 633/72).

Fattura professionista

I liberi professionisti e gli studi professionali possono emettere fattura professionista o un documento equiparato, chiamato parcella, che elenca tutte le spese e le competenze, e che va emesso solo al momento del pagamento di quanto dovuto da parte del cliente. Vediamo quali sono le tre tipologie base che possono accedere a questo tipo di documento:

  • Fattura professionista
  • La possono emettere tutti i professionisti non iscritti ad Albi o che non risultano come Agenti di Commercio.

  • Parcella
  • Tutti coloro che sono iscritti ad un qualsiasi Albo professionale, ma solo se risultano già presenti tariffe e direttive.

  • Fattura provvigioni
  • Gli Agenti di Commercio.

Dati da inserire

Bisogna inserire tutti i dati dell'emittente, del cliente e relativi all'attività svolta. Vanno inoltre precisati i seguenti elementi:

  • Va applicata l'Iva
  • Si applica la ritenuta d'acconto
  • Viene conteggiato il contributo previdenziale a seconda della categoria di appartenenza del professionista (se non esiste una specifica Cassa di previdenza variabile si applica il relativo contributo Inps)

Fattura professionista con ritenuta d'acconto

È tipica del lavoro autonomo professionale e presenta un sistema relativamente complesso per il calcolo della ritenuta d'acconto, dipendente dalla tipologia di professionista che eroga la prestazione. Il reddito derivante da lavoro autonomo è infatti sottoposto ad una ritenuta alla fonte che grava sul soggetto che paga per la prestazione ricevuta. Vedremo a breve come funziona e soprattutto come si effettua il calcolo di una fattura con ritenuta, che è differenziato a seconda di alcune caratteristiche del professionista che eroga la prestazione. Tutto dipende dalla categoria di appartenenza del trattamento previdenziale. Esistono in questo caso due condizioni possibili:

  • Nessuna cassa di assistenza e previdenza
  • Professionista iscritto ad una cassa di assistenza e previdenza di categoria (a cui vanno versati contributi annui)

In entrambi i casi nella fattura il professionista addebita al cliente una maggiorazione di natura previdenziale, di solito corrispondente al 4% del valore dell'imponibile. Quello che cambia, a seconda della categoria di appartenenza tra le due viste precedentemente, è il trattamento fiscale della maggiorazione applicata. Vediamo come funziona (faremo anche alcuni esempi pratici per capire meglio).

Professionisti senza cassa di previdenza

Innanzitutto dobbiamo partire dall'obbligo per i lavoratori autonomi di iscriversi alla Gestione Separata dell'Inps, se non hanno una copertura previdenziale specifica. In questo caso il professionista può addebitare al cliente, il committente della prestazione, una percentuale corrispondente al 4% del corrispettivo lordo. Tale maggiorazione, non obbligatoria ma facoltativa, presenta due caratteristiche fondamentali:

  • È obbligatoriamente assoggettata ad Iva
  • Essendo imponibile ai fini Irpef (va considerata una maggiorazione del corrispettivo) prevede una ritenuta d'acconto del 20%

Esempio

Vediamo un breve esempio di fattura professionista con ritenuta d'acconto:
Per una prestazione un lavoratore autonomo senza cassa di previdenza chiede un corrispettivo di 1.000 euro. Adesso facciamo il calcolo di quanto dovuto dal cliente (naturalmente tutte le voci si intendono in euro):

Corrispettivo per la prestazione professionale: 1.000,00
Maggiorazione (rivalsa) Inps del 4%: 40,00
Valore totale dell'imponibile: 1.040,00
Iva sull'imponibile (22%):228,80
Totale fattura:1.268,80
Ritenuta d'acconto (sul valore dell'imponibile non ivato, quindi il 20% di 1.040 euro): 208,00
Totale dovuto (totale della fattura meno la ritenuta d'acconto): 1.060,80

Professionisti con cassa di previdenza

In questo caso, come abbiamo detto in precedenza, il professionista deve versare i contributi integrativi, che vanno addebitati al cliente in fattura (diritto di rivalsa). In genere si applica una maggiorazione del 4%, ma in effetti la percentuale può variare a seconda della cassa di previdenza a cui si risulta iscritti. Fiscalmente parlando il contributo integrativo risponde alle seguenti regole:

  • Va assoggettato all'Iva
  • Non va considerato parte della base imponibile per il calcolo della ritenuta d'acconto del 20%, quindi non è soggetto ad Irpef

Esempio

Come nel caso precedente vediamo un esempio sempre per un corrispettivo di 1.000 euro, così potremo individuare subito le differenze fondamentali:

Corrispettivo per la prestazione professionale: 1.000,00
Contributo integrativo del 4%: 40,00
Valore totale dell'imponibile: 1.040,00
Iva sull'imponibile (22%):228,80
Totale fattura:1.268,80
Ritenuta d'acconto (sul valore dell'imponibile non ivato e senza il contributo, quindi il 20% di 1.000 euro): 200,00
Totale dovuto (totale della fattura meno la ritenuta d'acconto): 1.068,80

Semplificata

Nel caso di importi che non superino i 100 euro di valore, è possibile emettere una fattura semplificata, con caratteristiche peculiari rispetto a quella ordinaria e naturalmente con alcune limitazioni. Va specificato che nei 100 euro è compresa anche la maggiorazione Iva alla base imponibile.

Semplificazioni ed esclusioni

Vediamo brevemente l'elenco degli elementi che possono essere semplificati, rispetto alla fattura ordinaria, così come la lista dei casi in cui è esclusa la possibilità di avvalersi di questa opzione. Partiamo dalle semplificazioni:

  • Del cliente nazionale (italiano) si possono inserire solo i dati fiscali (Partita Iva o codice fiscale) ed evitare quelli anagrafici e di residenza
  • Per il cliente comunitario si può indicare solo il numero di identificazione Iva
  • Si può specificare solo l'ammontare complessivo della fattura
  • Descrizione semplificata dei servizi erogati o beni ceduti

Sono escluse dalla possibilità di usare la fattura semplificata le seguenti condizioni:

  • Cessioni intracomunitarie
  • Vendite a distanza
  • Cliente in Stato comunitario dove è dovuta l'imposta

Cointestata

Continuiamo l'elenco dei diversi tipi di questo importantissimo documento fiscale con l'analisi delle fatture cointestate, pratica sempre più comune soprattutto tra privati, ma non solo. Si può utilizzare questa opzione quando la stessa prestazione viene erogata a più soggetti diversi (per esempio il notaio ai diversi proprietari di un immobile), cosa che, se semplifica il tutto per l'emittente, prevede anche determinate problematiche, come ad esempio le comunicazioni per le spesometro che vedremo più avanti. Specifichiamo subito che le normative in vigore danno la possibilità di emettere fattura cointestata, come più volte specificato dalla stessa Agenzia delle Entrate, soprattutto riguardo chiarificazioni che hanno a che fare con le detrazioni Irpef, quindi lavori di ristrutturazione edilizia, risparmio energetico, intermediazione immobiliare e altro. Quindi, fiscalmente parlando, la fattura cointestata è certamente possibile, ma presenta delle problematiche non di poco conto dal punto di vista operativo. In generale, a meno di avere delle esigenze particolari, conviene gestire separatamente la fatturazione dei propri clienti, anche perché poi diventa particolarmente impegnativa la situazione spesometro. In questo caso l'Agenzia delle Entrate ha specificato che comunque tutte le operazioni relative ai soggetti indicati in fattura vanno dettagliate specificatamente, quindi anche in questi casi viene meno il vantaggio di fatto di fare un'unica fattura.

Fattura regime forfettario 2019

Il cosiddetto regime dei minimi, a cui hanno aderito veramente in tanti, è stato sostituito dal nuovo regime forfetario, che prevede un'aliquota Irpef agevolata e l'emissione di una fattura non assoggettata ad Iva. Ovviamente l'Imposta sul valore aggiunto delle merci e dei servizi acquistati, anche se strettamente per l'attività svolta, non può essere scaricata.

Fatturazione elettronica tra privati

Negli ultimi anni si è assistito anche in Italia, come in altri paesi europei, all'avvento della fattura elettronica, soprattutto verso la Pubblica amministrazione. Nel nostro articolo di oggi ci interesseremo di quella che è l'ultima novità in assoluto: la fattura elettronica tra privati obbligatoria dal 1° gennaio 2019. Vedremo come funziona, il sistema di gestione e invio e quindi le regole per la conservazione di questo importante documento contabile anche quando non è più cartaceo ma in formato digitale.

