Conviene vendere i BoT in questo momento?
Come sappiamo i BoT, i Buoni ordinari del Tesoro, sono titoli a breve scadenza, massimo 12 mesi, e non presentano una cedola. Chi investe sui BoT guadagna dal fatto che al momento del rimborso gli verrà pagata una cifra maggiore rispetto al momento dell'acquisto.
L'unico rischio che si può correre con titoli di questo tipo è che il paese che li ha emessi, nel nostro caso l'Italia, dichiari insolvenza e quindi che non restituisca la cifra pagata al momento dell'acquisto.
Ovviamente ci rendiamo tutti conto che è altamente improbabile che un paese come l'Italia si dichiari insolvente, e quindi che faccia default, in un tempo così breve. Inoltre, nei casi in cui un paese ha fatto default, come per esempio l'Argentina, la ristrutturazione del debito ha riguardato titoli a media e lunga scadenza, mentre i BoT, come abbiamo detto, sono titoli a breve scadenza.
Insomma, non conviene vendere i BoT, in quanto il rischio di non guadagnarci dal rimborso è veramente molto basso, se non ai limiti dell'improbabilità.
Con i BTp meglio aspettare a vendere
I BTp, Buoni poliennali del Tesoro, sono invece titoli dotati di una cedola con tasso fisso e scadenza a medio e lungo termine. Proprio per questa natura i prezzi dei BTp possono oscillare in modo sostanziale, ovviamente con modalità crescente man mano che aumenta il periodo della scadenza.
Per fare un esempio, se il tasso percentuale del BTp sale di un punto, il prezzo del decennale diminuisce del 7,63%. Se guardiamo, quindi, al fatto che chi ha comprato BTp durante il periodo estivo lo ha pagato 100, mentre oggi vale 90,3, ci rendiamo conto che vendere oggi un titolo obbligazionario di questo tipo significa dover sopportare una perdita del 10% circa, stando al valore capitale del titolo.
Allo stesso tempo, soprattutto per i BTp più a lunga scadenza, aspettare il momento del rimborso potrebbe esporre a pericoli di insolvenza.
Alla fine dei conti, il ragionamento sulla convenienza o meno di vendere BTp in questo momento dipende dal grado di fiducia che si ha nei confronti dell'Italia. Io non li venderei. L'ipotesi che l'Italia sia insolvente è veramente remota, anche sul lungo termine, e accettare una perdita secca in questo momento per un timore eccessivo non è una buona scelta.
Insomma il rischio di non vederseli ripagare è veramente molto basso e visto il prezzo odierno meglio tenere i nostri BTp in portafoglio.
Fattore di rischio minore: BoT o conto deposito?
Se guardiamo alla situazione generale, e ancora di più a quella italiana, ci rendiamo perfettamente conto del fatto che, essendo le banche a finanziare i debiti pubblici, il rischio del sistema bancario, e quindi di uno strumento finanziario come quello dei conti deposito, è strettamente correlato al rischio dello stato con il suo debito pubblico.
Certo, fino a 100.000 euro i conti deposito sono protetti dal fondo interbancario di tutela dei depositi, ma in caso di crack del sistema il buon funzionamento di un fondo di questo tipo è tutto da verificare. Inoltre, il grado di rischio di un conto deposito è, ovviamente, strettamente correlato alla banca con cui lo si attiva, quindi attenzione alle offerte clamorose di banche che spuntano come funghi e spariscono altrettanto velocemente, soprattutto per depositi maggiori di 100.000 euro, cioè quelli garantiti dal fondo interbancario,.
Alla fine dei conti non è possibile stabilire quale tra BoT e conti deposito è più sicuro. Personalmente propendo per i BoT, ma se consideriamo improbabile un crollo sistematico delle banche, che comunque verrebbero salvate dagli stati e dai vari fondi internazionale, i rischi si equivalgono.