Come funzionano le cassette di sicurezza in banca

Le cassette di sicurezza in banca sono usate da sempre più italiani per depositare contanti, beni preziosi, titoli e qualunque altra cosa, normalmente di un certo valore, non si voglia conservare in casa. Per esempio da chi acquista monete da investimento, un settore in grande crescita e molto amato da collezionisti o semplici investitori. Naturalmente c'è anche chi le utilizza per sfuggire al fisco e ai controlli dell'Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza e questo è un discorso che affronteremo nel corso dell'articolo. Come vedremo lo Stato italiano si è fatto furbo e il concetto di segretezza bancaria, di anonimato della cassetta di sicurezza, praticamente non esiste più. Bene, cominciamo col vedere una sintesi di come funzionano le cassette di sicurezza in banca, i passi da compiere per aprirne una, come accedere, quanto costa e tutte le considerazioni sulla sicurezza dei nostri averi. Vedremo successivamente quali sono le norme relative ai controlli fiscali ed anche alcune informazioni sull'apertura forzata della cassetta di sicurezza.

Funzionamento cassette di sicurezza in banca

Accedere ad un servizio di questo tipo non è una cosa difficile o limitata solo a particolari clienti di un istituto di credito, anche se va detto che le banche possono mettere in atto politiche molto diverse tra loro. Per esempio: alcuni istituti non richiedono nessun costo per l'apertura di una cassetta di sicurezza ai loro clienti migliori. In pratica la concedono gratuitamente. Inoltre, anche le regole per l'accesso possono essere differenziate e specifiche per ogni istituto.

Un servizio aggiuntivo delle banche

Gli istituti di credito, le banche nella sostanza, tra i vari servizi che offrono possono garantire anche un servizio di custodia di beni, documenti, contanti e così via, garantendo sia un alto livello di privacy che un elevato grado di sicurezza, a fronte comunque di una normativa cambiata negli ultimi anni e di cui bisogna tener conto. Il funzionamento è molto semplice. Le cassette sono posizionate infatti nel caveau o in una stanza comunque blindata degli istituti bancari, quindi sono da considerarsi assolutamente sicure, ed il titolare accede al servizio in totale autonomia, in modo da gestire le operazioni nella privacy più assoluta. Quando parliamo di sicurezza, ci riferiamo alla possibilità di subire furti, certo molto difficili in questo caso, se non improbabili. Se invece ci riferiamo ai controlli fiscali, allora il discorso è diverso ma ne parleremo più avanti. Va detto che fino a qualche anno fa una soluzione di questo tipo dava la certezza di essere completamente anonimi agli occhi dell'Erario, ma adesso le cose sono cambiate e l'Agenzia delle Entrate può anche richiedere l'apertura della cassetta di sicurezza in banca, se ne siamo in possesso. Lo Stato, ma non solo l'Italia va detto, deve far fronte ad un'evasione fiscale non più tollerabile in queste dimensioni e quindi sono state realizzate delle normative che obbligano gli istituti a dichiarare molte più cose rispetto al passato, ma ne parleremo più avanti.

Come funziona

Vediamo brevemente come funziona il servizio. Dopo aver sottoscritto il contratto il cliente è tenuto al deposito della firma che autorizza all'accesso. È possibile delegare anche dei soggetti terzi, i quali naturalmente dovranno depositare la firma che li autorizza ad accedere alla vostra cassetta di sicurezza in banca in totale sicurezza. Una volta terminata questa operazione vi verrà consegnata la chiave numerata corrispondente al vostro deposito. Ogni volta che vorrete accedere dovrete trascrivere l'accesso su un registro apposito, come stabilito dalle normative vigenti, e dovrà essere presente un funzionario il cui compito è quello di identificare il cliente, controllare la corrispondenza della firma con quella autorizzata e quindi accompagnarvi nei locali appositi. Per una questione di sicurezza, oltre alla vostra chiave per aprire la cassetta è necessaria anche una chiave universale in possesso della banca. Dei costi, che sono molto variabili va detto, ne parliamo più avanti.