Contro l'evasione fiscale

Precedentemente la fattura elettronica tra privati era facoltativa, ma adesso è chiara l'intenzione del legislatore, con questa iniziativa, di rendere la vita più facile all'Agenzia delle Entrate, in relazione naturalmente alla lotta all'evasione e all'elusione fiscale. Il discorso fa parte di una più generale offensiva contro l'evasione fiscale, come dimostrato dalla creazione del sistema chiamato Serpico, una super anagrafica tributaria che controlla tutti i dati provenienti dai conti correnti degli italiani, anche con la collaborazione di sempre più Comuni, oltre al Redditometro, un altro sistema a sostegno dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza per stabilire se c'è congruenza tra spese sostenute e dichiarazione dei redditi.

Cos'è la fattura elettronica tra privati

Non parliamo altro che di un equivalente della versione cartacea ma con due differenze sostanziali. La prima è il formato, che sarà digitale e non di carta, la seconda differenza sta nel sistema di garazia e integrità del suo contenuto, dal momento in cui la fattura elettronica viene emessa a quello in cui scade l'obbligo del periodo di conservazione, stabilito attualmente a 10 anni. Vediamo brevemente i due elementi principali di questo sistema di garanzia (che approfondiremo in articoli successivi).

  • Firma digitale
  • È equivalente alla normale firma che si appone sui documenti, ma con la possibilità di effettuare l'operazione online.

  • Marcatura temporale
  • Certifica data e orari con certezza assoluta riguardo al momento in cui è stato inserito del contenuto. Il sistema si basa su un codice hash, naturalmente univoco.

Come funziona

La fattura elettronica tra privati sfrutta il cosiddetto Sdi, il Sistema di insterscambio delle fatture creato dall'Agenzia delle Entrate per la Pubblica Amministrazione e che da la possibilità di svolgere tutta una serie di operazioni:

  • Generazione della fattura
  • Creazione in formato Xml
  • Trasmissione della fattura elettronica
  • Conservazione (deve avvenire entro 15 giorni dal momento dell'emissione)

Informazioni generali

Completiamo la nostra guida alla fatturazione con alcune informazioni generali su questo importante documento contabile.

  • Beni significativi
  • Il calcolo dell'Iva sui beni significativi, che in gran parte si trovano nel settore edilizio, prevede una prima aliquota al 10% (da applicare sulla differenza tra valore della prestazione e quello dei beni significativi) ed una seconda aliquota ordinaria sulla parte rimanente. Ricordiamo che tra i beni significativi abbiamo gli ascensori e tutti i tipi di montacarichi, gli infissi (sia interni che esterni), caldaie e tutti i dispositivi di condizionamento, videocitofoni e impianti di sicurezza, sanitari e rubinetterie da bagno.

  • Fattura per detrazione fiscale
  • Gli interventi di ristrutturazione casa oppure l'installazione di sistemi mirati al risparmio energetico e così via, necessitano di piccoli accorgimenti nelle voci da elencare nel documento di vendita. Va detto che una fattura per ristrutturazione edilizia per esempio, che da il diritto di accedere ad una serie di incentivi fiscali sotto forma di detrazioni Irpef, non richiede l'inserimento di voci specifiche, ma solo una corretta compilazione del documento come previsto dalle normative. Particolarmente importante risulta la data in cui si procede concretamente al pagamento dei lavori, mentre non è più necessario indicare in fattura il costo della manodopera, come invece era previsto in passato. Nel caso in cui ci siano più comproprietari dell'immobile in cui vengono eseguiti i lavori di ristrutturazione edilizia, si può accedere alle detrazioni del 2019 anche se la fattura è intestata a solo uno dei proprietari. A differenza di quanto si deve fare con il bonifico, nell'oggetto della fattura non vanno indicati i riferimenti normativi riguardanti la detrazione fiscale richiesta. Preoccupatevi di inserire nel documento l'elenco di tutti i lavori effettuati, in modo da non avere problemi in caso di controlli da parte dell'Agenzia delle Entrate. Ricordatevi che per i lavori di ristrutturazione edilizia si ha diritto ad un'aliquota Iva agevolata al 10% per l'acquisto del materiale. Nel nostro articolo sulle detrazioni sostituzione caldaia troverete informazioni dettagliate sulle agevolazioni fiscali per chi sostituisce la vecchia caldaia con una di nuova generazione mirata ad un maggior risparmio energetico. A questo proposito sono previsti numerosi bonus anche per il 2019, in genere sotto forma di detrazioni Irpef. In questi articoli troverete anche informazioni più dettagliate sui documenti per ottenere le detrazioni fiscali e per le ristrutturazioni edilizie.

