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Analisi dei Titoli di Stato italiani e del loro rendimento nel 2012

10/01/2012

Investiamo sui nostri Titoli di Stato

I nostri lettori più assidui si saranno accorti di una certa attenzione di Soldi e finanza Online verso l'investimento sui Titoli di Stato. La ragione è molto semplice: quest'anno l'Italia deve rinnovare una parte sostanziosa del suo debito pubblico ma, per una serie di eventi anche indipendenti dalle azioni del nostro paese e a causa di una evidente speculazione finanziaria sui nostri titoli, i rendimenti pagati dallo Stato italiano sono a dir poco interessanti dal punto di vista del risparmiatore. Certo non del cittadino, ma va beh! Cerchiamo di vedere la parte del bicchiere mezza piena e visto che dobbiamo pagare degli interessi come cittadini tanto vale che ce li riprendiamo indietro come investitori!
Continuiamo quindi con le nostre considerazioni generali su tassi, rischio e convenienza dell'investimento sui nostri Titoli di Stato e vediamo una carrellata delle varie opportunità che ci si presenteranno davanti in questo 2012.
Un 2012 che si prospetta pesante e difficile per la nostra economia ma che per un risparmiatore intelligente e consapevole potrebbe trasformarsi in un anno di buone soddisfazioni.
Bene, cominciamo!

BoT

Negli ultimi anni il BoT aveva perso un po' di mordente agli occhi dell'investitore, visti i rendimenti veramente molto bassi. Una serie di eventi però hanno portato i rendimenti dei nostri titoli a breve scadenza, come i BoT, a valori veramente molto elevati nel 2011. Valori di rendimento che però si sono abbassati, anche di molto, nell'ultimissimo periodo. L'Italia convince adesso nel breve e quindi il rendimento è di conseguenza più basso e si mantiene più o meno sul valore dell'inflazione.
Il rischio è praticamente nullo e se si vuole mantenere stabile il valore del nostro patrimonio, rispetto alla perdita che viene dall'inflazione, i BoT sono sicuramente un'ottima occasione di investimento.
Nel 2012 lo Stato italiano dovrà trattare la scadenza di circa 128 miliardi di BoT, con un'asta al mese, nella sostanza. Il consiglio è di seguire strettamente le aste e verificare che il rendimento si mantenga almeno sul valore dell'inflazione. Se avviene questo l'investimento sui BoT è sicuramente valido.

Btp

I Btp come sappiamo sono invece titoli a media e lunga scadenza dotati di una cedola fissa che viene pagata ogni sei mesi.
Certo, rispetto all'interesse, veramente molto interessante, pagato per buona parte della seconda metà del 2011, intorno al 7% per i titoli a 10 anni, quello attuale, che viaggia sul 5,5%, è meno allettante, ma certo sempre conveniente!
In definitiva, se si ha fiducia nell'Italia e nessun problema di liquidità nel breve periodo, puntare sui Btp a 10 anni, ma anche su quelli con scadenza più breve, è sicuramente una buona occasione di guadagno.

Cct

I Cct, Certificati di credito del Tesoro, prevedono una durata di 7 anni, tasso variabile e cedole semestrali, il cui rendimento è strettamente legato ai BoT a sei mesi con l'aggiunta di una maggiorazione. Ai Cct si aggiungono anche i CctEu, che sono legati all'Euribor a 6 mesi, invece che al nostro BoT. Attualmente il rendimento di questi titoli è molto elevato, il 7,42%, in forte crescita rispetto all'asta di agosto, dove rendeva il 4,52%.
Va detto però che i titoli a cui sono legati i Cct nelle due varianti, quindi i BoT e gli Euribor, sono in forte discesa per quanto riguarda i rendimenti, quindi difficilmente la prossima asta di Cct pagherà questi interessi.

Btp€i

Quì parliamo dei Buoni poliennali del Tesoro indicizzati all'inflazione europea. Il funzionamento è piuttosto semplice: il capitale che viene rimborsato al momento della scadenza e le cedole semestrali sono sempre rivalutate sulla base dell'inflazione dell'area Euro. Inflazione che viene calcolata dall'Eurostat. In più, se nel periodo di emissione del titolo i prezzi calano, cioè si registra una deflazione, al momento del rimborso del titolo il valore liquidato non potrà comunque essere inferiore a quello nominale, cioè quello pagato. Insomma, un titolo che offre le sue garanzie.
Questi titoli infatti sono stati pensati per proteggere l'investitore dall'aumento del livello dei prezzi, cioè dalla perdita di valore dovuta all'inflazione.
Ovviamente il discorso della protezione dall'inflazione va fatto valutando l'inflazione del proprio paese rispetto a quella europea. Questo significa che, se il tasso di inflazione italiano è superiore a quello euro, la protezione offerta da questo titolo si riduce.
Le scadenze dei Btp€i sono a 5, 10, 15 e 30 anni e le aste si tengono in genere mensilmente, nell'ultima settimana del mese. Il titolo è per gli amanti delle cose rischiose, ma se azzeccato può regalare soddisfazioni anche importanti.

Ctz

Certificati del Tesoro zero coupon. Parliamo di titoli a 2 anni senza cedola, quindi il guadagno è stabilito sulla base dello scarto tra il valore nominale al momento del rimborso e quello che aveva al momento dell'acquisto.
Va da se che questo titolo non prevede ricavi durante il periodo di emissione, ma solo dopo due anni dall'acquisto, tranne che non si scelga di venderlo sul mercato secondario, chiaramente in un momento in cui si riesce a generare una plusvalenza.
Attualmente i Ctz pagano il 4,8%, in fortissima discesa rispetto al 7,8% precedente. Bisogna considerare il fatto che su questo tipo di titolo non incide solo la garanzia o meno che da l'emittente, ma anche l'andamento dei tassi di mercato.
Questa caratteristica rende il titolo difficilmente vantaggioso sul mercato secondario, dove non a caso le vendite avvengono generalmente solo in caso di bisogno di liquidità imminente.
Insomma il Ctz può essere un buon investimento, ma solo se si è disposti ad aspettare 2 anni per ritornare indietro dell'investimento fatto.