Non sono completamente anonime

Nel momento in cui sottoscrivete il contratto per l'utilizzo di una cassetta di sicurezza in banca non siete tenuti a dichiararne il contenuto e la stessa cosa vale ogni volta che depositerete beni, documenti, contanti o tutto quello che volete. Il sistema consente quindi un elevato grado di anonimato. Attenzione però alle nuove normative antiriciclaggio, che impongono alle banche di dichiarare i nomi di coloro che hanno stipulato un servizio di questo tipo. Quindi l'anonimato vale per il contenuto, ma se l'Agenzia delle Entrate ottiene da un giudice la possibilità di controllare il contenuto, lo può fare, di conseguenza le cassette di sicurezza in banca sono sicure, dal punto di vista del nascondere i propri beni, ma non completamente. L'anonimato va considerata una cosa relativa, non assoluta. Inoltre, se volete garantirvi con un contratto assicurativo contro il rischio di eventuali furti, allora sarete tenuti a dichiarare il valore massimo dei beni depositati.

Cosa succede in caso di furto o manomissione

Anche se la possibilità che la banca possa subire un'intrusione nei suoi caveau la possiamo considerare abbastanza remota, non significa che è impossibile. La cronaca ci testimonia che anche gli istituti di credito più rinomati e sicuri possono subire furti che interessano principalmente le cassette di sicurezza dei clienti, ovviamente. Vediamo cosa dice il Codice Civile al riguardo. Insomma, cosa succede nel caso di furto dei beni conservati all'interno della nostra cassetta in banca? Veniamo rimborsati, per esempio dei contanti depositati? La risposta a questa domanda non è facile come si può immaginare, anche perché coinvolge il discorso dell'anonimato! Va detto comunque che adesso le banche associano alla cassetta di sicurezza anche una polizza assicurativa, ne parleremo più avanti, ma che prevede naturalmente un massimale.

  • Responsabilità della banca
  • Nel caso di furto del contenuto di una cassetta di sicurezza in banca, la giurisprudenza nega l'eventualità di "caso fortuito", mentre tende ad inserirlo nella casistica degli "eventi prevedibili". Andando oltre il burocratese delle normative giuridiche, questo significa che in caso di furto dei beni conservati in una cassetta di sicurezza, compresi i contanti, la banca è da considerarsi sempre responsabile ed è quindi tenuta al risarcimento del danno subito dal cliente. In alcuni casi giudiziari è stata data la possibilità alla banca di cercare di dimostrare che nessuna azione avrebbe potuto evitare lo scasso e quindi il furto dei beni del cliente contenuti nella cassetta di sicurezza, ma una sentenza del Tribunale di Roma ha escluso che un istituto di credito possa esimersi da responsabilità adducendo l'impossibilità tecnica di evitare il furto, anche nel caso in cui quest'ultimo sia stato messo in atto con la complicità del personale interno della banca, caso più comune di quanto si possa immaginare. Insomma, dal punto di vista della responsabilità bancaria in caso di furto, la cassetta di sicurezza può considerarsi una soluzione sicura.

  • Rescissione del contratto
  • Nel caso in cui la cassetta di sicurezza sia stata manomessa, tecnicamente si parla di "alterazione dell'integrità", il cliente ha il diritto di chiedere la risoluzione del contratto ed il risarcimento dei danni subiti, a condizione che l'evento non sia stato generato da una sua responsabilità, per esempio la perdita della chiave senza aver tempestivamente avvisato la banca. È importante conoscere le azioni da mettere in atto nel momento in cui ci si accorge che la propria cassetta di sicurezza è stata manomessa, pena la decadenza del diritto ad ottenere il risarcimento dei beni mancanti.