  • Fattura inversa
  • In genere il calcolo di questo documento si realizza con il metodo della fattura diretta, ma esiste anche un'altra strada. Si può suddividere il documento in ogni sua parte e qundi ottenere il valore della ritenuta d'acconto, per esempio, partendo dal totale della fattura. In genere per fare questa operazione ci si avvale dell'utilizzo di un software apposito.

  • A due aliquote
  • In questo caso ci si riferisce naturalmente al caso in cui siano state acquistate merci (oppure siano stati erogati servizi) che prevedono un'Iva differente. In linea di massima una fattura a due o più aliquote presenta colonne separate per il calcolo dell'Iva, con naturalmente le varie voci relative che devono essere trattate in maniera separata. Online si trovano tanti modelli di fatture a due aliquote che possono essere facilmente analizzate.

  • Acconto
  • La normativa prevede due tipi di documenti contabili rilevanti ai fini Iva: le fatture d'acconto e quelle di saldo. Nel primo caso non è cosa semplice stabilire se la richiesta anticipata di una parte del corrispettivo sia sottoposta al calcolo dell'Iva relativa o meno, tutto dipende dalla tipologia del bene venduto. In genere quando l'acconto rappresenta un anticipo sul prezzo allora è necessario emettere fattura, in altri casi le regole variano molto a seconda del contesto specifico.

  • Con codice fiscale
  • In realtà non è possibile fatturare senza una Partita Iva, quindi con fattura con codice fiscale in genere si intende la ricevuta per prestazione occasionale. Anche in questo caso è prevista ovviamente una tassazione obbligatoria, con il cliente che sarà tenuto a pagare l'imposta per conto nostro. Tutto avviene mediante una ritenuta d'acconto che verrà versata dal committente. Il lavoro occasionale, quindi, non può fatturare semplicemente con il codice fiscale.

  • Emessa a Partita Iva cessata
  • Un caso più comune di quanto si pensi è quello in cui è stata emessa una fattura a Partita Iva cessata. In questo caso, con l'arrivo del nuovo spesometro, l'Agenzia delle Entrate può rilevare un errore le cui conseguenze variano molto a seconda dell'entità del corrispettivo e anche di una serie di altri fattori. Rivolgersi al proprio commercialista è la cosa migliore da fare in questi casi.

  • Rimessa diretta
  • Con questa voce si indica in fattura quale deve essere il metodo di pagamento del corrispettivo da parte del cliente, per esempio bonifico, contanti, assegno e così via.

  • Nota di credito
  • Si tratta di un documento fiscale che segue le stesse regole della fatturazione e che viene realizzata dall'emittente per stornare la fattura già emessa. In genere si ricorre a questo documento in caso di saldo insoluto, quindi quando non è stato ricevuto il pagamento, se c'è una risoluzione del contratto oppure in caso di errori in fase di calcolo della fattura.

  • Quietanza
  • Con questa dicitura si intende l'effettivo pagamento del bene ceduto o del servizio prestato. Attenzione, perché in questo caso non basta solo la dicitura "pagato", che può riferirsi anche solo ad un semplice acconto.

  • Fattura Ue con rappresentante fiscale in italia
  • Un soggetto residente in un paese dell'Unione Europea che abbia effettuato vendite nell'anno solare per un valore superiore ai 35.000 euro deve obbligatoriamente versare l'Iva sulla base dell'aliquota nazionale, avvalendosi del rappresentante fiscale italiano.

  • Fattura vendita auto usata
  • Nel momento in cui un soggetto dotato di Partita Iva cede un veicolo usato deve gestire l'operazione in maniera cosiddetta "simmetrica", nel senso che è tenuto a ridurre la base imponibile ai fini dell'applicazione Iva in relazione al valore dell'imposta detratto al momento dell'acquisto.

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