    • Evitare di aprirla
    • Presentare immediatamente un reclamo scritto alla banca
    • È necessario fornire, al momento della presentazione del reclamo, l'elenco completo e dettagliato dei beni contenuti nella cassetta di sicurezza.
    • L'apertura della cassetta per controllare il danno deve avvenire alla presenza di un incaricato della banca e di un notaio.
    • Va redatto un verbale con la descrizione dello stato esteriore della cassetta, dei beni contenuti e di quelli che a detta del cliente della banca risultano mancanti.
    • Se è la banca ad accorgersi della manomissione, deve avvisare il cliente con lettera raccomandata e se questi no si presenta per la verifica, l'istituto di credito può passare all'apertura forzata della cassetta di sicurezza.
  • La prova del danno
  • Una volta accertato che c'è stato un furto di beni contenuti nella cassetta di sicurezza in banca, è necessario dimostrare l'entità del furto. Da questo punto di vista la natura di anonimato e segretezza del servizio in questione rende poco agevole dimostrare l'entità del furto, quindi la consistenza del danno subito. Va detto che alcuni cassettisti hanno l'abitudine di fotografare il contenuto della cassetta, man mano che vi introducono dei beni, ma la cosa ha i suoi limiti. La banca infatti non tiene traccia dei beni inseriti nella cassetta e quindi non può avere un riscontro oggettivo del danno subito dal cliente in caso di furto. In questo caso la giurisprudenza si avvale del criterio chiamato "presuntivo", vale a dire che il giudice che deciderà nella eventuale causa tra cassettista e istituto bancario, potrà dedurre il danno arrecato al cliente dal furto subito e stimare quindi, con "valutazione equitativa ex art. 1226 c.c, l'entità del danno subito dal cassettista. Ma su cosa si basa questa valutazione "presuntiva"? Vediamo.

    • La condizione economica del proprietario della cassetta di sicurezza
    • Il costo annuale della cassetta
    • Eventuali fatture e testimonianze dei beni trafugati
    • Testimoni del cliente a conoscenza del contenuto della cassetta prima del furto
    • La lista dei beni trafugati presentata appena accertata la manomissione
    • La certa e comprovata moralità del cassettista (insomma, non dovete avere precedenti penali)
    • Valore massimo del contenuto stabilito in fase contrattuale
    • Per quanto l'argomento sia dibattuto, giuridicamente parlando, ormai è pratica abbastanza comune per le banche di stabilire in fase contrattuale un valore massimo dei beni conservati nella cassetta di sicurezza, oltre il quale non si può chiedere un risarcimento. Attenzione quindi alle postille presenti nei contratti e che esentano la banca da responsabilità risarcitorie oltre una certa soglia.

Assicurazione

Ormai è pratica piuttosto comune da parte delle banche, in fase contrattuale, obbligare ad una polizza assicurativa sui beni contenuti all'interno di una cassetta di sicurezza. In genere nei contratti di tipo comune viene garantita una sogli standard di valore, che può variare da istituto ad istituto, ma naturalmente si può decidere di incrementare il valore della copertura assicurativa, a fronte naturalmente di un premio più elevato.

Quanto costa una cassetta di sicurezza

In genere i costi per una cassetta di sicurezza in banca non sono elevatissimi in quanto questo tipo di servizio, per un istituto bancario, non ha un valore importante dal punto di vista del ritorno economico. Si tratta per lo più di un modo per finalizzare il cliente, per offrirgli un'opzione aggiuntiva. In alcuni casi questo servizio viene riservato solo ai clienti migliori, ma non è certo una regola fissa. Comunque il costo dipende soprattutto dalla dimensione della cassetta di sicurezza e dalla politica commerciale dell'istituto di credito. Di solito il costo di una cassetta di sicurezza va dai 50/60 ai 1.000 euro annui, ma se un cliente è importante per una banca, quindi se è in possesso di un patrimonio ingente, può anche ricevere dall'istituto di credito la possibilità di utilizzarla gratuitamente. Vediamo quanto costa una cassetta di sicurezza in banca nei principali istituti bancari italiani, con la premessa però che i costi possono variare di anno in anno ed anche prevedere servizi aggiuntivi o pacchetti tutto compreso. Il prezzo viene stabilito in base alla cubatura della cassetta di sicurezza, vale a dire la capienza, quindi a seconda della grandezza il costo varia e di molto.

  • UniCredit
  • Come molti altri istituti bancari anche UniCredit richiede l'apertura di un conto corrente per poter usufruire del servizio cassetta di sicurezza. In particolare, è previsto il servizio con il conto "Genius First", offerto con un pacchetto completo di prodotti anche per investimento, come per esempio un deposito titoli, due Bancomat e due carte di credito, oltre ad altri prodotti finanziari inclusi nel pacchetto. È inclusa anche una cassetta di sicurezza standard, che prevede la possibilità di conservare qualunque bene, ma a condizione di avvisare UniCredit nel caso in cui ci siano cambiamenti nel contenuto della cassetta stessa. Insomma, se si aggiunge un bene o lo si ritira dalla cassetta di sicurezza, bisogna informare la banca dell'operazione effettuata. Le dimensioni variano da un'altezza di 60 mm ad una di 900 mm e quindi le cassette di sicurezza offerte da UniCredit con il conto Genius First permettono di conservare oggetti di piccole o medie dimensioni. Se si ha bisogno di mettere al sicuro beni più grandi, per esempio un quadro o altro di dimensioni maggiori, è necessario accedere ad una soluzione più evoluta e quindi anche più costosa. Per beni preziosi come oro, diamanti, orologi, titoli e così via, la soluzione base proposta da UniCredit è più che valida. Il pacchetto Genius First prevede un canone mensile di 14 euro, che naturalmente comprende anche il costo della cassetta di sicurezza Unicredit. Nel caso in cui il patrimonio in giacenza nel conto superi la cifra di 75.000 euro il canone viene azzerato. Oltre all'apertura del conto Genius First esistono altre alternative per noleggiare una cassetta di sicurezza custodita nei caveau di UniCredit e che prevedono un canone specifico. In questo caso il costo annuale per l'affitto di una cassetta di sicurezza in UniCredit è di circa 4,30 euro al litro, con un'assicurazione di 26.000 euro compresa nel prezzo. Alla fine il costo annuale chiesto da UniCredit per avere una cassetta di sicurezza è di circa 75 euro.

  • Intesa San Paolo
  • In questo caso il costo annuale è leggermente minore, vale a dire 4 euro al litro, ma anche il valore assicurato è più basso: 10.000 euro.

  • Banca BNL
  • Il costo al litro è di 4,13 euro, con un'assicurazione di 10.329 euro, quindi una proposta vicina a quella di Intesa San Paolo.

  • Ubi Banca
  • Tra le più economiche. L'affitto di una cassetta di sicurezza costa 3 euro al litro, con un capitale assicurato di 15.500 euro.

  • Monte dei Paschi
  • MPS propone diverse soluzioni. Una cassetta di categoria 1, la più piccola (15 decimetri cubici), costa 54,20 euro all'anno, con un massimale di copertura assicurativa di 25.000 euro. È possibile fare il contratto anche per una locazione semestrale, in questo caso il canone però non sarà della metà rispetto a quello annuale, ma i 2/3. Per una cassetta di sicurezza di categoria 8, quindi oltre i 250 decimetri cubi, il costo del canone è di 1.549,35 euro all'anno. Si possono affittare anche armadi blindati, con prezzi che vanno da 227,24 a 748,86 euro all'anno.

  • Fineco
  • In effetti Fineco non offre il servizio cassetta di sicurezza, anche se è possibile, nella sostanza, mettersi in una sorta di lista d'attesa in Unicredit, se si è cliente Fineco, e aspettare se si libera una cassetta di sicurezza. Prendete questa cosa però con le dovute precauzioni, visto che solo alcune filiali Unicredit offrono questo servizio ai clienti Fineco.

  • Poste italiane
  • Se vi diciamo che trovare informazioni al riguardo è praticamente impossibile ci credete? Anche recandosi presso un ufficio postale per chiedere se si può affittare una cassetta di sicurezza non si ottiene niente di particolare. L'impressione è che poche filiali offrano questo servizio, mentre la maggior parte permette di richiedere solo la normale cassetta privata per la giacenza della posta, che certo non è idonea a conservare oggetti preziosi o contanti. Quindi per quanto riguarda il costo di una cassetta di sicurezza in posta, ci dispiace ma non possiamo darvi informazioni.

  • Cassetta di sicurezza in Svizzera
  • Ovviamente tutte le banche svizzere offrono il servizio cassetta di sicurezza, a condizione naturalmente di aprire un conto bancario, dimenticatevi la possibilità di poterlo fare senza un conto bancario. Rispetto al passato però non aspettatevi l'anonimato promesso in passato. Ne abbiamo parlato abbondantemente nell'articolo sulla fine del segreto bancario, dove abbiamo affrontato anche il discorso Svizzera e San Marino. La lotta all'evasione fiscale si è fatta dura, aprire una cassetta di sicurezza in Svizzera, per esempio a Lugano, patria di tanti italiani che sfuggono al fisco nazionale, non offre più la stessa garanzia di anonimato che offriva in passato.

Apertura forzata della cassetta di sicurezza

Ne parleremo anche più avanti quando affronteremo il discorso controlli fiscali e Agenzia delle Entrate, evasione fiscale e così via, ma intanto vediamo quali sono le condizioni più importanti che possono portare all'apertura forzata della cassetta di sicurezza. Le norme e le leggi al riguardo, lo diciamo subito, sono molto complesse e articolate. Spesso la decisione sull'apertura forzata di una cassetta di sicurezza in banca viene affidata al libero arbitrio del singolo tribunale, entro certi limiti naturalmente, in quanto la giurisprudenza al riguardo è a dir poco tortuosa e anche delicata ovviamente.

  • Contratto scaduto
  • Se il contratto in essere tra cassettista e banca risulta scaduto da almeno 6 mesi senza che il primo abbia restituito la chiave di sua compentenza, l'istituto può chiedere al Tribunale l'apertura forzata della cassetta di sicurezza, a condizione che abbia precedentemente provveduto all'invio di una raccomandata con avviso di ricevimento al cliente.

  • Eventuali pericoli
  • La stessa procedura può essere avviata nel caso in cui la banca sospetti che il contenuto della cassetta di sicurezza possa costituire un pericolo di qualsiasi genere agli altri utenti del servizio. Oltre al pericolo viene considerato anche l'eventuale danno, pregiudizio o disturbo.

  • Ritardato o mancato pagamento del canone
  • Esattamente come nei due casi precedenti, l'apertura forzata della cassetta di sicurezza deve avvenire alla presenza di un notaio e secondo le modalità indicate dal Tribunale. Lo stesso decide come devono essere conservati i beni e se possono essere venduti per rimborsare la banca dei costi sostenuti. Insomma, se i beni conservati nella cassetta di sicurezza possono essere pignorati, nella sostanza. Vediamo altri casi in cui è possibile procedere all'apertura forzata della cassetta di sicurezza in banca.

  • Morte dell'utente e impossibilità di trovare la chiave
  • In questo caso la banca può consentire l'apertura forzata della cassetta di sicurezza solo in presenza di un accordo tra tutti gli aventi diritto o comunque secondo le modalità previste dall'autorità giudiziaria. Nel caso in cui ci siano cointestari del contratto in essere tra il soggetto deceduto e la banca la cosa si complica moltissimo ed è meglio rivolgersi ad un avvocato per capire come muoversi. Un altro aspetto controverso e complesso è quello della titolarità dei beni contenuti nella cassetta di sicurezza del soggetto deceduto, ancora di più se ci sono dei cointestari. In genere l'argomento "successione" è molto problematico, soprattutto nel momento in cui sono presenti vari eredi nel testamento.

  • Fallimento del cassettista
  • Solo dopo il subentro del curatore fallimentare, che acquisisce tutti i diritti e gli obblighi del cassettista. I tempi di intervento del curatore sono uno degli argomenti più dibattuti in giurisprudenza e dipendono molto da tutta una serie di variabili difficilmente sintetizzabili.

  • Esecuzione forzata sul contratto della cassetta
  • Anche da questo punto di vista le cose sono parecchio complesse. La giurisprudenza considera certamente legittimo il sequestro e l'espropriazione del contenuto di una cassetta di sicurezza, ma non esiste una normativa unanime riguardo alla forma più idonea del procedimento esecutivo. Le due soluzioni possibili sono quelle del pignoramento diretto o di quello detto "presso terzi".

  • Rifiuto di un eventuale cointestario della cassetta di collaborare all'apertura della stessa
  • Diritto di una terza parte di recuperare cose di sua proprietà
  • Sequestro da parte del giudice penale

Senza conto corrente e alternative

Una delle domande più frequenti è se si può affittare una cassetta di sicurezza senza conto corrente. Se fino a qualche tempo fa la cosa non era fattibile, negli ultimi anni alcune banche la rendono possibile. Va detto però che la cosa potrebbe non essere conveniente, anche perché in genere gli istituti di credito applicano una politica dei costi legata al possesso di un conto corrente e quindi tanto vale aprirne uno, oppure rivolgersi alla propria banca direttamente, approfittando di uno dei pacchetti a costo limitato, ma che in genere prevedono di pagare poi le operazioni allo sportello. Comunque è possibile, in alcuni casi, affittare una cassetta di sicurezza senza conto corrente bancario. Esistono anche delle alternative, vale a dire aziende, in genere istituti di vigilanza, ma non solo, che offrono il servizio di custodia valori, quindi la possibilità di affittare una cassetta di sicurezza senza conto corrente bancario. Attenzione a chi vi rivolgete, però. Un conto è una banca, un altro è un'azienda privata, nella sostanza. Le tutele sono certamente minori, così come il grado di sicurezza. Visti i costi piuttosto limitati, se non si hanno particolari esigenze, meglio aprire un conto e affittare una cassetta si sicurezza in banca.

Cassette di sicurezza e controlli fiscali

Il rapporto tra chi possiede un deposito e il fisco è soggetto ad una serie di normative, ma anche a variazioni nel tempo legate alle esigenze dello Stato, soprattuto a livello di risorse, naturalmente. Ma la domanda che uno si fa è la seguente: ma l'Agenzia delle Entrate sa che io ho stipulato il contratto per una cassetta di sicurezza? E da questo punto di vista mi viene garantito l'anonimato agli occhi del fisco? E può controllare quello che c'è dentro? In pratica, l'Agenzia delle Entrate può ordinare l'apertura forzata della mia cassetta di sicurezza in banca in caso di controlli fiscali? La risposta è: si! L'Agenzia delle Entrate sa che voi avete una cassetta di sicurezza in banca e può fare controlli fiscali, quindi la cosa non si può considerare completamente sicura dal punto di vista di chi vuole nascondere i propri beni e averi allo Stato. Insomma, se fino a qualche tempo fa una soluzione di questo genere garantiva di essere anonimi agli occhi del fisco, oggi non è più così.

Normativa antiriciclaggio

L'Agenzia delle Entrate conosce chi possiede una cassetta di sicurezza in banca grazie alle normative in materia di antiriciclaggio. Insomma, il fisco ha avviato tempo fa un vero e proprio censimento di coloro che aderiscono a servizi che permettono di depositare denaro contante, beni preziosi, titoli e così via. Tutto questo grazie al provvedimento emesso nel 2013 dalla Banca d'Italia che obbliga gli istituti bancari a rilasciare alle autorità fiscali tutte le informazioni necessarie, in quanto si tratta di un rapporto continuativo, tutto questo con il fine di combattere il riciclaggio del denaro sporco e naturalmente l'evasione fiscale.

Non si è completamente al sicuro dal fisco

Nella sostanza l'amministrazione finanziaria ha un elenco di tutti coloro che possiedono una cassetta di sicurezza in banca e se a questo sommiamo le regole della Voluntary Disclosure 2, otteniamo che teoricamente l'Agenzia delle Entrate potrebbe avviare un riscontro su chi ha fatto la Voluntary Disclosure 1 e lo scudo fiscale. Anche perché lo Stato sa che questo tipo di depositi posseduti dagli italiani sono pieni, soprattutto a causa del rischio bail-in che preoccupa chi ha più di 100.000 euro sul proprio conto. In questo caso infatti il correntista rischierebbe di perdere soldi nel caso di fallimento della banca, quindi tanti italiani preferiscono tenere soldi in contanti al sicuro in una cassetta di sicurezza. Naturalmente, nel momento in cui redditometro e Serpico individuano qualcosa che non va partono subito i controlli fiscali e questi riguardano anche eventuali depositi di cui si è in possesso. Più avanti parleremo degli strumenti che il Fisco e l'Angenzia delle Entrate hanno messo in atto per individuare gli evasori fiscali, come appunto Serpico e il redditometro. Le nuove normative stabiliscono quindi che, una volta ottenuto il permesso, le autorità possano controllarne il contenuto e a questo punto l'apertura forzata della cassetta di sicurezza da parte dell'Agenzia delle Entrate diventa praticamente una certezza.

Voluntary Disclosure 2 e tassazione beni

Ricordiamo che con la Voluntary Disclosure 2 vengono tassati anche denaro contante e valori conservati in un deposito qualsiasi con un meccanismo che prevede 2 aliquote: una del 15% applicata ai prelievi (per prelievo si intende quello che è stato preso dal conto e sistemato in una cassetta), un'altra del 35% invece viene applicata agli apporti, vale a dire i soldi in contanti portati nella cassetta di sicurezza direttamente, classica operazione da evasione fiscale o riciclaggio di denaro sporco, come sa benissimo lo Stato e di conseguenza l'Agenzia delle Entrate.

Vantaggi di una cassetta di sicurezza in banca

Le ragioni per cui si sceglie una soluzione di questo tipo per il deposito di contanti, beni o documenti che siano possono essere le più diverse. Vediamo chi e perchè decide di affidare i propri averi a una cassetta di sicurezza in banca e se questa soluzione si può considerare funzionale ad una maggiore protezione dei propri beni, naturalmente anche facendo considerazioni sul rapporto costo benefici.

  • Deposito di oro da investimento e simili
  • Come abbiamo visto in numerosi articoli, diventa sempre più comune anche per il piccolo risparmiatore l'investimento in oro, diamanti, materie prime o beni rifugio in generale. Oggi sono disponibili numerosi strumenti finanziari per effettuare questo tipo di investimenti che svincolano dalla gestione fisica di lingotti, monete e così via. C'è sempre però chi preferisce l'oro fisico, così come per i diamanti, ma in questo caso si pone il problema della gestione fisica del proprio investimento e anche dei costi da sostenere così come, diciamo la verità, in molti casi anche l'esigenza di sfuggire ai controlli fiscali dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza. Esistono servizi appositi che gestiscono i lingotti per conto dell'investitore, ma nel caso in cui si decida di fare da soli e non si voglia correre il rischio di conservare i lingotti o altri beni preziosi in una cassaforte presso la propria abitazione, la soluzione della cassetta di sicurezza nel caveau di una banca funziona ed è certamente quella più appropriata e sicura.

  • Sfuggire al fisco
  • In un paese come il nostro, dove l'evasione fiscale la fa da padrone, sono tanti quelli che vogliono nascondere i loro averi al fisco, soprattutto denaro contante, ed evitare il più possibile i controlli fiscali. L'attività dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza si è fatta sempre più importante e decisa, anche perché la situazione economica italiana non permette più di soprassedere ad un problema che in definitiva poi ricade sulle spalle di tutti quelli che le tasse le devono pagare per forza o decidono comunque di farlo, come i lavoratori dipendenti e tanti proprietari di attività d'impresa. Tra gli strumenti messi in piedi dallo Stato italiano per contrastare l'evasione fiscale e facilitare i controlli sono soprattutto due quelli che preoccupano di più gli evasori. Il primo è il redditometro, un enorme database che traccia il nostro stile di vita, in particolare il potere di spesa ovviamente, grazie ad una gigantesca banca dati dove finiscono tutte le nostre spese. Il secondo strumento a disposizione dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza è Serpico, un super cervellone, un mega computer nella sostanza, che accede ai nostri conti bancari e fa tutte le valutazioni del caso tra quanto dichiariamo al fisco e quanto effettivamente abbiamo a disposizione. Non a caso Serpico è stato definito anche come una sorta di gigantesca anagrafe tributaria, un sistema automatico di controllo fiscale a cui è difficile che sfugga qualcosa. Ovviamente chi evade non vuole lasciare tracce bancarie, non deposita i propri averi in contanti, ma tende ad investirli in beni fisici e l'oro è naturalmente quello più comune. Anche per evitare controlli fiscali della Guardia di Finanza, oltre che per il rischio di furti, la soluzione più comune per mettere al sicuro i propri beni è quella della cassetta di sicurezza in banca, che però non può essere considerata completamente anonima, funziona fino ad un certo punto e un costo bene o male ce l'ha. Il fisco infatti si è fatto più furbo rispetto agli anni passati e di questo bisogna tener conto.

  • Criminalità
  • Non sono pochi coloro, soprattutto appartenenti alla criminalità organizzata, che non possono permettersi il lusso di risultare proprietari di beni di lusso o grosse quantità di denaro contante. Anche questi soggetti utilizzano depositi più o meno anonimi per i loro beni, in modo da sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine. Naturalmente esistono norme antiriciclaggio pensate proprio allo scopo, ma come abbiamo detto precedentemente uno dei vantaggi delle cassette di sicurezza è proprio quello di garantire una buona dose di anonimato e di privacy, anche se non certo come in passato ormai. Comunque da questo punto di vista funzionano, quindi alle varie normative in materia con questo strumento si riesce a sfuggire con una relativa facilità, ma anche in questo caso vale quello che abbiamo detto precedentemente riguardo le nuove normative antiriciclaggio e contro l'evasione fiscale: L'apertura forzata della cassetta di sicurezza in banca oggi è molto più possibile che in passato e gli istituti bancari sono tenuti a dichiarare al fisco e all'Agenzia delle Entrate tutti i passaggi sospetti, mentre fino a qualche anno fa il segreto bancario era una sorta di muro invalicabile.

  • Deposito di beni preziosi
  • Chi possiede gioielli o altri beni preziosi può sentire il bisogno di garantirsi depositandoli in una cassetta di sicurezza in banca, certo una soluzione molto meno rischiosa che quella di tenere tutto in una cassaforte nella propria abitazione. In questo caso comunque vanno fatte alcune considerazioni sulla convenienza o meno di una soluzione di questo tipo, comunque utilizzata da molti. Quando si deposita qualcosa si stipula in genere anche un contratto di assicurazione contro i furti, contratto che prevede dei massimali sulla base del costo della polizza. Se i beni sono particolarmente preziosi, il costo della copertura assicurativa può raggiungere cifre ragguardevoli, come è ovvio.

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